RETI DI RADIOCOMUNICAZIONE

A DIFESA DEL VERDE

Nel corso dei lavori del 2° colloquio internazionale "Un progetto europeo per la foresta di montagna" di Trento, il tema dell'importanza delle rete di radiocomunicazione a difesa e tutela del patrimonio boschivo, ha formato oggetto di una relazione tenuta dal nostro Direttore.
La riportiamo di seguito anche in ragione dell'interesse e del consenso che ha riscosso.

Non è una novità rilevare come il fenomeno degli incendi boschivi abbia raggiunto dimensioni ecologico-geografiche ed economiche di enorme rilievo.

E' noto come negli ultimi cinque anni una regione grande quanto la Liguria (540.000 ettari pari al 2% del territorio nazionale), sia andata letteralmente "in fumo" a causa degli incendi sviluppatisi nel nostro Paese: un flagello che comporta un costo annuo di circa 1.000 miliardi e infligge danni ecologici difficilmente riparabili.

Nel 1993, anno definito a ragione "terribile", sono stati 203.143 gli ettari bruciati. Nei primi sei mesi di quest'anno ci si era illusi che il 1998 non sarebbe stato così disastroso. Quello che è successo a partire dallo scorso luglio lascia però ben poche speranze: il 1998 segnerà altri record negativi a sfavore dell'uomo e della sua colpevole incuria. I tradizionali strumenti di prevenzione si sono dimostrati, nella grande generalità, inefficaci, mentre quelli relativi alla tempestività degli interventi sono ancora palesemente insufficienti.

Altrettanto è noto come sia possibile "aggredire" tempestivamente il fenomeno limitandone al massimo gli effetti dannosi, fruendo di una conoscenza gestibile dei fattori relativi al clima (al suolo ed in quota), alla morfologia, idrogeologia, uso del suolo e sua urbanizzazione; ciò unitamente alla valutazione gestibile del rischio degli incendi e dell'accessibilità dei siti oltre al disporre di un'organizzazione capace di realizzare in tempo reale le fasi di avvistamento-comunicazione e definizione parametrica dell'incendio.

Una siffatta organizzazione dovrebbe fondare la propria azione sulle conoscenze storiche (e continuamente aggiornabili) del territorio e degli eventi verificatisi, delle sue caratteristiche (uso, accessibilità, idrogeologia e punti d'acqua), dei suoi parametri storico-stagionali (pioggia, umidità, pressione atmosferica, direzione ed intensità dei venti) e quant'altro necessario per determinare - scientificamente e con attendibile previsione - che in un dato punto del territorio, in presenza di determinate situazioni ambientali-climatiche, nel caso di avvio di un fenomeno incendiario, il suo evolversi corrisponderà a tali attendibili previsioni.

Va da se che tali "carte del rischio" dovrebbero essere poste a disposizione delle forze in campo oltre a contenere tutte le informazioni utili (strade di arroccamento, sentieri di fuga o di attacco, riserve idriche, tipologia della vegetazione, caratteristiche geo-climatiche, ecc.), per agire per il miglior risultato.

Disponibilità tempestiva di supporti, informazioni, immagini e disposizioni che solo un'adeguata rete di comunicazioni può garantire.

La premessa è d'obbligo se si vuole considerare i fenomeni come gestibili in ogni fase: prevenzione, avvistamento, intervento.

Esistono al riguardo progetti che potrebbero essere immediatamente realizzati (la Tecmen srl ne ha presentato uno sin dal 1984), anche correlandoli con infrastrutture di avvistamento già operanti.

Il tema principale di quest'intervento, sia pur collocandosi al più vasto contesto enunciato, è peraltro limitato all'importanza delle infrastrutture di radiocomunicazione, rilevazione e coordinamento tra le forze impegnate sul campo.

LE RADIOCOMUNICAZIONI PROFESSIONALI

Affrontare il problema delle reti di radiocomunicazione professionale nel nostro Paese senza tenere in debito conto la "anomala" situazione giuridico-normativa italiana rispetto al resto dell'Europa, rischia di generare false prospettive e, quindi, sollevare polveroni inconcludenti.

Occorre quindi chiarire subito che mentre la tecnica non ha praticamente limiti per risolvere qualsiasi problema comunicativo o informativo (fonia, dati, immagini ecc), l'adozione delle risorse tecniche disponibili urta contro un'arretrata normativa e prassi burocratica che impedisce il più delle volte la soluzione ottimale del problema.

Per fare un banale esempio si osservi come non sia consentito, nel nostro Paese, sostituire in una rete radio operante in ponte radio privato, un'apparecchiatura radio ricetrasmittente con un'altra più efficiente, più moderna ed ugualmente "omologata", se prima il competente Ministero non ha ricevuto la richiesta di sostituzione, valutato la domanda ed autorizzato la sostituzione. Il tutto in un lasso di tempo valutabile, nella migliore delle ipotesi in alcuni mesi.

