gli appunti che di seguito vengono richiamati hanno fruito di preziosi contributi rilevati in  alcuni siti WEB.

 

 

APPUNTI

Gli appunti che sono stati utilizzati per preparare una traccia degli argomenti esaminati e discussi nel corso della lezione tenuta alla Uni.T.E. di Genova il 17 novembre 2011 alle ore 16 presso la Università di Genova, facoltà di Giurisprudenza  via Balbi, presso l’Aula Tarello, a cura del prof. Giancarlo Menti.

 

Gli argomenti affrontati hanno preso in esame i seguenti temi:

-        passaggio dalla TV analogica a quella digitale (problemi e rimedi)

-        obbligatorietà della corresponsione del canone RAI.

Gli studenti presenti hanno di seguito partecipato ad un interessante dibattito sui temi affrontati durante il quale sono emerse nella grande generalità opinioni conformi circa l’assurdità dell’imposizione in vigore di corresponsione del canone e, in alcuni minimi casi,  la giustificazione di esso. 

DIGITALE TERRESTRE

Nel rilevare come la trasformazione in atto abbia appalesato più ombre che luci a causa, anche, della mancata collaborazione tra le varie emittenti e della scarsa comunicazione dell’ubicazione dei vari ripetitori che obbligano gli utenti a vere proprie “rincorse” per riuscire a captare le tramissioni,  l’attenzione si è principalmente accentrata sul “caos” regnante sui canali ed stato formulato l’auspicio di una rapida razionalizzazione del settore.

Più nel dettaglio, nel richiamare quanto aveva formato oggetto della precendente lezione del 2009 sulla televisione digitale, sono stati evidenziati i seguenti particolari argomenti.   

 

Cos'e' il Digitale Terrestre

Il digitale terrestre (anche noto con l'acronimo DTT, dall'inglese Digital Terrestrial Television) è una tecnologia che permette di ricevere sul televisore di casa trasmissioni televisive del livello qualitativo e prestazionale della TV satellitare, senza però dover ricorrere all'installazione dell'antenna parabolica, ma utilizzando l'impianto ricevente preesistente, affiancato da un decoder. 

In Europa è implementato impiegando gli standard definiti dal consorzio DVB, racchiusi sotto la denominazione DVB-T (Digital Video Broadcasting -Terrestrial).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il digitale terrestre permette di moltiplicare, a parità di frequenze radio disponibili (quelle che comunemente associamo ai "canali o stazioni tv"), il numero dei programmi televisivi trasmessi. Su ogni frequenza viene trasmesso, quindi, un flusso di dati che trasporta, nello stesso momento, con la tecnica del Multiplexer (o Mux), molteplici programmi televisivi distinti. 

Sul Digitale Terrestre, in Italia, presenti ma in via di continua modifica operano i seguenti competitor: 

* La Rai ha acceso i seguenti canali: Rai1, Rai2, Rai3, RaiUtile (per la digitalizzazione della PA, pubblica amministrazione), RaiDoc, RaiFutura, RaiNews, Rai Edu1, RaiSport, Sat 2000. 

* Mediaset ha acceso i seguenti canali: Canale5, Italia1, Rete 4, Boing (tv per bambini) e Mediashopping (tv di televendite) 

* Telecom ha acceso i seguenti canali: La7, MTV, La7 Sport, Rete Capri. Ed è in procinto di accendere il secondo mux con XXXX (FluxTv) ed TvTv Digital (canale di news). Voci non confermate indicano come data per l'apertura del secondo mux settembre. 

* SitComUno ha aperto da poco i battenti affittando una porzione del mux A di Telecom, tuttavia la programmazione completa dovrebbe iniziare a settembre (informazione tratta dal loro sito web). 

* Dfree ha acceso i seguenti canali: SportItalia, SoloCalcio, SiLive24 

* Il Gruppo L'Espresso ha di recente acquisito ReteA che trasmette sia in digitale, sia in analogico. Pertanto anche l'Espresso ha due frequenze nazionali. Di recente sulla tv digitale ospita il canale RepubblicaRadioTv, che in futuro potrebbe prendere il nome di AllNews, sulla falsa riga di AllMusic (ex-ReteA). 

* Sono anche presenti canali a pagamento trasmessi da Mediaset e Telecom Italia: Mediaset Premium 1-2-3-4-5-6 e Premium Attivazione; La7 Carta Più A-B-C-D-E-F e La7 Carta Più Attivazione. Su questi canali vengono trasmessi Eventi sportivi (in particolare il calcio di Serie A, parte dela Serie A e la Champions League), Film, Eventi Teatrali e Concerti, nonché alcuni dei più importanti reality italiani. I prezzi sono competitivi rispetto alla tv pay per offerta su satellite, principalmente perché su Dtt si può acquistare il singolo evento senza essere costretti ad acquistare un pacchetto "all inclusive" annuale.

 

 

 

 

 

 

 

Per approfondire la questione del Canone occorre ricordare la sua storia.

