I fatti, le persone, gli ambienti ed ogni altro riferimento contenuto nel libro sono frutto di una fantasia,  ammettiamolo pure, distorta.

Ogni riferimento alla realtà è quindi del tutto casuale.

Chiunque possa identificare il contenuto del racconto con essa è probabilmente in possesso di eguale, alterata fantasia.

L’Autore 

WORK!

Gian Carlo Menti

 

Capitolo 1

Al quattordicesimo piano dell’immenso palazzo di vetro cemento l’aria pareva risentire del generale senso di apatia che avvolgeva uomini e cose.

Era martedì e da poco l'orologio del corridoio aveva segnato le quattordici. Giorno ed ora che non contribuivano certo a movimentare l'ambiente.

Le stesse piante piazzate quasi ad ogni finestra e che normalmente attiravano lo sguardo delle loro premurose custodi, parevano desolatamente sole nell'atmosfera immobile del III ufficio, sezione II, della direzione periferica dell'Ente per la rivalorizzazione delle comunità antropomorfe dell'emisfero australe.

Martedì, il peggior giorno della settimana. Troppo lontano dal venerdì per sentirne i benevoli effetti pre-festivi, seguiva il lunedì che almeno grazie ai risultati delle partite offriva qualche diversivo. Il martedì invece nulla.

Le ore quattordici poi erano il negativo assoluto.

Non si poteva sperare nella pausa per il caffé, da troppo poco tempo era ripreso "il lavoro" dopo la mensa e il caffé a quell'ora non ci stava proprio. Troppo presto, infine, per chiudere bottega.

Neppure le mosche che a volte contribuivano a movimentare la scena creando momenti da vero safari, si degnavano di far visita ai sei addetti del III ufficio. Scacciate dall'aria condizionata, perseguitate dalle ricorrenti disinfestazioni, erano semplicemente scomparse, nel nulla.

Visto da fuori il Palazzo, o come benevolmente lo chiamavano i seimila dipendenti che vi erano sistemati, "la Giungla", non era molto diverso dalle varie sedi di Ministeri, Regioni, Enti vari.

Immense pareti alte una trentina di piani, innumerevoli finestre di vetro da cui occhieggiavano una infinità di piante e piantine, un grande ingresso in cui stazionavano gli addetti alla vigilanza. Al suo interno, poi, le solite visioni di lunghi corridoi, di ascensori sempre in movimento, le grandi bacheche con i soliti avvisi più disparati, sportivi, sindacali, associazionistici, di compro e vendo o recanti la notizia che lassù, al diciottesimo piano, il dottor X aveva finalmente a disposizione gli ski-pass, ecc. ecc.

I piani poi si somigliavano tutti, lunghi con innumerevoli porte, con infiniti cartelli che segnalavano un po' di qua e un po' di la dove era la scala di emergenza, gli estintori ecc.

Proprio tutti per la verità non è esatto, al quarto, all'ottavo al dodicesimo, per esempio, l'attività e l'affluenza era decisamente maggiore. Merito del bar che era appunto in quei piani si diceva. Ma questa era una voce respinta con sdegno.

Il martedì dunque era l'incubo di ogni dipendente. Non tutti i martedì si intende. Demonizzare un giorno della settimana non è giusto. Se ad esempio cadeva tra il lunedì di Pasqua e la festa del Patrono della Città allora, allora sì, che non vi era nulla da ridire.

Quel martedì però era di quelli soliti.

Solite assenze, tenporanee o meno, solita immobile rassegnazione, solita ricerca di un qualsiasi diversivo. Invano.

Al quattordicesimo piano, nel III ufficio della sezione II, i presenti erano nella norma.

Il capo sezione aggiunto Dr. Paruvelli Adelmo, l'archivista di II classe signorina Rosita (aveva un cognome, è vero, ma ormai per tutti era Rosita), il contabile di I classe rag. Alfio Spinetta e il coordinatore supplente dr. Pannocchia Giulio erano i quattro che presidiavano la stanza. Gli assenti erano due, il campione dell'utilizzazione integrale delle possibilità calendaristiche, geom. Fulvio Nicoletti (grazie ai ponti, le ferie, i permessi sindacali, le cure termali, le trasferte ed i recuperi era riuscito a collezionare non presenze per centoventisei giorni su centotrenta: un vero campione!) ed infine il "pensionando" sig. Allegria Michele, addetto alla schedatura delle sottospecie in via di parziale e progressiva diminuzione settoriale, era l'altro "assente per servizio", o, come è più corretto dire, temporaneamente fuori stanza.

Il rag. Spinetta era intento, anzi assorto, nell'esercizio della sua specialità. Semplicemente dormiva. Ma si badi non era un dormire come normalmente si è avvezzi a considerare. Il suo era l'espressione più alta di una tecnica raffinatissima.

Apparentemente chino sulla scrivania come intento a consultare una pratica, teneva la matita in mano leggermente appoggiata al mento.

E quì il "genio" si rivelava: la punta della matita non era rivolta verso il foglio ma bensì contro il mento, con il risultato che nella dannata ipotesi che, nel sonno, il corpo si spostasse in avanti ed il capo si reclinasse più del dovuto, la punta della matita "avvertiva" il ragioniere che, quasi obbedendo ad un riflesso condizionato, riprendeva la posizione di apparente, esemplare dedizione al lavoro.

Gli altri cercavano di ingannare se stessi convincendosi che, tutto sommato, domani era mercoledì e dunque la settimana era in discesa.

Improvvisamente l'atmosfera parve essere attraversata da un fatto assolutamente innaturale.