Se poi la modifica riguarda la "rete" (un ponte da spostare o da variare nel numero rispetto a quelli previsti nella concessione, una nuova frequenza da utilizzare ecc.), allora i tempi si allungano e l'unità di misura può esser quella degli anni.

In Italia esistono, praticamente, due soli sistemi di radiotelefonia:

- le radiocomunicazioni in ponte radio privato (regolamentate dal DPR 156/73 - cod. Postale - e succ. modificazioni);

- la radiotelefonia mobile: gestita da TIM, OMNITEL e, a breve, da WIND.

Al di fuori di quest'ambito, realizzare o utilizzare collegamenti tramite apparecchiature radioelettriche (con la sola eccezione di quelle usate dalle forze armate o dalla polizia di Stato), è "reato" punibile ai


sensi dell'art. 195 del DPR 156/73 così come modificato dalla l. 223/90 (c.d. legge Mammì).

Ben si capisce come la questione non sia solo formale.

Non è possibile pensare ad un'azione incisiva e tempestiva da parte delle forze impegnate nell'opera di salvaguardia dei boschi se esse non sono neppure in grado di coordinarsi o ricevere da una centrale adeguato supporto.

Dal momento dell'avvistamento di un focolaio d'incendio (realizzato automaticamente o con il tramite di specifiche segnalazioni), all'effettivo intervento delle squadre di spegnimento intercorrono spesso tempi troppo lunghi. Vuoi a causa della difficoltà di allertare ed impiegare le squadre in carenza di sistemi di comunicazione efficienti; vuoi per le oggettive difficoltà di coordinare le squadre in campo che sovente sono attestate su autonomi sistemi di ricetrasmissione incapaci di comunicare tra di loro.

Anche se corrisponde al vero rilevare che in alcune situazioni non esistono adeguati piani di coordinamento idonei a far convergere con immediatezza le diverse risorse sulla scorta di una effettiva conoscenza dell'evento, della sua portata e del suo evolversi, si deve sottolineare che solo una rete di comunicazione efficiente e affidabile lo può consentire.

Nell'efficienza ed affidabilità, anche nelle situazioni più disagiate, sta la grande differenza tra reti in ponte radio e sistemi telefonici mobili.

Intanto per la copertura territoriale.

Normalmente le situazioni che richiedono interventi sono relative a porzioni di territorio non servite dalla rete cellulare telefonica.

E, ove questa sia presente, non è pensata per situazioni di emergenza che comportano elevati volumi di traffico. Non è certo inusuale rilevare come le linee telefoniche vengano rapidamente "intasate" in presenza di notevoli incrementi di chiamate tipici delle situazioni di emergenza.

Una rete radio, viceversa, oltre a consentire comunicazioni assai più facili (la comunicazione radio, di norma, è rapida e concisa), permette l'instaurazione rapida delle chiamate che possono essere generali, di gruppo o dirette ad una specifica stazione ed ha la possibilità di far conoscere immediatamente una situazione a "tutte" le stazioni della rete senza dannose perdite di tempo.

Il tutto senza sottacere la grande differenza tra le apparecchiature usate: nelle reti radio le apparecchiature sono pensate per un utilizzo in situazioni di emergenza o di particolare difficoltà, mentre le apparecchiature telefoniche mal si prestano per un uso che non sia quello normalmente richiesto per le telefonate. Risulta infatti difficile pensare ad un operatore che mentre cerca di arginare le fiamme dirigendovi un getto d'acqua o apprestare un sentiero tagliafuoco, trovi la maniera di fare una telefonata.

In ultimo, ma non meno importante, è la possibilità dell'utilizzo della rete radio per il monitoraggio delle situazioni, per la ricetrasmissione di immagini o segnalazioni, per l'accessibilità dei siti di ripetizione e, ove se ne ravvisi la necessità, per l'utilizzo di ponti mobili in grado di sostituirsi tempestivamente ad uno eventualmente danneggiato dall'incendio o non in grado di coprire adeguatamente la zona interessata all'evento.

CHE TIPO DI RETE RADIO

Abbiamo in precedenza evidenziato come la situazione esistente in Italia dal punto di vista normativo, limiti la possibilità di realizzare reti radio quali sarebbe possibile attivare alla luce della tecnologia esistente in Europa.

Ciò non preclude d'altro canto la possibilità di affrontare il problema di una rete radio particolarmente indicata per le questioni qui dibattute anche facendo ricorso alle possibilità realizzative contemplate dall'attuale normativa.