 

IL CANONE RAI


dal regio decreto del 1938 ai giorni nostri


 

 

LA LEGGE E LA SUA STORIA - La legge che istituisce il cosiddetto canone Rai, il Regio decreto-legge 2 febbraio 1938 n. 246, fu emanata dal Governo di Benito Mussolini per finanziare la macchina propagandistica del regime. All'epoca il televisore era stato recentemente inventato, ma in Italia non si sarebbe diffuso fino agli anni '50, quando iniziarono le prime regolari trasmissioni in VHF.
Questa legge prevede ancora oggi il pagamento del canone a chiunque sia in possesso di apparecchi "atti o adattabili" alla ricezione delle radiotrasmissioni. Nel 1938 il canone era richiesto fondamentalmente per il possesso della radio, e dagli anni '50 del televisore. Ma da allora la tecnologia si è evoluta oltre ogni immaginazione, contrariamente al canone Rai. Oltre al televisore, sono ormai moltissimi gli apparecchi elettronici che potrebbero rientrare nella indeterminata categoria degli "atti o adattabili" soggetti al canone: videoregistratore, registratore dvd, computer (con o senza scheda Tv e/o connessione Internet), videofonino, cellulari di nuova generazione, iPod e apparecchi mp3-mp4 provvisti di schermo, monitor a sé stante (senza computer annesso), monitor del citofono, modem, decoder, videocamera, macchina fotografica digitale, etc. Infatti, per alcuni di questi la Rai ha già cominciato ad esigere il canone.

Il canone Rai anche per un videocitofono? Questa ed altre sono le domande che si impongono.


LE INTERROGAZIONI PARLAMENTARI - Sono state depositate alla Camera e al Senato diverse interrogazioni parlamentari rivolte ai ministeri competenti affinché chiariscano quegli aspetti della legge che oggi fanno di milioni di cittadini dei potenziali evasori fiscali o impongono il canone anche laddove non è dovuto. Fino ad oggi queste interrogazioni sono state ignorate, così come le altre richieste di chiarimento.

 



ESPOSTO-DENUNCIA ALLA CORTE DEI CONTI - Da tempo la Rai lamenta una grave evasione del canone d'abbonamento, a cui ricollega anche la crisi finanziaria che ogni anno spinge gli amministratori a chiedere un aumento degli importi, ben oltre il tasso di inflazione, e la riscossione indiscriminata tramite bolletta dell'elettricità al fine di sanare il deficit. Per questo, è nei propositi della Rai combattere l'evasione fiscale del canone d'abbonamento, effettuando richieste e accertamenti porta a porta, tramite proprio e anche a mezzo di Guardia di Finanza nei confronti di tutti i nuclei familiari risultanti negli elenchi anagrafici di tutti i Comuni d'Italia ma non ancora abbonati (oltre il 25%).
E’ da osservare come  l'ente concessionario non fa altrettanto per i canoni speciali, dovuti per il possesso di tali apparecchi fuori dall'ambito familiare. Tali notizie trovano conferma nelle statistiche sulla densità dei canoni speciali di abbonamento sul territorio italiano. A fronte di oltre 4 milioni di imprese dotate di connessione Internet (e quindi anche di computer), i canoni speciali di abbonamento nel 2006 risultano essere solo 171.554, poco più del 4% dei canoni dovuti dalle sole imprese. Se a queste si aggiungono i lavoratori indipendenti che non risultano come imprese (oltre due milioni), banche e ogni loro filiale, uffici postali, enti locali, enti pubblici e loro sedi distaccate, tribunali e procure con relative sedi distaccate e sedi regionali, associazioni, stazioni ferroviarie, ecc., presumibilmente quasi tutti dotati di un computer o monitor, è evidente che l'evasione del canone speciale è pressoché totale, risultando un danno erariale di svariate centinaia di milioni di euro l'anno.
Infine, del tutto assente risulta l'accertamento e la riscossione del canone temporaneo ("Licenza Temporanea di Importazione" di apparecchi atti o adattabili alla ricezione delle radioaudizioni) ad opera dell'Ufficio Dogane dell'Agenzia delle Entrate.

L'INTERPELLO – Varie associazioni hanno invitato tutti i cittadini sprovvisti di televisore, ma in possesso di altri apparecchi multimediali (computer, decoder, etc.) per i quali hanno ricevuto una richiesta di pagamento da parte della Rai a proporre un interpello all'Agenzia delle Entrate. Contrariamente ad altre forme di richiesta, se l'interpello non riceve risposta, il contribuente può far valere la sua interpretazione della legge, senza incorrere in future sanzioni. In altre parole, se l'Agenzia delle Entrate continua a non rispondere, si potrà tranquillamente non pagare il canone/tassa per computer e altri apparecchi multimediali senza rischi di incorrere in sanzioni.

QUANTO PRENDONO I COLLABORATORI RAI - Da anni ormai, la Rai non ottempera a un obbligo di legge sulla trasparenza della Pubblica Amministrazione, pubblicando sul proprio sito web i nomi e relativi importi percepiti dai consulenti e professionisti esterni. Per legge, la mancata pubblicazione degli estremi dei contratti di consulenza comporta l'illegittimità dei relativi pagamenti: "Nessun atto comportante spesa ai sensi dei precedenti periodi può ricevere attuazione, se non sia stato previamente reso noto, con l'indicazione nominativa dei destinatari e dell'ammontare del compenso, attraverso la pubblicazione sul sito web dell'amministrazione o del soggetto interessato, nonché comunicato al Governo e al Parlamento" (art. 3, comma 44 della legge 244/2007). Sempre secondo la legge, in caso di violazione, la Rai e gli stessi consulenti sono tenuti al rimborso, a titolo di danno erariale, di una somma pari a dieci volte l'ammontare della somma illegittimamente erogata. Per questo è stato inoltrato un esposto-denuncia alla Procura della Corte dei Conti e  presentato l'ennesima interrogazione parlamentare a cui, manco a dirlo, non è giunta risposta alcuna.

