Il sole
quella mattina sembrava quasi stentasse ad alzarsi nel cielo.
Era primavera inoltrata e
l’aria iniziava a risentire di quel tepore che avvolgeva la città provocando
il desiderio di scampagnate.
Poi quasi d’un tratto, i
raggi del sole riuscirono ad incunearsi tra le persiane socchiuse
illuminando un corpo disteso nel letto.
La luce fece sobbalzare il
dormiente o piuttosto aggiunse sobbalzo al suo agitarsi.
Sudando abbondantemente il
ragionier Spinetta, proprio di lui si sta parlando, era in preda ad un vero
e proprio incubo. Stava precipitando ed il suolo si avvicinava a velocità
spaventosa. Aveva un bel agitare le braccia quasi a volersi sostenere; quel
terreno gli correva incontro senza che lui potesse far nulla per impedirlo.
Si trovava su un balcone,
questo lo ricordava bene e poi ad un tratto mentre fiamme immense lo
avvolgevano era iniziata la sua precipitosa caduta.
Ancora un sobbalzo ed una
specie di rantolo scaturì dalla sua gola.
Proprio pochi attimi prima
dello schianto l’urlo di una sirena si fece lacerante. Ma, no! Non era una
sirena sembrava quasi una campana. A Spinetta parve che il suono provenisse
dall’alto. Vuoi vedere che sono già morto e questa è la campana del Giudizio
Divino si ritrovò a pensare.
Poi aprì gli occhi. Dio che
incubo! Morto proprio non si direbbe. Questa era la sua stanza ed il suono
era di quella dannata sveglia!
Un sogno o piuttosto uno
spaventoso incubo ecco di che cosa si trattava. Al sudore era subentrato
come un senso di freddo mentre un peso opprimente gli gravava sullo stomaco.
Eccola la ragione di tutto. “La sera, me lo sono ripromesso più volte -
disse tra sé e sé - l’abbacchio proprio non lo debbo mangiare”.
Finalmente cosciente
Spinetta si ritrovò per un istante ad assaporare il fragrante profumo del
buon caffé che proveniva dalla cucina. Benedetta moglie: il tuo caffé alla
mattina è il benvenuto alla vita!
Però di notti così non ne
ricordava mica molte. Era quasi come aver vissuto in pochi istanti una vita
intera. Ma che cosa erano quelle assurde situazioni che coinvolgevano
colleghi ed amici, che trasformavano la rassicurante atmosfera dell’ENRCA in
una specie di androne popolato da assatanati. E quel coso come si chiamava?
Ah, sì, Work ma da dove diavolo era scappato fuori? Qualcosa di vero però
c’era. Gli ambienti erano i soliti, i colleghi pure e le merendine del
nocchiero, il viaggio alle Hawai mica erano frutto di sogni.
Lentamente Spinetta si
calmava. Ora non sentiva più ne caldo ne freddo:
stava bene semplicemente.
“Dannato abbacchio”.
Dunque, oggi è martedì, no
lunedì ma che dico oggi è mercoledì: in TV ci sono le partite di Coppa.
Dovrei alzarmi, sono già le otto. Qualcosa però lo tratteneva ancora sotto
le lenzuola. Alcune immagini del sogno stentavano a dissolversi.
Un virus che costringe i
dipendenti pubblici a lavorare? Ma quale mente distorta può partorire una
simile assurdità? Sarebbe come affermare che la terra è quadrata, che i
Borboni non sono i Padri del più corretto modo di concepire
l’Amministrazione dello Stato, che il Mansionario è un libro dei sogni e non
come in effetti è la Bibbia, il Vangelo, il Corano di ogni fedele servitore
dello Stato. Sarebbe come voler sovvertire le regole della fisica, veder
salire i corpi anziché osservarli mentre scendono verso il terreno.
Una pratica sbrigata in un
tempo misurato in minuti! Questa poi è la più assurda!
Una frase frattanto
continuava a rimbombargli nella testa: lavorare di più guadagnando di meno.
Non vi è dubbio è proprio un sogno, anzi un vero incubo!
E quel Rigelli o forse si
chiamava Ribelli che propinando dei calmanti aveva la pretesa di far
ragionare la gente! Ragionare su che cosa? Sulla possibilità di far piantare
ai giocatori di calcio alberi allo Stadio Olimpico? Fesserie! Cosa vi è poi
da cambiare in un sistema che è già perfetto? Suvvia ad essere pignoli
qualche aggiustamento si può ancora introdurre. Per esempio si potrebbero
definire in maniera più precisa gli avanzamenti automatici di carriera,
rivalutare lo scatto “laurea”, aumentare di qualcosa le ferie, diminuire le
tariffe dei bar interni. Sì qualcosa si può ancora fare. Ma da questo a
materializzare un incubo come quello che questa notte mi ha terrorizzato ce
ne corre.
La sveglia riprese a
suonare. Un colpo deciso con la mano e lo squillo si interruppe. Dunque dove
ero rimasto? Ah, i cambiamenti. Quello stupido sogno era proprio fuori dalla
realtà. Può un abbacchio sovvertirla talmente che il cervello possa
immaginare sia pure a livello di incubo che tanti anni di tranquille
abitudini e di sicure consuetudini svaniscano di colpo?. Inutile! Alla
fantasia non è possibile porre limiti e lo diceva bene il vecchio e buon
Friedrich Schiller, “neppure gli Dei ci possono proteggere dalla stupidità”.
Oramai Spinetta si era completamente rimesso dallo shock notturno.
“Alfio guarda che viene
tardi ..“. La lamentosa voce di Stefania dalla cucina lo riportò brutalmente
sulla terra.
“Ora arrivo”. Ma soggiunse
tra sé e sé “Si fa presto a dirlo dopo una notte come quella appena
trascorsa”.
Girandosi su un fianco
pensò che dopo tutto questo mese non aveva ancora chiesto alcun permesso e
non era neppure ricorso alla mutua e poi domani era fissata la cena cui non
poteva assolutamente mancare per Michele Allegria che andava in pensione.
Il sole disegnava artistici
chiaroscuri sulla parete della stanza. Dopo una nottata così un p0’ di
riposo era più che necessario.”Stamattina non vado in ufficio lasciami
dormire”.
Infilandosi ancora di più
sotto le coperte chiuse gli occhi.
A quel punto un’immagine
confusa cominciò a prendere forma nella sua mente. Ma si, era la copertina
di una Gazzetta Ufficiale. “E questa cosa c’entra?” Spinetta per un istante
temette di rivivere l’incubo appena terminato.
A caratteri quasi cubitali
la G.U. mostrava il suo numero, 30 e vicino supplemento n. 14. Sotto sia
pure a caratteri più tremolanti si poteva leggere:
Decreto Legislativo n. 29.
Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e
revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma
dell’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Sciocchezze! “Neppure
gli Dei ...“
Sospirando il ragionier
Alfio Spinetta contabile di prima classe all’ENRCA finalmente si
riaddormentò.