Capitolo VI

 

Che qualcosa non funzionasse nel ragionier Spinetta ormai era fuori di dubbio.

Il sua comportamento superefficientista non era limitato alla sfera del suo lavoro. Anche in famiglia gli effetti erano evidenti.

Non seguiva più con proverbiale cronometricità il ritmo dei suoi trasferimenti casa-ufficio, erano sempre più ricorrenti ritardi al rientro ed anticipi nelle partenza.

Stefania non sapeva più a che Santo votarsi. Il suo Alfio era ormai un'altro uomo.

Non solo parlava sempre di lavoro ma, peggio, si portava a casa fasci di pratiche e, altro impensabile comportamento, la televisione non lo attirava più.

Sempre lì a sfogliare cartacce, prendere appunti, brontolare tra sè e sè.

Sulle prime Stefania aveva sospettato che il classico "colpo della mezzaetà" avesse colpito anche il marito e le manovre del suo strano comportamento mascherassero chissà quali evasioni. "C'è un'altra donna" aveva confidato alle amiche.

"Alfio non ha orari, torna a casa ad ore impensate. Non consulta più i depliants delle agenzie turistiche. Non pensa alle ferie. Al sabato dice di andare in ufficio."

Il colpo di grazia arrivò quando Alfio dichiarò, senza perifrasi, "Quest'anno non si parte. Devo lavorare!".

Era troppo.

Passi per uno slittamento delle ferie. Era già successo una volta: quando la terza sessione aveva organizzato un ciclo di partite di calcio tra scapoli e ammogliati per cui Alfio, che doveva arbitrare un paio di incontri, aveva posticipato di tre giorni l'inizio delle ferie. Questa volta però la questione si presentava assai più grave. Rinunciare alle ferie!

Il sacro appuntamento con sdraio ed ombrelloni, secchielli (dei nipoti) e grigliate sulla spiaggia era stato abiurato.

Stefania non esitò più.

Dopo una serie di telefonate a mamma, zia, cugini vari e nipoti prese il coraggio a quattro mani e si recò nella sede dell'ENRCA.

Il primo, traumatico incontro lo ebbe con tale Alberto Scacchetti.

Era un tipo conosciuto da tutti. Forte della sua carica di vice segretario-archivista del S.R.A. -servizio ricreativo aziendale- e per il fatto di essere il capo della squadra aggiunta di sorveglianza d'atrio, era conosciuto da tutti e, quello che più conta, conosceva tutti.

Anche Stefania era nel novero delle sue conoscenza. In diverse occasioni si erano incontrati. Come quella volta della gita sociale sul lago di Bracciano. Lui era il capo-pullman e lei, Stefania, grazie al quel vestitino a fiori era stata sistemata proprio davanti, vicino a lui.

Non che ci fosse stato nulla di serio ma tra le altre doti Alberto aveva quella della simpatia: Stefania era piacente e tra un complimento e l'altro la conoscenza si era rafforzata.

Vedendola entrare dalla porta principale Albero la riconobbe subito.

Come era cambiata però rispetto ad allora. Più preoccupata, quasi ansiosa.

"Buongiorrrno! Quale buon vento ci regala il piacere di vederti?."

Poco mancò che Stefania si mettesse a piangere.

Il paragone tra il suo Alfio, di allora, e quello di oggi e la evidente immutata indifferenza di Alberto a tutto ciò che era lavoro, la fecero ripiombare nel baratro del dubbio.

"Suvvia cosa ti succede. E' successo qualcosa?". Premuroso Alberto sfoderava tutte le sue arti di usciere, quasi impiegato, attento, disincantato, padrone del Palazzo.

"Sapessi ..". Un singhiozzo la interruppe.

"Vieni, andiamo al bar. Così ti spiegherai meglio".

Fu lì che Stefania, tra un succo ed un sospiro, venne a sapere l'amara verità,.

Il suo Alfio era sulla bocca di tutti.

Il suo inaccettabile comportamento, la sua smania di lavoro, la sua inqualificabile condotta lo avevano isolato dal resto del mondo. ormai era solo. Nessuno, dico nessuno - ammise con evidente fastidio Alberto - si fida più di lui. "E' un elemento estremamente pericoloso e, diciamolo pure, socialmente dannoso."

A sentire la storia delle recenti imprese del marito Stefania se da un lato provò sollievo a sapere che non era una questione di corna, dall'altro non sentì scemare le proprie preoccupazioni.

