LEGGE 31 luglio 1997 n. 249

E' NATA L'AUTORITA'

E' istituita l'Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, di seguito denominata Autorità, la quale opera in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e di valutazione.

Con queste parole ha preso l'avvio una vera e propria mini-rivoluzione nel campo delle telecomunicazioni e delle comunicazioni.

Il provvedimento legislativo contenuto nella legge 31 luglio 1997, n. 249 e pubblicata sul supplemento alla G.U. n. 177 del 31 luglio 1997, è destinato ad incidere profondamente, e ci auguriamo positivamente, nell'ampia gamma dei problemi che costellano un settore così importante e difficile quale è quello delle telecomunicazioni e delle comunicazioni.

Si deve osservare come la costituita Autorità non abbia integralmente ricopiato il modello di analoghe esperienze operanti da tempo nel mondo. E' diversa dalla Federal Communications Commission degli Stati Uniti che esplica la propria azione attraverso cinque Commissioni che agiscono in maniera completamente indipendente rispetto al Governo centrale con poteri normativi, di controllo e sanzionatori; oppure dal modello Inglese che condiziona le Indipendent Regulatory Agencies nei confronti sia dell'Esecutivo che del Parlamento impedendo loro di risultare veramente indipendenti onde poter compiere scelte autonome di indirizzo del settore ma sono, più semplicemente, abilitate a svolgere certe funzioni, attraverso strutture e procedure speciali ma sempre nel quadro di una rigorosa subordinazione agli indirizzi dell'esecutivo.

Difforme infine dal modello francese che attraverso il Conseil Supérieur de l'Audovisuel, oggi modificato in Commissione Nazionale della comunicazioni e delle libertà, garantisce maggiore indipendenza all'Autorità in vasti ambiti. Solo per esempio, si consideri che il Governo francese ha ceduto al Conseil un intero Dipartimento che operava in precedenza alle dipendenze delle Poste e Telecomunicazioni mentre il riparto delle frequenze disponibili tra i diversi servizi di comunicazione è effettuato direttamente dall'Autorità.

Nel provvedimento italiano paiono cancellate in un solo colpo, aree di esclusiva pertinenza del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni, divenuto per effetto della legge Ministero delle Comunicazioni e del Garante per la radiodiffusione e l'editoria, mentre le competenze dell'Autorità raggruppano tutti gli aspetti connessi all'utilizzo dell'etere e delle comunicazioni nel nostro Paese.

Anche se è presto per poter valutare compiutamente sino a che punto la novità riuscirà a snellire procedure e stratificazioni burocratiche che trasformano qualsiasi iter concessorio o autorizzativo in una sorta di labirinto cosparso di ostacoli, è auspicabile che l'Autorità non dimentichi, con il suo operare, questa vitale esigenza.

La stessa trasformazione del Ministero P.T. in Ministero della Comunicazione è augurabile che non si fermi ad una tinteggiatura di facciata ma contribuisca ad eliminare antichi vizi.

Divisa in due distinte Commissioni, composte da quattro Commissari più il Presidente dell'Autorità, il nuovo organismo dovrebbe avere competenza su ogni aspetto del comparto.

La prima di queste Commissioni, denominata "per le infrastrutture e le reti", dovrà anche esprimere il parere sullo schema del piano di ripartizione delle frequenze, la cui redazione rimane pur sempre al Ministero, "indicando le frequenze destinate al servizio di protezione civile, in particolare per quanto riguarda le organizzazioni di volontariato ed il Corpo nazionale del soccorso alpino".

Al proposito non appare chiaro (o piuttosto non vorremmo fosse volutamente nebuloso) quale potere l'Autorità potrà esercitare per tutto il settore concernente l'utilizzo dello spettro radioelettrico per i diversi servizi e se potrà intervenire nel caso si concretizzi, di fatto, una "preferenza" verso un settore rispetto ad un'altro: per essere più chiari tra la telefonia cellulare e gli impianti in ponte radio privati (PMR) che, seppur utilizzanti frequenze diverse, possono essere più facilmente adottati


dall'utenza anche con il tramite di diverse procedure autorizzative o concessorie.

Per aggiungere un ulteriore elemento esemplificativo è sufficiente pensare alle nuove tecnologie digitali che potrebbero risolvere grande parte dei problemi del settore privato ma che, come è noto, non possono essere installate in Italia solo perché manca l'individuazione dello spettro di frequenze in cui allocarle.

