LA LICENZA DI STAZIONE

La sua indispensabilità è prevista dall'art. 318 della l. 156/73 (Codice postale).

Caduta per un certo periodo nel dimenticatoio (non venivano infatti più rilasciate dal Ministero), la licenza di esercizio è ritornata di attualità dopo che ai concessionari di radiocollegamenti in ponte radio privati è giunta una comunicazione, da parte del competente Ministero delle Poste e Telecomunicazioni (oggi Ministero delle Comunicazioni), contenere l'invito "a recarsi presso l'Ufficio Circoscrizionale muniti delle marche da bollo del valore corrente per la regolarizzazione fiscale degli atti concernenti la concessione ed il ritiro degli atti stessi."

In altri termini il concessionario deve portare tante marche da bollo quante sono le apparecchiature da lui esercite (ponti ripetitori, stazioni fisse, mobili e portatili) che verranno applicate sulle relative licenze di stazione.

Il testo dell'art. 318 sopra richiamato, d'altra parte è chiaro: "Licenza di esercizio - Presso ogni singola stazione radioelettrica di cui sia stato con cesso l'esercizio, deve essere conservato l'apposita licenza rilasciata dall'Amministrazione delle poste e telecomunicazioni.

Per le stazioni riceventi del servizio di radiodiffusione il titolo di abbonamento tiene luogo della licenza."

Precisa ancora il Ministero che "il Concessionario, che non abbia già adempiuto al riguardo, è pregato di precisare gli estremi identificativi delle stazioni radioelettriche - modello, tipo dell'apparato e matricola - necessari per la contestuale compilazione e rilascio delle correlative licenze presso il predetto Ufficio."

La nota in calce all'invito specifica che "Le stazioni radioelettriche debbono essere omologate e rispondere alle prescrizioni in materia di compatibilità elettromagnetica nei sensi di cui al decreto legislativo 4 dicembre 1992, n. 476, ed alle circolari esplicative del Ministro delle poste e telecomunicazioni e del Ministro dell'industria, commercio ed artigianato del 16 gennaio 1996, pubblicate sulla Gazzetta ufficiale della repubblica Italiana del 24 gennaio 1996, serie generale n. 19".... chiarissimo.

Le circolari riguardano la marcatura CE e, comunque, chiariscono che sino al 31 dicembre 1996 era possibile installare apparecchiature, non contrassegnate CE, in impianti già in esercizio al 31 dicembre 1995 o che a tale data fossero già iniziate le operazioni di installazione dei sistemi.

Successive spiegazioni del Ministero P.T., dopo la disposizione del settembre 1995 richiamata in premessa, hanno chiarito che, comunque, qualora i concessionari non avessero corrisposto a quanto stabilito, dovevano anche in caso di rinnovo, ampliamento, ristrutturazione degli impianti, regolarizzare la loro posizione direttamente presso gli Uffici Circoscrizionali P.T. recapitando le più volte citate, marche da bollo "del valore corrente" da applicarsi sui modelli (licenza di stazione) che "potranno essere compilati direttamente (dagli uffici n.d.r.) o fatti compilare dai soggetti interessati".

Esposto così il problema è semplice: ogni concessionario deve essere in possesso di tante licenze di stazione (debitamente bollate) quante sono le stazioni ricetrasmittenti della propria rete.

Meno semplice è la questione del tipo e numero di apparecchiature utilizzate. Nel caso di difformità con quanto contenuto nella concessione (tipo e quantità di apparati) i casi sono due: o il concessionario, al fine di avere la necessaria licenza di stazione chiede la modifica della struttura del proprio impianto o non potrà avere licenze di stazione corrispondenti all'effettivo "parco" di apparecchiature utilizzate con tutto quello che ne potrebbe conseguire.

Scelta la doverosa strada dell'adeguamento degli atti concessori alla realtà esistente (anche ai fini della corresponsione del canone annuale e in osservanza della prescrizione che prima si deve ottenere l'assentimento del Ministero e poi modificare l'impianto), rimane in predicato una questione non semplice.

Il D.M. del Ministero P.T. 4 ottobre 1994, n. 625 (norme ETSI), al suo articolo 6 prevede che "Per un periodo di tre anni, a partire dalla data di entrata in vigore del presente decreto, è consentita l'installazione di apparecchiature omologate o autorizzate sulla base del D.M. 17 novembre 1981" (vale a dire sino al 1/12/1997 n.d.r.).

La questione è dunque questa: se un concessionario chiede, oggi, di adeguare la propria concessione tipologicamente e numericamente alla realtà, si determina una richiesta di modifica di impianto.

Nell'impianto "ristrutturato o modificato" possono essere utilizzate soltanto apparecchiature omologate ETSI.

I fatti si commentano da soli.

Non pare perciò irrealistico richiamare l'attenzione del Ministero su queste questioni, invitandolo a ricercare una via di sanatoria che consenta ai concessionari di regolarizzare gli impianti e, contestualmente, far giustizia anche dei tempi ...irreali che intercorrono tra le domande di modifica e le relative risposte.

Ciò non è poi tanto fuori dalla realtà anche alla luce della considerazione che i telefonini a schede pre-pagate continuano felicemente a non essere dotati di licenza e, neppure, pagano la tassa di concessione (v. Tecnews n. 3 dell'ottobre 1997 ).

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