Una rete radio funzionante in regime di concessione o, più correttamente, un rete in ponte radio privato deve innanzi tutto offrire garanzie di copertura territoriale adeguata, di semplicità di funzionamento, di accessibilità dei siti di ripetizione, di utilizzo di apparecchiature ricetrasmittenti di adeguata autonomia, di facilità d'uso e, non ultima, la possibilità di realizzare gruppi di lavoro anche autonomi ma, se del caso, riunibili sotto un'unica regia centralizzata.

L'adozione delle selettivazione delle chiamate, dell'uso di messaggi precodificati, dell'identificazione delle stazioni operanti e dell'uso multifunzione dei collegamenti (per l'invio di dati, messaggi o immagini) sono altrettanti tasselli che costituiscono un adeguato progetto di rete. Unita a ciò la possibilità di utilizzare la rete anche per acquisire segnalazioni generate da autonome postazioni installate sul territorio, compongono il quadro generale che deve essere posto alla base di ogni progetto.

Recenti disposizioni normative (D.M. 330 del 10 aprile 1995 o il "progettato" D.M. che introduce nel nostro Paese il PAMR) costituiscono altrettanti "segnali" di mutamento che, però, non hanno ancora trovato pratica applicazione.

In sintonia con ciò l'art. 1, comma 6, lett. a) della l. 249/97 che prevede l'assegnazione di frequenze radio alle organizzazioni di volontariato di protezione civile, non ha trovato ancora applicazione, in una situazione in cui il Governo ha ritenuto di proporre in data 27 marzo 1998 lo spostamento al 31 gennaio 1999 i termini dell'art. 3 della citata l. 249/97.

Alla luce di ciò non pare perciò fuori luogo sottolineare con forza nell'agenda dei lavoro di questo Colloquio Internazionale sul "Progetto Europeo per la foresta di Montagna" il problema delle reti di radiocomunicazione che dovrebbero essere collocate al primo posto tra le infrastrutture essenziali per la difesa del territorio e delle sue foreste.

IL FUTURO DELLE RETI

Un cenno è doveroso infine a quanto si muove in Europa in riferimento alle nuove tecnologie telecomunicative.


Ci riferiamo agli standard MPT 1327-1347 (come da DM 10/4/95 n. 330) e Tetra, che rappresentano la loro logica evoluzione.

Entrambi di tipo "non proprietario" consentono la convivenza e l'operatività in rete di apparati di produttori doversi.

In particolare, nel settore delle comunicazioni digitali, lo standard TETRA (TErrestrial Trunked RAdio), rappresenta il nuovo sistema di radiocomunicazione sviluppato in ambito europeo, nato proprio per rispondere alle esigenze di una rete utilizzata sul territorio in grado di fornire risposte adeguate a molteplici esigenze.

Consente infatti, tra l'altro, di gestire le frequenze in modo dinamico, trasparente per l'utilizzatore;

- instaurare chiamate in tempi ridottissimi, tipicamente inferiori a 300 ms;

- effettuare senza limiti chiamate di gruppo, dove chi parla viene ascoltato da tutti gli altri;

- effettuare chiamate ad altri utenti radio o ad utenti telefonici in "full-duplex" (parla-ascolta contemporaneo);

- fornire servizi specifici alle centrali operative, inclusa la possibilità di creare gruppi di utenti ad hoc (dinamici) per interventi particolari o imprevisti;

- gestire chiamate dirette tra utenti mobili senza coinvolgere l'infrastruttura di rete (direct mode), per ottimizzare la comunicazione di squadre impegnate in aree circoscritte.

La trasmissione dati, sempre più importante per inviare testi scritti, stati operativi, localizzazione, assegnazione di compiti o chiamate, per interrogare banche dati, per inviare in anticipo i risultati delle analisi fatte a bordo del mezzo di soccorso, è consentita da TETRA fino alla velocità di 28800 bps e con contemporaneità di voce e dati.

Vi sono inoltre altri vantaggi. I servizi che utilizzeranno TETRA potranno funzionare a velocità più elevate e in modo più affidabile rispetto alla trasmissione su portanti analogiche.

Lo standard definisce un sistema interamente digitale in grado di fornire una vasta gamma di servizi supplementari sia voce che dati. Le specifiche di esso sono state progettate per consentire l'interoperabilità di terminali radio di fornitori diversi su uno stesso sistema, nonché il collegamento di reti diverse, con utenti che possono spostarsi da una rete all'altra (roaming).

TETRA consente di creare sistemi che possono implementare una vasta gamma di servizi voce e dati con una serie completa di opzioni.

Lo standard supporta una vasta gamma di servizi supplementari. Ad esempio è possibile implementare servizi quali la deviazione di chiamata, classi di traffico, visualizzazione del numero chiamante e richiamata: servizi, come si nota, riservati sino ad oggi al solo servizio "telefonico", oltre a una serie di opzioni per servizi specifici del radio mobile.

