LA SICUREZZA DEGLI IMPIANTI

Non sembri fuori tema, date le caratteristiche della nostra rivista, il parlare di sicurezza. Anche nei diversi comparti delle telecomunicazioni (ambienti, apparecchiature, realizzazioni di rete ecc.), la sicurezza e la conformità degli impianti riveste rilevante importanza per cui le notizie che sono contenute nel servizio e redatte da un esperto del settore, potranno risultare preziose anche per i nostri lettori.

Una premessa è d'obbligo. In Italia non si fa che parlare di sicurezza; molti se ne occupano o manifestano l'intenzione di occuparsene. Non è ancora ben chiaro se si tratti di un interesse dettato dalla possibilità di fruire di un nuovo filone di lavoro (studi, lavori di adeguamento degli ambienti di lavoro, ecc.), o se invece si tratti di una più moderna cultura aderente ad una nuova, spiccata sensibilità verso i problemi umani e sociali, strettamente collegati ai modi e al mondo del lavoro.

Peraltro il Legislatore sembra essersi ispirato al secondo concetto della premessa pervenendo, sia pure dopo grandi traversie e superando numerosi ostacoli, al termine del suo lavoro. Infatti il decreto legislativo 626/1994 è stato aggiornato e puntualizzato con l'approvazione del decreto legislativo del Consiglio dei Ministri n. 242/96: "Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 Settembre 1994, n. 626, recante attuazione di direttive comunitarie riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro".

Il decreto, tuttavia, non sostituisce analoghe leggi in materia, ma si innesta su normative preesistenti (creando a volte qualche dubbio) basate principalmente sul D.P.R. 27 Aprile 1995 , n. 547, sulla prevenzione infortuni, e D.P.R. 19 Marzo 1956 n. 303, sull'igiene del lavoro.

La nuova legge deve farsi risalire alla direttiva quadro n. 899/391/CEE del Consiglio del 12 Giugno 1989, la cui filosofia è ispirata alla prevenzione soggettiva dei prestatori di lavoro subordinato.

In altre parole lo scopo primario del provvedimento consiste nell'assicurare una più elevata protezione dei lavoratori non soltanto attraverso misure di prevenzione e di bonifica dei rischi, ma soprattutto fornendo gli strumenti necessari all'acquisizione della cultura della sicurezza mediante la formazione continua, la consultazione, l'informazione.

Il soggetto principale rimane il datore di lavoro che organizza l'impresa ed è dotato dei poteri decisionali e di spesa. Egli è quindi il responsabile anche della tutela della integrità fisica dei prestatori di lavoro.

In coerenza, sono di competenza del datore di lavoro gli adempimenti più rilevanti, ossia: la valutazione dei rischi; la elaborazione del piano di sicurezza; la designazione del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.

La mappa viene completata dalla designazione di almeno altre due figure e cioè: la nomina del medico competente nei casi in cui i lavoratori sono soggetti al controllo sanitario; la designazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.

Da tali fattori, le cui funzioni sono appena accennate per ragioni di brevità, scaturiscono compiti di adeguamento degli ambienti di lavoro, di organizzazione, di attuazione delle misure di sicurezza, di informazione, di descrizione degli impianti e dei processi produttivi nonchè di comunicazione agli organi di vigilanza.

Essi sono tesi a rimuovere barriere culturali, quali: la scarsa disponibilità finanziaria messa a disposizione; la tendenza a liquidare la questione con un qualche incremento nell'acquisto dei mezzi di protezione individuale; l'incrostazione culturale, nel settore, poco incline a quelle forme di autotutela della propria salute e della propria sicurezza acquisibile solo a prezzo di una mentalità più aperta alla formazione.

In sostanza è bene tenere in evidenza ciò che la Commissione della Unione Europea ha più volte espresso.


Sono stati forniti a tutti gli Stati membri, insieme alle direttive che regolano la produzione, gli strumenti giuridici necessari al miglioramento delle condizioni di lavoro, in modo tale che l'abbattimento delle frontiere, con la libera circolazione delle persone, merci e servizi non favorisca anche la libera circolazione dei rischi.

Servirebbe, però, a ben poco disporre di abbondanza di leggi se non si riuscisse a convincere il mondo del lavoro e la pubblica opinione della necessità di cambiare comportamenti inadeguati, ormai, a raccogliere questa grande sfida che ha, come obbiettivo, nobile moralmente ed utile economicamente, quello di rendere massima la sicurezza del lavoro.

In tale contesto pare opportuna una rivisitazione pratica dei principali requisiti di legge richiesti per la realizzazione di impianti elettrici, elettronici, radiotelevisivi.

I punti focali da tener presente sono: il certificato di riconoscimento; la progettazione degli impianti; la dichiarazione di conformità; le verifiche e le sanzioni.

Il certificato di riconoscimento: significa evitare, soprattutto, che gli impianti vengano eseguiti da installatori non regolarmente iscritti come imprese, senza competenze tecniche accertate e riconosciute e quindi difficilmente identificabili in caso di incidenti.

La progettazione degli impianti: gli impianti debbono essere progettati a regola d'arte e redatti da professionisti abilitati nell'ambito delle relative competenze tecniche. L'obbligatorietà delle progettazioni rimane comunque a carico dell'installatore.

La dichiarazione di conformità: costituisce l'elemento più qualificante della legge, perché: identifica l'esecutore dell'impianto; impedisce che siano fatte manomissioni non rilevabili; responsabilizza l'imprenditore; impedisce l'attività di operatori abusivi; permette un controllo dell'operato dell'installatore.

Per le relative verifiche la legge prevede che siano demandate ai comuni, alle UUSSLL, ai Vigili del Fuoco e all'ISPESL.

Un punto particolarmente importante è rappresentato dalle sanzioni la cui parte più efficace non è tanto quella pecuniaria, quanto la sospensione dell'attività dei progettisti e delle imprese che dovessero violare le norme relative alla sicurezza degli impianti.

La normativa relativa la sicurezza è certamente ponderosa.

Tra D.P.R., D.M., Circolari Ministeriali e via dicendo numerose sono le norme a cui fare riferimento. Tutta la materia ruota peraltro attorno al pilastro di sostegno consistente nella legge n. 46/1990 "Norma per la sicurezza degli impianti".

Rimane il problema dell'osservanza generale delle norme per cui l'esigenza di fruire dell'opera di tecnici particolarmente versati in materia può rivelarsi più che necessaria.

emme.a.

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