UNA RETE PER LA CITTA'

Si è più volte rilevato come i sistemi radio privati rivestano nell'organizzazione dei servizi di una città, una funzione difficilmente sostituibile.

E' sufficiente al riguardo pensare, in un contesto cittadino di medie-grandi dimensioni, quanti e quali siano i soggetti che li utilizzano e come risulti pressoché impossibile immaginare il loro coordinamento sul territorio fruendo solo delle telecomunicazioni pubbliche: la Polizia Municipale, i servizi di soccorso, il trasporto pubblico, i taxi, il pronto intervento, le Aziende di distribuzione gas ed acqua, solo per citare le principali, sono altrettante strutture che necessitano di comunicazioni rapide ed autonome.

Quello che occorre però evidenziare è che, normalmente, ognuna di esse fruisce di una propria rete di radiocollegamento, di una o più frequenze radio esclusive, con un utilizzo non sempre ottimale delle stesse. Per completezza del quadro si deve poi aggiungere che altri servizi o comparti della macchina cittadina (raccolta dei rifiuti, giardini ecc.) dispongono, per parte loro, di altre reti e di altre frequenze d'uso.

Una situazione dello spettro radio quale è quella esistente nel nostro Paese, in cui le mutue interferenze o l'impossibilità di attivare nuovi collegamenti pare essere la norma, necessità di interventi assai radicali.

Qualcosa del genere è stata tentato in passato: il cosiddetto Piano Farioli, che avrebbe dovuto razionalizzare, specie nelle UHF, l'uso delle frequenze è rimasto poco più che uno splendido libro dei sogni. Infatti non avendo previsto che lo spostamento di un concessionario da una frequenza all'altra o da una banda all'altra potesse avvenire "in concorso" con lo Stato, vale a dire che gli oneri conseguenti non dovessero ricadere esclusivamente sui concessionari e, contestualmente, che le procedure concessorie potessero essere decentrate, almeno per le richiamate frequenze UHF, a livello regionale, ha determinato in buona sostanza il suo insuccesso.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Un concessionario che assolve ad importanti compiti, la Polizia Municipale ad esempio, o un altro che svolge un servizio essenziale, il trasporto pubblico, debbono continuamente fare i conti con l'eccessivo traffico radio che si svolge sulle loro frequenze, mentre altri, sempre operanti in città come gli addetti ai serviti tecnologici o i giardini, utilizzano scarsamente le loro.

Impossibile per i primi aumentare il numero dei canali, spreco di risorse per i secondi.

In tale contesto la soluzione potrebbe essere rappresentata dai sistemi multiaccesso.

Poter disporre di una rete "comune", con innegabili benefici in ordine anche ai costi di manutenzione ecc., attraverso la quale ognuno, indipendentemente dagli altri, possa attivare le "proprie" comunicazioni quando occorra e lasciare libere le risorse quando non è necessario a favore di chi ne ha l'esigenza, non è certo una soluzione impensabile.

I moderni sistemi disponibili sul mercato lo potrebbero consentire con facilità.

La soluzione, poi, potrebbe anche essere agevolata in ragione del fatto che se è vero che la normativa prevede che un concessionario non possa permettere ad altri l'uso della propria rete, è altrettanto vero che esiste l'istituto della coutenza e, nella specie, si parla di concessionari che in un modo o nell'altro fanno pur sempre capo all'Ente locale.

Le questioni burocratiche sono, a nostro avviso, facilmente superabili a condizione che, ovviamente, in sede locale -la Città- e a Roma -Ministero- i vari comparti possano colloquiare: il chè, a volte, è meno facile che realizzare uno strumento tecnico che lo consenta.

Uno schema progettuale che tenda a realizzare una rete multiaccesso con plurimi utenti, dovrebbe tener presente alcuni variabili per circoscriverne la fattibilità.

