ESSERE IN REGOLA

SIAMO SICURI ?

O CONVIENE PENSARCI PER TEMPO ?

Un collegamento in ponte radio privato non è composto solo da apparecchiature ricetrasmittenti, postazioni di ripetizione, software di sistema e di quanto, in generale, ne permette l'utilizzo e la rispondenza alle singole esigenze. 
Nel contesto più generale, grande parte hanno le necessarie autorizzazioni, concessioni, permessi. In altri termini tutto quell'insieme di indispensabili "documenti" che consentono di esercire un impianto in ponte radio in regola con la legge e, quindi, non incorrere in sanzioni che possono risultare anche molto pesanti.
Succede sovente che un concessionario, ottenuta la sospirata "concessione" si preoccupi di corrispondere puntualmente allo Stato il relativo canone ma di fronte all'urgenza provveda ad acquistare apparecchiature, ancorchè regolarmente omologate, e le immetta in rete incurante di verificare se quel tipo è tra quelli indicati nella scheda tecnica della concessione e se, in totale, il numero delle apparecchiature in essa riportate non venga illegittimamente aumentato.
Se poi un'apparecchiatura contenuta nella concessione viene meno ai propri compiti (si guasta, viene smarrita ecc.), è facile che venga sostituita con un'altra di marca diversa, in tutta buona fede, oppure nel sistema ne venga aggiunta "qualcun'altra" perché il numero di quelle concesse si rivela insufficiente.
A prima vista paiono peccati veniali. In realtà non è così.
Utilizzare un'apparecchiatura non contemplata nella concessione può essere equiparato al reato di utilizzare apparecchiature senza avere avuta la concessione o autorizzazione e perciò sanzionabile ai sensi dell'art. 195 del Codice Postale così come è stato modificato dalla l. 223/90.
Questa circostanza, assai più diffusa di quanto sia dato presumere, è balzata all'attenzione dei concessionari a seguito di una questione che a tutta prima appariva banale.
Il Ministero delle Comunicazioni ha ricordato come sia obbligatorio ai sensi dell'art. 318 del DPR 156/73 (Codice Postale) "che presso ogni stazione radioelettrica di cui sia stato concesso l'esercizio deve essere conservata l'apposita licenza rilasciata dall'Amministrazione delle poste e telecomunicazioni ...". A tale proposito ha inviato ai concessionari (specie in occasione della scadenza della concessione ed ai fini di ottenere il rinnovo), una lettera-invito con la quale richiede che il concessionario si rechi presso le strutture regionali del Ministero, consegni tante marche da bollo quante sono le apparecchiature previste nella concessione che serviranno, appunto, al rilascio dell'obbligatoria licenza di stazione.
E qui le anomalie sono emerse in tutta la loro ampiezza.
Vediamo perché.
I. Il Ministero rilascia le licenze di stazione (una per apparecchiatura - ripetitore, stazione di base, portatile ecc,.) - destinandole (compilandole) esplicitamente per le apparecchiature che risultano in concessione: a tal fine il Concessionario deve infatti fornire un elenco di tutte le apparecchiature utilizzate (marca, modello, numero di matricola), dati che verranno indicati su ogni singola licenza di stazione.
2. L'elenco, che il concessionario non ha difficoltà nel compilare, deve però corrispondere al numero, marca, modello delle apparecchiature "concesse" . Delle due l'una: tutto corrisponde allora il Ministero rilascia il documento, oppure non corrisponde ed allora il Ministero non può rilasciare la licenza di stazione ad apparecchiature non in concessione o in numero superiore a quelle indicate e per le quali si paga il canone annuale.
3. Senza licenza di stazione, che deve accompagnare sempre la stazione ricetrasmittente, il concessionario rischia le sanzioni per aver utilizzato, appunto, una stazione in violazione del 318 (licenza di stazione) e, peggio, non