Applicazioni di questo tipo sono sicuramente possibili anche sui sistemi attualmente in uso. Per cui è legittima la domanda: che cosa offre TETRA oltre ai servizi che già esistono?

La risposta principale è la velocità. Utilizzando TETRA è possibile ottenere una maggior velocità di trasmissione e, quindi, inviare un maggior numero di informazioni in un periodo di tempo più breve. Questo significa, ad esempio, che possono essere trasmessi messaggi più estesi, oppure un maggior numero di utenti mobili può essere servito a parità di risorse del sistema.

L'esempio rappresenta solo la punta dell'iceberg. Le velocità di trasmissioni dati potenziate aprono anche molte nuove possibilità. Per rimanere sempre nel campo degli esempi, si noti come la possibilità di trasmettere a 28 kbit/s rende possibile la trasmissione di immagini in movimento. Utilizzando tecniche evolute di compressione dei dati, è ora possibile trasmettere immagini video di buona qualità con una larghezza di banda di soli 20 kbit/s.

Le possibilità della tecnologia digitale nel settore della protezione civile, sono enormi.

lo stand della Simoco che ha presentato i moderni terminali Tetra


contro il fuoco un impegno costante

Il futuro di TETRA, come è facilmente intuibile, è molto promettente.

Non solo offre i molti vantaggi di un sistema interamente digitale, ma è in grado di fornire i considerevoli vantaggi associati all'adozione di un unico standard europeo. Vale a dire che è possibile, grazie a TETRA, interconnettere reti diverse nazionali ed anche sovranazionali. La questione delle comunicazioni tra le diverse forze, anche di confine, sarebbe in questo caso risolta.

Fino ad ora i sistemi radio mobili sono stati standardizzati solo a livello di base, quanto basta per consentire la pianificazione dello spettro radioelettrico e l'allocazione delle frequenze. Le esigenze dei diversi utenti sono state soddisfatte (in parte) adottando i requisiti base alle specifiche situazioni. Il risultato è stato, in pratica, la creazione di molte reti tra loro incompatibili e, spesso, conflittuali.

Grazie a TETRA, tuttavia, questi problemi dovrebbero risultare meno evidenti in futuro.

Seguendo da vicino i programmi di standardizzazione in atto come nel GSM, si può prevedere che TETRA incontrerà un successo anche maggiore in quanto lo standard è in grado di garantire ai principali utilizzatori di radio mobile sistemi di nuova generazione che è prevedile avranno una vita utile di almeno 20 anni.

La domanda che piuttosto a questo punto è da porsi è relativa a quando il TETRA potrà iniziare la propria esistenza anche nel nostro Paese.

E' noto come tutti i sistemi di radiocomunicazione abbiamo bisogno di frequenze per poter operare.

Le frequenze sono un bene comune e come tale gestite e assegnate dall'Amministrazione dello Stato.

In altri Paesi per questo scopo è stato creato un ente apposito, al di sopra delle parti (inclusi i Ministeri), che elabora e gestisce un piano regolatore delle frequenze in linea con le evoluzioni tecnologiche e le direttive di organismi internazionali quali CEPT e WRC, e che assegna le frequenze in concessione ai vari utilizzatori secondo necessità. Inoltre, in molti paesi d'Europa, si è ormai consolidato un meccanismo pressoché automatico di recepimento delle raccomandazioni tecniche elaborate in ambito europeo, ad es. da ETSI, e delle direttive emesse da CEPT.

In Italia solo recentemente, con l'approvazione dei regolamenti concernenti l'organizzazione ed il funzionamento dell'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni avvenuta con deliberazione della stessa Autorità il 16 giugno 1998 (G.U. 169 luglio 1998) all'art. 37 si è determinato che l'Autorità assuma immediatamente il compito dell'"elaborazione dei piani di assegnazione delle frequenze" anche se non appare chiaro quale incidenza abbia, e noi riteniamo debba avere, l'Autorità nei confronti del PMR.

Per quanto riguarda TETRA, ETSI ha definito le specifiche tecniche e CEPT ha individuato le diverse bande di frequenza possibili. Nell'ambito dei servizi di Pubblica Sicurezza, il Gruppo di Schengen ha definito servizi specifici e la NATO ha messo a disposizione una banda di frequenze apposita.

Il nostro Paese sta vivendo in questi ultimi mesi una notevole "rivoluzione" per quanto riguarda i servizi di tele e radiocomunicazione, e sono state pubblicate leggi che liberalizzano praticamente tutti i servizi (ossia istituiscono quella "de-regulation" da tempo concordata in sede UE)... ad eccezione dei servizi di Radio Mobile Professionale.

L'auspicio e la speranza è che anche l'Italia si allinei al resto dell'Europa consentendo il tal modo di meglio combattere quella battaglia contro lo sfacelo dei nostri patrimoni boschivi che tanta attenzione ha riscosso anche in questa occasione.

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