LA PETIZIONE PER L'ABOLIZIONE - È una necessità civica che si perde nel tempo, da quando nel nostro etere, negli anni '70 del secolo scorso, non siamo più stati costretti a vedere e ascoltare la radio e la tv di un solo gestore. Quando l'etere cominciò a liberarsi, chi non è stato coinvolto in quello spirito che aleggiava nella canzone di Eugenio Finardi "se una radio è libera, ma libera veramente, io l'amo ancor di più perché libera la mente..."? Ma era una sensazione d'animo che ha dovuto confrontarsi con un mastodonte: la Rai. Proprio perché non più unica fonte di informazione, spettacolo, sport e cultura via etere, essa è diventata sempre più terra di conquista di chi ci ha governato, un potente strumento attraverso il quale condizionare la vita civica, economica, politica e culturale di intere generazioni.

 

 

C’è da chiedersi

 

 

IL CANONE RAI SIA LECITO?

 

Il ragionamento circa la liceità del canone parte dal DECRETO 13 dicembre 2000 “Determinazione della misura dei canoni di abbonamento alle radiodiffusioni”.   La normativa di riferimento è la seguente
-regio decreto-legge 21 febbraio 1938, n. 246, convertito nella legge 4 giugno 1938, n. 880; 
-decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato 31 dicembre 1947, n. 1542; 
-decreto ministeriale 17 gennaio 1948, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 17 del 22 gennaio 1948; 
-decreto ministeriale 12 luglio 1948, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 165 del 19 luglio 1948; 
-decreto ministeriale 18 novembre 1953, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 270 del 24 novembre 1953; 
-legge 14 aprile 1975, n. 103, recante nuove norme in materia di diffusione radiofonica e televisiva; 
-legge 6 agosto 1990, n. 223; 
-decreto ministeriale 20 dicembre 1991, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 29 dicembre 1991; 
-legge 25 giugno 1993, n. 206, e successive modificazioni, recante disposizioni sulla società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo; 
-legge 23 dicembre 1996, n. 650, di conversione del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 645; 
-convenzione stipulata in data 15 marzo 1994 tra il Ministero delle poste e delle telecomunicazioni e la RAI -Radiotelevisione italiana S.p.a., approvata e resa esecutiva con decreto del Presidente della Repubblica 28 marzo 1994, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12 agosto 1994; 
-contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la RAI - Radiotelevisione italiana S.p.a., per il triennio 1997-1999, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 29 ottobre 1997, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 286 del 9 dicembre 1997; 
-legge 27 dicembre 1997, n. 449, ed in particolare gli articoli 17, comma 8 e 24, commi 14 e 15; 
-legge 23 dicembre 1998, n. 448; 
-legge 23 dicembre 1999, n. 488; 
-decreto ministeriale 13 dicembre 1999, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 dicembre 1999; 
-decreto ministeriale del 10 gennaio 2000, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 4 febbraio 2000; 
-contratto di servizio tra il Ministero delle comunicazioni e la RAI - Radiotelevisione italiana S.p.a. con scadenza al 31 dicembre 2002; 
-decreto ministeriale 28 novembre 2000, con il quale è stata ricostituita la commissione paritetica prevista all'art. 30 del contratto di servizio sopra citato; 
-proposta del 12 dicembre 2000 elaborata dalla predetta commissione paritetica e considerato che, nel prendere atto dell'intervenuto ampliamento del volume dell'offerta realizzata anche attraverso canali tematici in chiaro di servizio pubblico, lacommissione ha proposto di integrare la formula definita al comma 1 prevista dall'art. 30 del predetto contratto di servizio al fine di considerare i costi aggiuntivi che ne derivano.

