C.E.I. COMITATO ELETTROTECNICO ITALIANO

LA FABBRICA DELLE NORME

Il CEI: Comitato Elettrotecnico Italiano, dai più conosciuto come il padre delle norme e da altri (pochi) considerato l'ennesimo ente inutile.

A giudicare dall'ultima rassegna stampa resa disponibile, quasi 300 pagine fitte di citazioni dalle più importanti testate giornalistiche quotidiane, periodiche e specializzate, sembra che il CEI Comitato Elettrotecnico Italiano, stia vivendo un periodo di particolare popolarità. Cosa risponde alle nostre domande volutamente provocatorie l'Ing. Paolo Pezzi, Direttore Programmazione e Sviluppo del CEI, Comitato Elettrotecnico Italiano al quale ci siamo rivolti per saperne qualcosa di più: e ottenerne un quadro delle attività, visto "dal di dentro".

Dice Pezzi: in effetti esiste almeno un motivo per il quale l'espressione "a norme CEI" assume significati liberatori per il grande pubblico, tutti gli Italiani, ed è lo spauracchio di una legge del 1990, la famosa 46/90, che con il titolo di "Norme sulla sicurezza degli impianti" impone a tutti di...non morire fulminati; cosa che, dice la legge, si ottiene realizzando gli impianti appunto a norme CEI con ciò evitando anche pesanti sanzioni amministrative.

Un altro motivo di notorietà, questo però in ambito più ristretto ad addetti ai lavori, il CEI lo sta vivendo da quando ha riattivato, recentemente, un suo Comitato Tecnico che si occupa di telematica del traffico per la stesura di tutte le normative legate all'applicazione del Nuovo Codice della Strada; in ambito locale poi, il CEI ha ricevuto dal Comune di Milano l'incarico di studiare il nuovo servizio radiotaxi centralizzato, un numero unico di chiamata per circa 5.OOO taxi.

Quanto basta per incuriosirci al punto di cercar di capire chi sia questo ente, che da 87 anni ( è nato nel 1909) pubblica norme che riguardano le grandi reti elettriche ad altissima tensione, ma anche i piccoli elettrodomestici, i grandi sistemi di telecomunicazione, ma anche il singolo semiconduttore, la terminologia ed i simboli degli schemi, ma anche l'affidabilità dei sistemi e dei componenti; con la tendenza più recente a divulgare i risultati acquisiti ed a fornire assistenza a chi deve applicare le norme.

Ne parliamo ancora con l'Ing. Pezzi, responsabile della composizione degli oltre 150 comitati tecnici e sottocomitati nei quali è articolata l'attività svolta da oltre 2.000 tecnici, attività che deve essere programmata e coordinata in base a precise priorità dettate dai soci ed armonizzate con quella a livello europeo ed internazionale. Per quanto riguarda lo sviluppo, la Direzione di Pezzi individua e programma tutte quelle iniziative collaterali all'attività normativa quali i lavori prenormativi, la pubblicazione di volumi tematici, la risposta alle esigenze espresse dall'utenza neI senso più lato, la messa a disposizione dalle enormi conoscenze che l'ente ha accumulato nel tempo e che aggiorna in tempo reale al massimo livello in Italia ed all'estero.

La storia del CEI, riassunta in pochi eventi parla di una sequenza di profonde trasformazioni dal 1909 ad oggi; è interessante notare come nulla determini l'evoluzione della normativa tecnica, volontaria e quindi non obbligatoria, quanto le leggi, vincolanti invece, e cogenti.

C'è una legge in particolare che ha posto le norme CEI sulla rampa di lancio, la 186 del 1968, che impone che impianti e componenti elettrici siano realizzati a regola d'arte, aggiungendo che se tali realizzazioni sono a norme CEI la regola d'arte è automaticamente rispettata e garantita.

Di fatto quindi, anticipando di anni sia la citata legge 46/90 che diverse direttive UE, fra le quali quella detta del "Nuovo Approccio", le norme CEI sono diventate lo spartiacqua fra ciò che risulta fatto esplicitamente a regola d'arte e ciò che bisogna dimostrare che lo sia; regola che, fra l'altro, i magistrati applicano sistematicamente in caso di "incidenti elettrici".

Resta giusto lo spazio per due, tre domande, le più pepate.


Norme CEI, e va bene, ma in quali carnpi e come si dividono i compiti nei campi di "border line"?

Le norme CEI coprono i campi relativi all'elettrotecnica, all'elettronica ed alle teIecomunicazioni in senso lato; nei campi limite quali ad esempio i laser, gli apparati medicali, la telematica e, dulcis in fundo, la qualità, esistono comitati misti con i confratelli dell'UNI, similmente a ciò che avviene a livello europeo e internazionale.

Esistono infatti due "filiere" normative: ISO-CEN-UNI e IEC-CENELEC-CEI che hanno creato la terza, ITU/JTC1-ETSI-CONCIT, sigle a non finire, dunque, ma per fortuna realtà ben armonizzate fra di loro.

Perché mantenere due o addirittura tre filiere e non cominciare unificando gli ... unificatori?

E' una questione di cultura e di approccio differente, tant' è vero che anche i paesi che hanno un'unico ente, di fatto poi sono costretti a dividere i compiti operativi.

D'altra parte l'incidente elettrico fa sempre più notizia degli altri.

E dato che l'incidente nasce molte volte dai componenti, ecco perchè il CEI dedica molta attenzione alle normative di prodotto, sulle quali si deve trovare il consenso di tutti gli operatori: quelli che acquistano, e vogliono la luna, e quelli che vendono, e che offrirebbero volentieri un fiammifero.

Diverso l'approccio al "sistema".

D'accordo. Ma allora la missione del CEI, è ancora attuale?

La paura che i CEI sia un ente inutile non esiste: le leggi più recenti lo citano con costanza, la pubblica Amministrazione ha iniziato ad apprezzarne la collaborazione, gli imprenditori più illuminati ne fanno un tavolo di incontro e di confronto, la richiesta di norme e di "regolamenti di applicazione" delle stesse è in costante aumento; e l'utenza chiede sempre di più, perché il CEI sembra finalmente in grado di dare di più.

E non solo nel campo specifico, quello ad esempio degli impianti elettrici e della compatibilità elettromagnetica, ma anche in quello della qualità.

Della qualità dei prodotti ho già detto; di quella del sistema parla l'UNI con le ISO 9000.

Ma cosa dire della qualità del servizio, cioe' dell'affidabilità, che è cosa CEI?

E qui Pezzi parte in difesa di una visione globale della qualità, che termina con la "qualità dell'Utente".

Ma questa un'altra storia.......

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