Capitolo VII

La riunione non era ancora iniziata.

Convocata in fretta e furia si svolgeva nella sala riunioni del dodicesimo piano. Sala riunioni era un eufemismo per mascherare l'effettivo utilizzo del locale che, grazie al televisore situato nell'angolo, veniva sovente utilizzata per seguire gli avvenimenti sportivi di maggior interesse. Capace di un centinaio di posti questa volta era ritornata al suo iniziale destino: consentire le riunioni del personale per esigenze sindacali.

Alla "presidenza" sedevano i rappresentanti centrali della RASI. Il primo, segretario generale aggiunto fumava la pipa; quello al centro, rappresentante dell'ala "dura" del Consigli dei delegati di sezione mordicchiava nervosamente un toscano mentre il terzo, occhiali da "figo" rigorosamente Armani, consultava attentamente un grosso volume: Il regolamento generale delle funzioni, della pianta organica ed aggiuntiva, delle circolari, specificazioni, interpretazioni e protocolli di intesa dell'Ente: il Vademecum e Vangelo dei rapporti interni; 3205 pagg. senza contare l'indice ed il glossario.

I presenti erano circa una trentina e tra di essi spiccava la fulva capigliatura dell'Angelica: la rappresentante del personale nubile o divorziato con mansioni non inferiori a segretaria di II classe e non superiore a Vice capo ufficio aggiunto.

Il segretario generale chiese ed ottenne un po' di silenzio.

"La riunione di oggi - esordì gravemente - è motivata da una grave situazione determinatasi all'interno dell'Ente."

Breve momento di pausa, e poi riprese.

"E' noto a tutti come uno dei capisaldi dell'azione del sindacato in tutti questi anni è stata quella della difesa dei diritti acquisiti dal personale e la continua attività tesa a portare avanti il discorso delle rivalorizzazione delle mansioni individuali, collettive e di gruppo e del conseguente riequilibrio dei parametri economici e normativi.

Questo - aggiunse - è giusto e doveroso riaffermare anche in questa sede per contrastare l'iniziativa di frange non rappresentative del personale che approfittano di oggettive difficoltà congiunturali per snaturare il corretto rapporto tra sindacato ed iscritti."

Una voce lo interruppe.

"Se la cosa è diretta nei confronti della autonoma iniziativa del movimento di base, allora abbandoniamo subito la seduta."

Almeno dieci voci, immediatamente, sovrapponendosi l'una all'altra, espressero pareri diversi ed con toni difformi.

"Cominciamo bene - sottolineò ridacchiando il rappresentante della I sezione che, da sempre, rivendicava il proprio ruolo culturale all'interno dell'Ente in forza  del fatto che la stessa sezione si occupava della genesi evolutiva delle realtà antropomorfe - cominciamo come al solito" ribatté, forse per dare conferma a questa espressione, approfittò per avvicinare la sedia a quella dell'Angelica con evidente intento di trovare "un punto di contatto".

"Mi scuso  se le mie parole sono state fraintese - riprese con un tono leggermente più alto l'oratore principale - La storia del movimento popolare nel nostro Paese ci è maestra nel dimostrare come dalle incomprensioni tra i lavoratori trae forza il padronato per aumentare i suoi guadagni e limitare gli investimenti."

Non ci fu applauso. Quello era un film già visto innumerevoli volte, ma, almeno, servì a riportare la calma.

"Pregiudiziale!"

Il rappresentante dell'ala "dura" si alzò di colpo in piedi e spiaccicando rabbiosamente il sigaro sul ripiano del tavolo, senza attendere oltre, ribadì il suo concetto.

"Sia chiaro che non ci presteremo ai soliti mezzucci tesi ad  addormentare la giusta rivolta dei dipendenti oppressi. Siamo disposti anche a dichiarare, autonomamente - e calcò su questa parola - lo stato di agitazione - poi infervorandosi proseguì - nel corso di una recente riunione di un gruppo di lavoratori abbiamo deciso di porre sul tappeto la questione ...". Non fece a tempo a completare la frase che scoppiò una pandemonio.

"Scissionisti", "Si fanno le riunioni carbonare", "E' indegno", " Questa è la fine dell'unità sindacale".

Le urla svegliarono il rappresentante del personale ausiliario di prima nomina che si era appisolato in fondo alla sala che alzandosi cominciò a sua volta ad urlare "Siamo stufi, basta con i privilegi!".

"Calma, stiamo facendo il gioco del nemico" affermava un altro salendo su di una sedia che rammentava come questa frase l'avesse sentita in qualche barzelletta su Mao-Tse-Thung ma non ricordava mai quale fosse.

Finalmente anche questa seconda ondata si calmò e l'Angelica ne approfittò per chiedere quale fosse la pregiudiziale annunciata.

"Non ha importanza, mi riservo" rispose il rappresentante dei duri.

Lo svolgersi degli avvenimenti aveva fortunatamente fatto comprendere all'oratore che forse era giunto il momento di parlare della questione all'ordine del giorno.

Prese il problema alla larga.

"Qualcuno ha riferito che sarebbe insorto un problema comportamentale o, sarebbe forse meglio dire, interpretativo in seno alla II Sezione e più precisamente nel III Ufficio".

Il tono era decisamente conciliante e la sostanza della questione illustrata nel modo più soft possibile.

Forse incideva su questo il fatto che lui era cugino, per parte di collaterale, del soggetto destinatario del rilievo: il ragionier Spinetta.

Nulla da fare. Spazientito il rappresentante dei duri riprese con forza la parola.

"E' inaudito che il rappresentante della asserita maggioranza non  voglia chiamare le cose con il proprio nome. I fatti che sono avvenuti in quell'ufficio possono essere definiti in un modo solo: un attacco predeterminato alle conquiste patrimonio dei lavoratori e il tentativo, neppure troppo nascosto, di una classe patronale che approfitta dello smarrimento, forse causato da condizioni fisiche anomale, di un dipendente per stravolgere l'ordinato ritmo produttivo e il buon nome dell'Ente".

"Ma che malattia - strillò dal fondo una voce - Sono stato non più tardi di un'ora fà nell'ufficio III della sezione II e sapete cosa ho trovato? Lo sapete voi? Tutti e sei i dipendenti di quell'ufficio che stavano agitandosi come farfalle impazzite, evadendo pratiche, utilizzando il computer e battendo a macchina con un rumore simile a quello di una mitragliatrice!"

La frittata era servita.

Non rimaneva che prendere atto, senza tentennamenti, della gravità dell'ora.

La discussione prese una via più ordinata ma sempre più preoccupata.

Tra tutte una proposta parve raccogliere i maggiori consensi.

Facciamo una commissione che studi il problema, contatti le segreterie compartimentali e riferisca.

Votazione, due astensioni, una dichiarazione di voto e la proposta divenne operativa.

La commissione risultò così composta: segretario generale aggiunto, rappresentante dell'ala "dura" del Consigli dei delegati e, quale esperto. il terzo componente della presidenza dell'assemblea che per tutto il tempo non aveva mai smesso di consultare il grosso volume che aveva d'innanzi.

Prima di sciogliersi l'assemblea accettò un'altra candidatura quale componente la commissione.

Il rappresentante della I sezione, che aveva quasi ultimato la manovra di completo aggiramento dell'Angelica, per vincerne le ultime, deboli, resistenza, fece il nome del suo obiettivo ed anche Angelica entrò nella commissione.  

 

 

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