Il menzionato Decreto statuisce [art.1] La misura semestrale del sovrapprezzo dovuta dagli abbonati ordinari alla televisione, [art.3] Gli importi annuali, semestrali e trimestrali complessivamente dovuti per canone, sovrapprezzo, tassa di concessione governativa e I.V.A. dovuti dai detentori di apparecchi televisivi ad uso privato.
Il c.2 dell’art.3 è il fondamento della norma.  Si statuisce che coloro che nel corso dell'anno entrano in possesso di un apparecchio, atto od adattabile con qualsiasi mezzo alla ricezione delle trasmissioni televisive, devono corrispondere un rateo complessivo nella misura risultante dalla annessa tabella 2.
Residua, tuttavia, un’ipotesi di sull'illegittimità costituzionale del canone radiotelevisivo, avvalorata dall’ Ordinanza 10.05.2001 del Tribunale di Milano - giudice unico nel giudizio tra un cittadino ed il Ministero delle Finanze.   Il Tribunale ha ritenuto non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale degli art.1, 10 e 25 r.d.l. 21 febbraio 1938, n.24, convertito nella legge 4 giugno 1938, n.880 e successive integrazioni e modificazioni, nonché degli art.15 e 16 della legge 14 aprile 1975, n.103 e norme ivi citate, per contrasto con gli art.2, 3, 9 e 21 della Costituzione.
La vicenda trae origine da Decreto Ingiuntivo dell'URAR-Tv di Torino conseguente al mancato pagamento del canone Rai, eccependo l'illegittimità costituzionale della
normativa che stabilisce tale canone ed in particolare di quella che detta le regole per disdire l'abbonamento.   Infatti non basta aver disdetto per lettera il canone, in quanto bisogna adempiere poi a tutti gli incombenti dettati dalla legge n. 880/1938 per perfezionare tale disdetta.   Giova notare che per non essere più soggetti al pagamento del canone, il cittadino che possiede un apparecchio atto a captare le trasmissioni radiofoniche o televisive emesse dalla Rai S.p.a., deve compiere alcune onerose operazioni, come quelle di sigillare l'apparecchio, pagare un tributo per tale sigillo e notiziari formalmente l'ente emittente affinchè questo possa compiere le opportune verifiche, ovvero comunicargli di essersi spogliato dell'apparecchio indicando il nominativo della persona a cui lo ha ceduto (che diverrebbe il nuovo obbligato).
Nulla vale argomentare l’incostituzionalità della normativa che impone al cittadino tali obblighi, ritenuti lesivi della sua libertà d'informazione, e argomentando successivamente sulla disparità di trattamento e sulla irragionevolezza della normativa citata.  
Infatti la materia che è stata regolata nel tempo da diverse disposizioni non sempre coerenti tra loro, non solo hanno portato alla configurazione del canone come "tassa di concessione" ma hanno dovuto recepire gli adeguamenti che la legislazione comunitaria e la nuova coscienza sociale man mano indicavano o imponevano, nonché le innovazioni sempre crescenti nel settore delle comunicazioni e nella stessa tecnologia, per la quale oggi basta l'inserimento di una semplice scheda nell'interno di un computer collegato ad un'antenna parabolica per captare i segnali radiotelevisivi provenienti da tutto il mondo, inclusi quelli emessi dalla stessa Rai, senza dover corrispondere alcun canone. 
La questione deve riguardare principalmente gli artt.1, 15 e 16 della legge n.103/1975.   L'art. 1 di tale legge esordisce con un'affermazione di principio, assumendo l'essenzialità del servizio pubblico di diffusione circolare di programmi radiofonici e televisivi,
assegnando a tale servizio la finalità di "ampliare la partecipazione dei cittadini e concorrere allo sviluppo sociale e culturale del Paese in conformità ai principi sanciti dalla Costituzione...
L'indipendenza, l'obiettività e l'apertura alle diverse tendenze politiche, sociali e culturali, nel rispetto delle libertà garantite dalla Costituzione, sono principi fondamentali della disciplina del servizio pubblico radiotelevisivo", che per tali motivi è riservato allo Stato.   Risulta esplicito quindi il riferimento in generale ai principi fondamentali della Costituzione agli 
artt. 2, 3, 9, e 21.   Lasciano perciò perplessi le successive disposizioni contenute negli artt. 15 e 16 della stessa legge n. 103/1975, che per la realizzazione dei suddetti diritti
fondamentali dei cittadini costituzionalmente garantiti impone ad essi un onere economico. Ciò in quando questa realizzazione rientra per dettato costituzionale nei compiti primari della Repubblica, e rappresenta per il cittadino un diritto di cui egli deve usufruire liberamente.  Si potrebbe obiettare che anche in altri casi di compiti primari svolti dallo Stato per il soddisfacimento di diritti costituzionalmente garantiti dei cittadini, gli stessi soggiacciono ad un onere (si pensi al diritto alla salute), ma, a parte la considerazione che di recente si è avuta l'abolizione dei tikets, questi casi sono indubbiamente differenti da quello di cui ècausa. 
Importanti appaiono anche i due D.P.R. 28 marzo 1994 e 29 ottobre 1997, con i quali venivano recepite le "Convenzioni" tra il Ministero delle poste e telecomunicazioni e la Rai-S.p.a. "per la concessione in esclusiva sull'intero territorio nazionale del servizio pubblico di diffusione di programmi radiofonici e televisivi, che appunto stabiliscono che la Rai
S.p.a. e' l'unica concessionaria del pubblico servizio di trasmissioni radiotelevisive, deputata a provvedere