"concessa". Il tutto se ciò non consenta di ravvisare un altro reato che è quello di non aver corrisposto il canone annuale nel caso di stazioni in numero superiore a quelle previste in concessione.
Qualcuno può obiettare che i controlli sono scarsi e che il rinnovo della concessione non è a breve.
Tale "sicurezza" non è poi così assoluta anche alla luce del riassetto del Ministero delle Comunicazioni che si avvale di specifiche strutture territoriali.
Si deve poi tener presente che il D.M. 349/98 "Regolamento recante norme concernenti le regole tecniche per l'omologazione degli apparati monocanali per il servizio fisso e mobile terrestre ad uso privato" dispone, al suo articolo 5, che "a partire dal 1° dicembre 2006 devono essere utilizzati soltanto apparati omologati ai sensi del presente decreto...." e, al punto 2.1, delle norme tecniche allegate al decreto, "passo di canalizzazione" - "Il passo di canalizzazione ammesso è il seguente: apparati operanti della banda VHF: 12,5 kHz": uguale disposizione è prevista anche per gli apparati operanti nella banda UHF.
Il decreto non a caso specifica che dal 1° dicembre 2006 debbono essere "utilizzati" soltanto apparati a 12,5 kHz, il che sta a significare che le sostituzioni delle apparecchiature a 25 kHz con altre a 12,5 (a norme ETSI) deve essere richiesta ben prima di tale data. Ciò in considerazione che ogni variazione all'impianto recato in concessione deve essere preventivamente assentita dal Ministero.
Infine è opportuno sottolineare che il DPR del 19 settembre 1997 n. 318 "Regolamento per l'attuazione di direttive comunitarie nel settore delle telecomunicazioni", all'art. 21, p. 3, introduce il concetto della sostituzione della concessione con quello dell'autorizzazione. Infatti precisa "Sono subordinati ad autorizzazione generale ovvero a licenza individuale, secondo le disposizioni del presente regolamento, l'installazione di infrastrutture e l'esercizio di servizi di telecomunicazioni ad uso provato alle seguenti partizioni del libro quarto del codice postale: titoli primo, capo quarto (concessioni ad uso privato n.d.r.), titolo terzo, capo secondo (concessioni ad uso privato - telefoniche - n.d.r.),: titolo quarto, capo secondo (concessione di stazioni radioelettriche ad uso privato n.d.r.)" e, al punto 4, "Le concessioni e le autorizzazioni ad uso privato sono adeguate in sede di rinnovo, ovvero, in ogni tempo, su iniziativa dell'Autorità: come dire che i tempi della necessitata regolarizzazione degli atti concessori non sono poi così lunghi come una frettolosa lettura delle disposizioni potrebbe lasciare intendere.
Se poi all'esigenza di "regolarizzare" gli atti (per numero, tipologia, struttura), della rete esercita vengono a sommarsi le opportunità di introdurre nel collegamento diverse e superiori prestazioni (identificazione, messaggi pre-codificati, localizzazione tramite GPS ecc.), ben si comprende come l'occasione non debba essere lasciata perdere.
In ultimo una precisazione non inutile.
E' scaduta il 1° dicembre 1997 la possibilità di regolarizzare la concessione richiedendo di comprendere apparecchiature omologate in base al D.M. 17 novembre 1981.
Un concessionario, quindi, che volesse "aggiungere" altre apparecchiature uguali a quelle precisate nella concessione, non può più richiederlo; lo stesso vale per "sostituire" apparecchiature indicate in concessione con altre omologate sulla base del citato D.M. 17/11/1981.
Tutte le modifiche e/o sostituzioni possono essere richieste "solo" tramite l'istanza di inserimento di apparecchiature omologate a norme ETSI (D.M. 12 giugno 1998, n. 349).
L'alternativa è quella di rimanere "fuori legge", per numero e/o tipologia di apparecchiature utilizzate, con tutti i pericoli che abbiamo cercato di spiegare.
Forse (noi diciamo senza forse), è meglio pensarci per tempo.

                                                                                                                                                                     mgc

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