I compiti della prima Commissione, indicati nella legge, risultano chiaramente solo per tutto ciò che concerne i servizi di radiotelediffusione circolare e la tenuta dei rispettivi registri compreso il settore dell'editoria anche elettronica o della raccolta pubblicitaria, unitamente alle esigenze di individuazione tecnica dei protocolli, delle interconnessioni. Positiva è la sua funzione di vigilanza "sui tetti di radiofrequenze compatibili con la saluta umana e verifica che tali tetti, anche per effetto congiunto di più emissioni elettromagnetiche, non vengano superati".

La seconda commissione "per i servizi ed i prodotti" esplica la propria azione di vigilanza e garanzia nei confronti dell'intera gamma dei servizi e dei prodotti che verranno forniti da ciascun operatore destinatario di concessione o autorizzazione "promuovendo l'integrazione delle tecnologie e dell'offerta di servizi di telecomunicazioni".

Ciò anche attraverso il monitoraggio delle trasmissioni radiotelevisive e la rilevazione degli indici di ascolto.

E' competente per gli aspetti concernenti i trasferimenti di proprietà assumendo, anche per questo, le competenze già di pertinenza del Garante per la radiodiffusione e l'editoria.

Senza precisare oltre altri compiti e competenze attribuite all'Autorità il cui organo massimo è costituito dal Consiglio che raggruppa entrambe le Commissioni, pare opportuno sottolineare quanto previsto dal comma 23 dell'art. 1: "Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro delle comunicazioni, sono emanati uno o più regolamenti, ai sensi dell'art. 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400 (che prevede la possibilità, tramite DPR, di emanare regolamenti per la disciplina delle materie non coperte da riserva assoluta di legge prevista dalla Costituzione, che possono determinare le norme generali regolatrici della materia e dispongono l'abrogazione di norme vigenti)....".

Potrebbe quindi essere questa l'occasione per apportare quelle salutari modifiche a tutela dell'intero comparto delle telecomunicazioni e della indispensabile agilità procedurale auspicata oramai da troppo tempo.

Un'altro aspetto è degno di nota.

In modo esplicito, più di quanto forse sino ad oggi è stato reso di collettiva conoscenza, l'art. 4 al comma 8, precisa: "Sulle reti di telecomunicazioni possono essere offerti tutti i servizi di telecomunicazioni. Fino al 1° gennaio 1998, la concessionaria del servizio pubblico di telecomunicazioni conserva l'esclusività per l'offerta di telefonia vocale........", vale a dire che il monopolio Telecom ha i giorni contati.

E' ovvio che per fornire servizi di telefonia vocale occorrono infrastrutture e reti e queste non nascono nel giro di poche ore, è però importante che possano affacciarsi altri provider che offrano i servizi di telefonia vocale; il problema del carrier o proprietario della rete, muove, per quota parte, il grande movimento di privatizzazione, di concentrazione di cui sono piene le pagine dei quotidiani.

In ultimo un problema non marginale è rappresentato dall'articolazione territoriale dell'Autorità.

Per poter esplicare, correttamente e compiutamente, i propri compiti sull'intero territorio nazionale è impensabile che un'Autorità centralizzata possa vigilare anche nei confronti delle più modeste situazioni locali.

La legge prevede al riguardo che l'Autorità si avvalga di organismi decentrati "del Ministero delle Comunicazioni" (che dovrebbe essere anch'esso assoggettato alla vigilanza dell'Autorità).

E' previsto altresì che l'Autorità fruisca "funzionalmente" dell'opera dei Comitati regionali per le comunicazioni che dovrebbero sostituirsi, assorbendone le competenze, ai Comitato regionali per i servizi radiotelevisivi.

Questi nuovi Comitati, che possono essere istituiti con legge regionale entro sei mesi dall'insedia


mento dell'Autorità, dovranno vedere meglio individuate le loro competenze in un regolamento da adottarsi d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano.

Anche questa è un'occasione da non sottovalutare se si vorrà affermare il ruolo delle regioni anche nel campo delle telecomunicazioni e delle comunicazioni.

In caso contrario vi è il rischio di assistere ad una ripetizione di film già visti, l'ultimo dei quali è rappresentato dal DPR 3 luglio 1997, n. 269, che in occasione della modifica della commissione prevista dal DPR 680/96 per l'erogazione delle provvidenze alle emittenti televisive locali, ha visto modificare la composizione della commissione ma ha continuato ad ignorare le regioni malgrado i tanto conclamati intendimenti di effettivo decentramento dello Stato.

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