"...nell'ambito degli indirizzi impartiti dalla commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ad organizzare ed a svolgere il servizio pubblico in modo da garantire la più ampia rappresentanza delle istanze politiche, sociali e culturali presenti, a livello nazionale e locale, nel Paese.   Questa funzione assegnata dalla legge alla Rai, che di fatto peraltro non differisce da quella delle altre emittenti private, non solo non è mai assunta come ragione giustificatrice del canone posto a carico del potenziale utente, ma crea in capo alla stessa Rai una posizione dominante in netto contrasto con l'art. 2 della legge n. 243/1997, che tale divieto impone, prevedendo solo una deroga al comma 19 per consentirle di partecipare in piattaforma unica a trasmissioni digitali e via satellite con altra concessionaria di pubblico servizio di telecomunicazioni.
Insomma, mentre nel nostro ordinamento si rinvengono molteplici disposizioni che giustificano l'assoggettamento ad una tassa delle società emittenti di trasmissioni radiotelevisive, allo stato attuale non risulta alcuna disposizione di legge che dia ragione del motivo per cui il cittadino-potenziale utente debba corrispondere una tassa alla sola concessionaria del pubblico servizio radiotelevisivo per il semplice fatto di possedere un apparecchio potenzialmente atto a captarne le trasmissioni, e, per assurdo, anche nel caso che la ricezione risulti di fatto impossibile.   In effetti il vero presupposto indicato dalla giurisprudenza per giustificare la tassa pretesa dall'URAR-Tv e' stato il dominio dell'etere lo Stato ha il potere discrezionale di gestire l'assegnazione delle licenze, assegnando alle varie emittenti le diverse bande di frequenza.   Ma occorre osservare sotto questo profilo che la semplice detenzione di un apparecchio atto a captare le trasmissioni via etere non sembra possa più essere considerato il presupposto per la imposizione di una tassa prevista e dovuta a favore di un solo concessionario in esclusiva dell'utilizzo dell'etere, anzitutto perchè una simile esclusiva di fatto non esiste ed in secondo luogo perché, ove esistesse o continuasse ad esistere, ciò certamente creerebbe oggi una disparità evidentissima di trattamento tra chi riceve le trasmissioni televisive attraverso la normale televisione e chi le ricevesse, invece (addirittura migliori), attraverso l'utilizzo della scheda adattata al computer, ovvero chi non le ricevesse affatto (pur avendo l'apparecchio per vedere films videoregistrati).   Ed inoltre il governo dell'etere riguarda i singoli enti emittenti che pagano per le concessioni ottenute una tassa (di concessione governativa), che nessuna norma di legge autorizza loro a riversare sul cittadino, e del resto, il canone di abbonamento alle radioaudizioni non e' mai stato giustificato sotto un simile profilo e cioè sotto l'ipotesi di recuperare dall'utente finale il costo del tributo governativo pagato dall'emittente per ottenere la concessione per la trasmissione.   Sarebbe inoltre troppo facile obiettare che si perverrebbe per altra via alla violazione degli artt. 3 e 21 Cost., considerando l'uso gratuito dell'etere che avviene con le trasmissioni via internet, in cui l'utente, caso mai, paga un prezzo al provider solo per il periodo in cui utilizza la trasmissione e soprattutto in modo volontario.   Nel mondo di oggi, considerata la tecnologia crescente nel sistema delle trasmissioni via etere, non resta quindi nessuno spazio per poter considerare ragionevole, sotto il profilo della disparità di trattamento che si viene a verificare, l'obbligo per il semplice detentore di un apparecchio radiofonico o televisivo di corrispondere una tassa ad una sola società retta da norme di diritto privato quale la Rai, e la difficoltà  di comprensione della ratio della normativa risiede anche nel considerare come costituzionalmente legittima una normativa che - nata con riferimento ad un sistema di monopolio retto dall'EIAR - oggi si discosta nettamente dal carattere di generalità che deve avere la norma di legge, carattere che impone un determinato precetto a tutti i soggetti che si trovino nella medesima situazione.
Va aggiunta ancora un'altra considerazione, e cioè che il regime delle concessioni governative all'utilizzo dell'etere da parte di ogni emittente che voglia diffondere le proprie trasmissioni, toglie alla Rai la caratteristica di essere l'unica concessionaria di un servizio pubblico e quindi di essere l'unica a poter pretendere il pagamento di un tributo appunto per essere concessionaria del predetto servizio, poiché tutte le altre emittenti si trovano nella sua stessa situazione e non hanno diritto ne' potere per poter impone un canone. E del resto non può essere considerato di interesse pubblico (per di più preminente) l'operato della sola Rai, sol perché questa avrebbe (in teoria) una minore possibilità di trasmettere pubblicità rispetto alle emittenti private, poiché tutte sono sottoposte alla medesima regolamentazione allorché le trasmissioni riguardino un pubblico interesse, come ad esempio nel rispetto della par condicio durante le campagne elettorali. Insomma, mentre poteva derivare una qualche conseguenza dalla natura di concessionaria di un pubblico servizio che l'EIAR (poi Rai) rivestiva finché rimase l'unica emittente autorizzata in tal senso, oggi tale natura non pare assolutamente piu' utile per giustificare giuridicamente la sua posizione di unica legittimata alla riscossione di una tassa a carico del cittadino, ne' tale tassa puo' essere giustificata dalla natura della Rai di semplice concessionaria governativa (al pari delle altre emittenti) del servizio in questione.
In sostanza il panorama che questa materia presenta e' quello di una pluralità di emittenti televisive che si distinguono tra loro per la sola matrice locale o nazionale a che, inficiate da una invadente quantità  di messaggi pubblicitari, offrono all'utente una composita varietà di trasmissioni di politica, attualità, spettacolo, giochi e films.