Il ragionier Spinetta ebbe un brivido, aprì gli occhi, posò la matita e, senza sforzo apparente, prelevò una pratica dalla pila che era sistemata sul lato destro della scrivania e l'aprì.

Si trattava della richiesta avanzata dall'ufficio staccato della trentaseiesima direzione didattica delle scuole elementari di Abbilene (Alto Adige) che compilando il dovuto mod. 36/A/58 aveva inoltrato regolare istanza "onde conoscere per fini didattici" lo stato e la consistenza numerica della sottospecie della cosiddetta pulce australe, della famiglia dei sifonatteri che pare prediligesse tra i marsupiali, i vombati.

La domanda per la verità era un po' vecchiotta risalendo a circa un anno addietro ma non lo era ancora a sufficienza per iniziare il cammino dei cassetti.

Un sistema di "archiviazione" molto in uso che consiste nel mettere nel primo cassetto una pratica inevasa, dopo circa tre mesi passarla nel secondo, dopo quattro  mesi nel terzo ed infine, dopo aver soggiornato per altri tre mesi nel quarto ed ultimo cassetto, se nessuno la rivendica, viene "archiviata" o più semplicemente allontanata dall'Ufficio.

La pratica poi non era neppure di pertinenza dell'Ente.

Le comunità studiate nei vari uffici, erano sì australi ma dovevano quanto meno assomigliare all'uomo, le pulci non lo erano e i vombati neppure. Ma probabilmente il termine australe aveva indotto uno dei riceventi l'istanza a dirottare la cosa a chi aveva qualcosa di australe nel suo indirizzo.

Il gesto di Spinetta non passò ne poteva passare inosservato. Aprire una pratica alle due del martedì pomeriggio era più deflagrante che lo scoppio di un tuono.

Spinetta non era quello che si vuol dire un tipo, vestiva quasi sempre di grigio, di mezza età, con due baffetti striminziti ed un paio di occhiali non firmati.

Il solito burocrate si era portati a dire.

Quel pomeriggio però, pareva trasformato.

Spinti con violenza gli occhiali al suo posto, rassettati con un gesto brusco capelli e baffetti, dritto come un fuso sulla sua poltroncina, cominciò a sfogliare con rapidità i fogli della pratica, prendendo appunti, confrontando date e mittenti, osservando con attenzione timbri e firme.

Una vera furia umana.

"Questa è una vergogna" esclamò a voce alta, "Manca la data del passaggio dall'ufficio di provenienza Ministeriale ed il protocollo dell'Ente non ha indicato la classe di appartenenza!".

Rosita si rintanò dietro il vaso di ficus che divideva la sua scrivania da quella del geometra Nicoletti nascondendosi alla vista dello Spinetta.

Il dr. Paruvelli restò a bocca aperta. Quando mai era successo che il protocollo riempisse la quarta casella a destra del timbro, quella appunto della classe di appartenenza?

Il dr. Pannocchia, forte della sua esperienza al Ministero degli Esteri, si limitò a considerare Spinetta come un terzomondista che, per la prima volta, saliva sul metrò.

Il rag, Spinetta non prestò la minima attenzione allo sconquasso che aveva provocato.

Tutto preso dalla sua pratica si era alzato, aveva consultato l'elenco del telefono, e, quasi urlando nell'apparecchio, cominciò ad inveire contro il malcapitato che aveva avuto l'imprudenza di rispondere.

"Lo volete capire si o no, che senza la classe di appartenenza mi è impossibile accedere al sistema informatico o, peggio, dovrò prolungare la ricerca di molto, ritardando i tempi dell'evasione della pratica?". Poi, senza attendere quella risposta che probabilmente non gli sarebbe venuta lo stesso, sbatté la cornetta sul suo supporto e si avvicinò al computer.

Il computer, il mostro sacro, che mai, prima d'ora, era stato destato dal suo letargo.

Tralasciando infatti i rari momenti di attività conseguenti la sua installazione nell'ambito dell'informatizzazione dell'Ente, non si era mai trovato a tutt'oggi chi, per dovere di masionario o per fideistica passione, lo avesse attivato.

Lo stupore ed il timore che aleggiavano nella II sezione del III ufficio era palpabile.

Sei occhi seguivano attoniti il ragionier Spinetta.

"Dov'è il manuale - chiese più a se stesso che agli altri - è mai possibile che quando si cerca qualcosa, in questo ufficio non è mai al suo posto? Ma che cosa credete che ci paghino a fare" ringhiò verso il posto dell'assente geom. Nicoletti, suo inferiore di grado ma pari per funzione.

Tolse la copertina che avvolgeva il terminale, trafficò con i fili, inserì la spina e azionò l'interrutore.

Il fato si era compiuto.

L'ufficio III, sezione II, entrava nel sistema informatico!

Neppure la richiesta della pass-word fermò l'indemoniato.

Sfogliando il manuale, quasi strappando le pagine, pigiando sui tasti, nel giro di mezz'ora, in collegamento con la rete Ethernet, riuscì ad avere la risposta al quesito della sedicesima direzione didattica.

Soddisfatto, aprì l'armadio dei moduli di risposta, compilò dettagliatamente quello idoneo, lo inserì nella pratica, tolse i giornali che ingombravano il settore "firma" vi inserì la pratica e quasi senza interruzione, ne prelevò un'altra dalla pila sulla sua scrivania e si accinse ad evadere anche questa.

L'inizio di quella che doveva diventare la più grande rivoluzione, capace di porre in crisi ogni sistema, era avviato.

 

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