La dimensione della città che dovrebbe essere collocata, ai fini della migliore agilità di "colloquio" tra gli addetti e la contenuta dimensione economica, nella fascia ricompresa tra i 30.000 e i 100.000 abitanti (senza scartare a priori le maggiori); l'esistenza o la propensione verso reti radio autonome


(trasporti, polizia municipale, servizi comunali, pronto intervento, incolumità pubblica, protezione civile, reti di distribuzione gas acqua ecc.) con il conseguente, attuale utilizzo di un numero non indifferente di frequenze radio e di diverse infrastrutture di diffusione dei messaggi.

Crediamo non sfugga altresì come l'adozione di tecnologie analogiche e digitali o, in un futuro prossimo, esclusivamente digitali, potrebbe rappresentare la soluzione ai molteplici problemi comunicativi e di coordinamento del comparto "mobilità cittadina".

Il problema centrale che lo caratterizza può essere sintetizzato in una semplice valutazione ed esigenza: riuscire a muoversi nei centri urbani in tempi accettabili e a velocità sopportabile; tre i soggetti ugualmente coinvolti nel problema: il sistema del pubblico trasporto, le veicolazione privata e la polizia municipale anche nella sua veste di direttore del traffico.

Per comodità di esposizione si immagini la città come un enorme contenitore nel quale sono presenti, agiscono e decidono soggetti diversi. Uno di questi è il cittadino che deve programmare i propri spostamenti scegliendo il mezzo più idoneo; l'altro è la rete semaforica che deve coordinare gli spostamenti; un altro ancora si può individuare nel sistema di trasporto (collettivo pubblico o individuale privato) ed, infine, negli addetti al controllo ed alla direzione dei flussi.

Ben si comprende che se l'iniziativa di ognuno è lasciata libera, il caos che ne deriva è inevitabile.

Da un esame meno superficiale si può rilevare come esista un altro elemento che non sempre viene considerato e, a volte, è impossibile rendere comune: la conoscenza dell'insieme che, se posseduta in tempo reale, permetterebbe ad ognuno di effettuare scelte consapevoli e coerenti.

Si può al riguardo suddividere le aree di possibile intervento in comparti omogenei: il controllo e la direzione del traffico; il trasporto pubblico; la veicolazione privata.

In ognuno di essi la telematica (telecomunicazioni ed informatica) offre soluzioni collaudate ed affidabili rese accessibili proprio dalla presenza di una rete radio moderna, centralizzata, a copertura cittadina che offra duttilità d'uso decisamente migliore di quelle esistenti e a costi d'esercizio notevolmente minori rispetto alla somma delle diverse reti autonomamente gestite da ognuno dei diversi soggetti.

Controllo e direzione del traffico e sua regolamentazione semaforica; sorveglianza d'area tramite TVCC; monitoraggio e gestione centralizzata del trasporto pubblico; informazione all'utenza; messaggistica variabile sono gli strumenti tecnici che permettono l'acquisizione e l'utilizzo organico di dati, informazioni, disposizioni, notizie: la rete ipotizzata è lo strumento in grado di assicurarlo.

Un'ultima questione è da valutare.

Come possa essere realizzata la rete, chi debba farsene carico e, maggiormente, dove reperire le risorse economiche necessarie.

Siamo certi che questo problema sia già affiorato durante le lettura del servizio. Altrettanto siamo però certi che esistano le possibilità, non solo teoriche, che una siffatta infrastruttura possa essere realizzata senza che l'Ente locale debba sopportarne interamente i costi.

Non pare fuori dalla realtà ipotizzare che sia lo stesso fornitore ad affrontare i costi della realizzazione della rete, della sua manutenzione ecc.

In questo caso occorrerà valutare, e le possibilità tecnico giuridiche a nostro avviso esistono, che gli utilizzatori della rete diventino normali clienti che ricevono in "affitto" i terminali (come un normale telefono), ne paghino i costi conseguenti e si configuri in tal modo un normale rapporto tra utilizzatori e gestore della rete entrambi soggetti di un rapporto consorziale.

Con il risultato, oltre tutto, di affrancare l'Ente locale dalle procedure di acquisizione delle apparecchiature (gare, appalti ecc.) e dalle notevoli spese della loro manutenzione.

Un modo diverso di affrontare una questione che provoca molti problemi.

G.C.M.

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