I programmi mandati in onda dalla Rai non differiscono dai programmi mandati in onda dalle altre reti private a diffusione nazionale, rendendo possibile distinguere l'emittente solo per il "logo" che compare ad un angolo del teleschermo. In questa situazione, perdurante da tempo, riesce davvero difficile individuare una differenza tra il "servizio pubblico" della Rai ed il servizio "offerto al pubblico" delle altre emittenti private e, di conseguenza, riesce difficile trovare una giustificazione razionale all'esistenza di una tassa che l'utente deve corrispondere alla sola "emittente pubblica" sul solo presupposto della detenzione di un apparecchio potenzialmente atto a ricevere un servizio "pubblico" dal contenuto uguale a quello offerto dal "servizio privato" e indipendentemente dal fatto che usufruisca sia dell'uno che dell'altro. E risulta altresì' difficile giustificare  l'assoggettamento del cittadino ad una tassa perché costui possa usufruire del "servizio pubblico" delle trasmissioni radiotelevisive, finalizzato alla pluralistica obiettività dell'informazione e al soddisfacimento culturale dell'utente, quando il carattere "pubblico" dell'informazione dovrebbe semmai costituire la causa della sua gratuità, per la funzione riservata alla concessionaria. 
In buona sostanza il pagamento del canone di abbonamento radiotelevisivo appariva giustificabile quando la Rai era l'unica emittente autorizzata a diffondere via etere i programmi radio- tv, mentre il panorama radiotelevisivo attuale è caratterizzato da una pluralità di emittenti nazionali e locali ed una situazione di esclusiva creerebbe una disparità evidentissima di trattamento tra chi riceve le trasmissioni televisive attraverso la normale televisione e chi le ricevesse, invece, (addirittura migliori) attraverso la scheda adattata al computer, ovvero chi non le ricevesse affatto. Senza dimenticare neppure l'uso gratuito dell'etere che avviene con le trasmissioni via internet, nonché il fatto che ormai i programmi mandati in onda dalla Rai non differiscono dai programmi mandati in onda da altre reti private a diffusione nazionale. 
In passato altre volte la Corte costituzionale è intervenuta sulla vicenda  (sent. 12 maggio 1988, n.535 e 20 aprile 1989, n.219), respingendo i dubbi di costituzionalità del canone radiotelevisivo sollevati rispettivamente dal Tribunale di Torino (sent. 14 maggio 1982, in Boll.trib., 1983, 1879) e dalla Corte d'appello di Torino (sent.24 giugno 1988, in Giur. cost., 1989, II, 476). 
Intorno all'obbligo di pagamento del canone radio-tv, riscosso da una società di diritto privato (l'Urar-Tv di Torino) per conto della Rai, la giurisprudenza è prevalentemente orientata nel senso che il suo pagamento è dovuto in ogni caso, per il solo fatto di detenere un apparecchio radiotelevisivo "atto o adattabile alla ricezione di qualsiasi emittente radiofonica o televisiva, italiana o straniera, pubblica o privata" (Cass. civ., sez.I, 13 settembre 1993, n.9486, in Foro it., 1994, I, 3157; id., 3 agosto 1993, n.8549, in Rep. foro it.,
1993, v. Radiotelevisione, n.93; C. app. Torino, 9 febbraio 1990, in Giur. cost., 1990, 2428; id., 10 novembre 1989, ivi; Tar Lazio, sez.III, 28 febbraio 1986, n.497, in Giur. merito, 1986, 952; Trib. Milano, 1 marzo 1984, in Dir. prat. trib., 1986, II, 769; Pret. Roma, 26 ottobre 1983, in Giur. it., 1984, I, 2, 474; Trib. Torino, 14 marzo 1982, in Giur. cost., 1983, II, 809. Contra: Pret. Roma, 12 giugno 1985, in Rep. foro it., 1984, v. Radiotelevisione, n.73; C. app. Torino, 14 novembre 1984, ivi, 1985, n.72; Trib. Torino, 28 ottobre 1982, ivi, 1984, n.96. In queste decisioni si sottolinea come il canone andrebbe corrisposto solo se il servizio venga effettivamente erogato e fruito. Pertanto non sono tenuti al pagamento i cittadini che pur
detenendo un apparecchio radiotelevisivo sono impossibilitati a ricevere i programmi).
La Corte costituzionale (sent. 12 maggio 1988, n.535) precisa però che "non è dovuta la tassa se l'amministrazione non ha previsto in alcun modo l'erogabilità del servizio radiofonico e televisivo in una certa zona".   In ogni caso, il detentore dell'apparecchio radiotelevisivo potrà sottrarsi al pagamento del canone inibendo la ricezione delle le trasmissioni pubbliche, secondo una particolare procedura prevista all'art.10 c.1 del r.d.l. 21 febbraio 1938, n.246, tuttora in vigore.    
La natura giuridica del canone radiotelevisivo ha formato oggetto di dibattito sin dalla sua introduzione nel nostro ordinamento (Sandulli M.A., voce Radioaudizioni, in Enciclopedia del diritto, v.XXXVIII, Milano, 1987, 220) e la Consulta, chiamata a pronunciarsi sull'argomento, ha qualificato il canone come un tributo(sent. 8 giugno 1963, n.81), natura che è stata poi ripetutamente confermata dalla giurisprudenza successiva (C. cost., 23 gennaio 1974, n.10; Tar Lazio, sez.III, 28 febbraio 1986, n.497, cit.; Trib. Torino, 9 dicembre 1988, in Giur. Cost., 1989, II, 1361; Cons. Stato, sez.VI, 2 aprile 1998, n.426, in Foro it., 1998, III, 209).   Nell'ambito di tale interpretazione, mentre alcune pronunce però
ritengono che il canone radio-tv vada considerato come un'imposta, non esistendo un nesso necessario tra la prestazione del servizio e l'obbligo di pagamento del relativo canone (C. app. Torino, 10 novembre 1989, cit.; id., 9 febbraio 1990, cit.; Cass. civ., sez.I, 3 agosto 1993, n.8549, cit.), altre, invece, lo considerano una tassa, che va corrisposta solo se il servizio venga effettivamente erogato e fruito, per l'espressa definizione contenuta nell'art.7 d.p.r. 26 gennaio 1952, n.180 (C. cost. 12 maggio 1988, n.535; C. app. Torino, 14 novembre 1984, cit.; Cass. civ., sez. I, 1 febbraio 1983, n.864, in Boll. trib., 1983, 601; Trib. Torino, 14 marzo 1982, cit. Per Trib. Milano, 1 marzo 1984, cit., il canone avrebbe natura composita, comprendendo una tassa di concessione governativa ed un canone riscosso dall'amministrazione per conto del concessionario del servizio radiotelevisivo).