E' proprio come è successo nella 926 puntata di Tormento, la telenovela interpretata da Silly Malone, -pensò- il protagonista viene espulso dal club degli scacchi e moglie e figli, ridotti alla solitudine in una società che non li accettava più. Terribile.

Intanto Alberto proseguiva implacabile "Capisci Stefy (ah! il ricordo del vezzeggiativo di quella famosa gita rifaceva capolino), non è possibile che qualcuno metta in forse l'organizzazione dell'Ente. E' come se la Bibbia venisse paragonata ai "versetti satanici" che hanno scosso l'Islam.".

Questo era un'altro vezzo di Alberto. Ricevendo ogni mattina il grosso pacco di giornali destinati ai vari uffici, ne scorreva i titoli e, sempre aggiornato, non mancava occasione di far mostra della sua cultura.

"Anzi questo pomeriggio -soggiunge guardandosi in giro quasi stesse per svelare un segreto di Stato- al dodicesimo ci sarà una riunione della RASI (rappresentanza sindacale interna) per esaminare la questione. Non escludo che si possa giungere alla formulazione di un comunicato!"

Stefania si sentì mancare, ancora una volta, la terra sotto i piedi.

Eravamo sull'orlo dell'irreparabile.

Alberto in fondo era un brav'uomo. Rendendosi conto della gravità delle sue affermazioni cercò in tutti i modi di calmare Stefania e, dopo il secondo succo all'ananas, la riaccompagnò all'uscita congedandola con queste parole.

"Stai tranquilla, anche i migliori hanno un attimo di debolezza. Solitamente però cose di questo durano lo spazio di un mattino - altra dotta citazione - e dopo la tempesta torna il sereno. Vai non ti preoccupare il ragionier Spinetta si renderà conto ben presto del suo assurdo comportamento e tutto tornerà come prima. Ciao e .. salutami i bimbi."

Intanto al quattordicesimo piano, nel terzo ufficio della II sezione qualcosa era cambiato.

I sei addetti erano tutti, ripeto tutti, presenti.

Il geometra Nicoletti dal suo improvviso rientro da Cortina non si era più assentato. Il sig. Allegria era in stanza.

Quello che colpiva di più era però il ritmo che ognuno dei presenti aveva impresso alla sua attività.

Silenziosi, assorti nella consultazione delle pratiche e delle tabelle mentre il dr. Paruvelli scrutava ansioso il monitor in attesa di riscontro su di una indagine dell'età media dei canguri maschi, tutti erano avvolti da un efficienza operativa che forse era uguale solo a quella mostrata da Charly Chaplin nel film "Tempi moderni".

Le pratiche erano regolarmente evase, quelle completate sistemate in bella mostra per l'inoltro agli altri uffici (previa la regolare apposizione della firma del Capo Ufficio), e i contenitori di quelle da espletare, già suddivisi per materia, data di inoltro, codice di specie, destinatario e postulante.

Uno spettacolo.

Spinetta dal canto suo stava redigendo con la massima cura la prevista domanda alfine di ottenere, per ognuno dei presenti, una completa stazione informatica e relativo allaccio telefonico onde poter "colloquiare" con le varie sedi dell'Ente e le varie banche dati.

Rosita, che era giunta in ufficio con mezz'ora di anticipo per poter annaffiare le piante prima dell'inizio del lavoro, seduta alla macchina da scrivere, batteva come una forsennata per poter ultimare la relazione Z234/S (che doveva essere inoltrata una volta al mese) concernente il lavoro già svolto dall'ufficio ed il piano di quello relativo al mese successivo.

Non che fosse contenta però. Il foglio che era inserito nella macchina era abbastanza ingiallito (erano anni che quel tipo di relazione non veniva più redatta) e mostrava agli angoli un arrotolamento  che rischiava di farlo inceppare, ritardando in tal modo la sua compilazione.

Un lieve bussare alla porta, modificò per un attimo il ritmo.

"E' permesso? Oh, scusate, cercavo il terzo ufficio". La porta si rinchiuse salvo riaprirsi poco dopo.

Possibile pensò il malcapitato, che sia questo?

Tutto era diverso. Le piante allineate lungo la parete di fondo e sei colleghi che non lo degnavano di uno sguardo tutti assorti nella loro attività.

 

 

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