 

 La RAI in argomento sostiene, tra l’altro:


CANONE DI ABBONAMENTO 
ABBONAMENTI SPECIALI

L'abbonamento speciale è dovuto per la detenzione di apparecchi radiofonici o televisivi fuori dell'ambito familiare.
A differenza dell'abbonamento privato, l'abbonamento speciale:
1) è valido solo per l'indirizzo per il quale è stipulato. Ne consegue che ogni esercizio o ufficio facente capo ad una medesima struttura centrale (alberghi di una stessa catena, filiali di una stessa banca etc.) dovrà essere coperto da un autonomo abbonamento speciale;
2) L'importo del canone televisivo e' determinato in base alla tipologia del locale (albergo, bar, ufficio,ecc.); al numero di stelle, camere e TV, se trattasi di struttura ricettiva (alberghi, pensioni, villaggi turistici, ecc.) ed alla categoria se riguarda gli esercizi pubblici come bar, ristoranti, pizzerie ecc.
Per la detenzione, invece, di soli apparecchi radiofonici fuori dall'ambito familiare e' dovuto un canone speciale uguale per tutte le tipologia e categorie. 
Per l'abbonamento speciale il primo versamento deve essere effettuato mediante l'apposito bollettino di c/c postale n.2105 da richiedere alle Sedi Regionali della RAI.
A seguito del primo versamento, viene inviato al nuovo abbonato speciale il libretto di abbonamento, sul quale è riportato il numero di ruolo e che contiene i bollettini di c/c postale n.2105 per il rinnovo dell'abbonamento. 
Gli importi del canone di abbonamento speciale sono indicati nelle tabelle sul sito internet Abbonamenti.

Come disdire il canone 
Si consiglia di inoltrare una comunicazione alla RAI relativa al mancato possesso di apparecchio televisivo.    
In ogni caso, l' intimazione del servizio televisivo si configura come una mera diffida, che deve comunque tradursi in una ingiunzione di pagamento vera e propria emessa dal' Ufficio del Registro, previa redazione di verbale di accertamento; a detta eventuale ingiunzione potrà far seguito un giudizio di opposizione davanti al Tribunale per far accertare giudizialmente l' insussistenza dei presupposti della pretesa impositiva. 
Ma il canone di abbonamento è un'imposta dovuta per la detenzione dell'apparecchio televisivo. Le norme fondamentali sugli abbonamenti alle radiodiffusioni sono contenute nel R.D.L. 21 febbraio 1938, n.246, convertito nella legge 4 giugno 1938, n.880. Il canone di abbonamento è un tributo dovuto per la semplice detenzione di un apparecchio atto od adattabile alla ricezione delle trasmissioni radiotelevisive. ….. Dalla circostanza che l'obbligo a corrispondere il canone di abbonamento discende dalla semplice detenzione dell'apparecchio ed è indipendente dal suo utilizzo la Corte costituzionale e la Corte di cassazione hanno dedotto che il canone ha natura di imposta."
In quanto fatto notorio, la generalità delle persone sia a conoscenza del carattere obbligatorio del pagamento del canone al servizio radiotelevisivo e che, pertanto, il fatto che tale obbligatorietà possa non essere espressamente sottolineata nel corso degli spot, non appare costituire profilo di ingannevolezza dei messaggi tale da pregiudicare il comportamento economico dei consumatori.

Come disdire correttamente il canone tv                     
        1.     Chi intende disdire deve prima accertarsi di aver pagato per intero il canone dell’anno in corso e di non avere altre pendenze con il S.A.T. fino all'anno scorso si chiamava Urar        
        2.     E’ necessario possedere il libretto di abbonamento, per cui, chi non lo ha deve farne richiesta con raccomandata con ricevuta di ritorno al S.A.T. (Sportello Abbonamenti TV) specificando il nominativo del titolare richiedente, l’indirizzo e il numero di ruolo dell’abbonamento che troverete sui bollettini prestampati che il S.A.T. vi invia a casa per il pagamento. (conservate una fotocopia della lettera che inviate al SAT)             
        3.     Versare £ 10.000 con vaglia postale, specificando nella causale del versamento “per disdetta canone numero di ruolo:  scrivete il vostro numero di ruolo”. Le 10.000£ vanno spedite al S.A.T., casella postale 22, 10121 TORINO. L'agenzia di pagamento è: TORINO VAGLIA E RISPARMI           
        4.     Staccare dal libretto la cartolina “d” , (la “b” se il vostro libretto e’ recente) intitolata “denuncia di cessazione dell’abbonamento tv”.           
               -      Barrare la casella 2 che riporta la richiesta di suggellamento.~              
               -      Quindi compilare gli spazi in bianco riportando il numero del vaglia e la data del versamento.                
               -      Più sotto trovate lo spazio per la data di spedizione della cartolina, riportatela e apponete la vostra firma.                
               -      Sul retro della cartolina riportare nome e cognome e indirizzo del titolare che intende disdire               
               -      Fate fotocopia della cartolina(davanti e dietro).L’originale della cartolina va spedito senza imbustare con raccomandata ricevuta ritorno all’indirizzo già stampato.         
        5.     Quando riceverete la cartolina di ritorno, spedite  con raccomandata ricevuta ritorno il libretto di abbonamento, avendo cura di togliere le ricevute dei versamenti che avete corrisposto alla rai nel corso degli ultimi 10 anni                        
        ~Tutta la procedura va eseguita entro e non oltre il 31 dicembre dell’anno in corso.          
        L’indirizzo a cui si deve inoltrare le raccomandate è: 
                                     U.r.a.r. tv
                                     Casella postale 22
                                     10121 Torino

                                    
               
        Cosa può succedere quando si disdice il canone Rai            
               1.     Se la disdetta è avvenuta in modo regolare, seguendo alla lettera le disposizioni indicate nel documento allegato, è possibile (anche se molto improbabile) che i funzionari della Rai escano per suggellare il televisore. Il suggellamento consiste nel rivestire l'apparecchio tv con un sacco di iuta che viene sigillato con una lega metallica predisposta dal Ministero delle finanze. In questa evenienza, l'utente che abbia richiesto il suggellamento, deve permettere che l'operazione venga effettuata su un vecchio tv, in un luogo esterno alla propria abitazione (per esempio, sul pianerottolo, in cantina, o addirittura in strada). Nessun funzionario del S.A.T. e neppure la finanza infatti, può entrare in casa di un presunto senza il mandato di un Magistrato.
L'operazione di suggellamento è sempre accompagnata dalla stesura di un verbale che a vostra richiesta può essere integrato da eventuali dichiarazioni. Se il funzionario, per esempio, si rifiuta di suggellarvi il tv perché non è stato fatto entrare in casa, dovete far verbalizzare "che il sig. Tal dei Tali si è rifiutato di suggellarmi il televisore nonostante glielo avessi messo a disposizione".
Ultimate le operazioni di suggellamento occorre ricordare che a vostra discrezione potete sottoscrivere un nuovo abbonamento alla televisione richiedendo in posta il bollettino per il pagamento dell'anno in corso. In questo modo peraltro, si può richiedere il disugellamento del televisore che vi hanno chiuso seguendo le procedure specificate nel verbale rilasciato dalla Finanza, o andare a comprare un nuovo televisore. Il nuovo canone di abbonamento potrà in ogni caso essere di nuovo disdetto.         
        2.     Se il S.A.T. , trascorso un po' di tempo dal giorno della disdetta, invia l'ingiunzione di pagamento, vuol dire che la stessa è stata compilata in modo scorretto. L'invio dell'ingiunzione di pagamento è sempre anticipata da una serie di comunicazioni da parte del S.A.T. che riportano il motivo per cui la disdetta non è stata accolta dall'ufficio competente. Preso atto dell'errore il richiedente può rettificare la domanda di disdetta con raccomandata ricevuta di ritorno, sempre che si sia ancora nei termini prescritti dalla legge (31 dicembre).         
        3.     Coloro che hanno ricevuto l'ingiunzione di pagamento, e non hanno provveduto ad onorare il presunto debito entro i termini prescritti, oppure non hanno fatto ricorso, vanno incontro al pignoramento. Il pignoramento può essere effettuato su un bene qualsiasi (a scelta del proprietario) purché il valore dello stesso sia pari all'importo che il S.A.T. vi ha ordinato di pagare, al quale vanno aggiunte le spese legali per l'avvenuto pignoramento (al massimo viene raddoppiato l'importo del valore dei beni pignorati). A pignoramento avvenuto, nessuno potrà entrare nella vostra casa e potrete disdire nuovamente il canone per l'anno successivo seguendo la procedura corretta.            
        4.     A tutti coloro che intendono disdire il canone Rai è raccomandato di verificare che non sussistano pendenze con il S.A.T. Onde evitare problemi consigliamo infatti di saldare eventuali debiti e solo in un secondo momento di procedere alla disdetta. 

 

In ultimo una ovvia raccomandazione:

-prima di intraprendere qualsiasi azione è opportuno valutare attentamente  le eventuali segnalazioni giunte all’Utente, la sua posizione nei confronti della RAI e di eventuali accertatori, in definitiva assicurarsi che non siano state fornite all’Ente impositore dichiarazioni (verbali o scritte) atte a giustificare le pretese di pagamento.                

 

 

 

 

     

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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