Capitolo  XXXI

Il sole quella mattina sembrava quasi stentasse ad alzarsi nel cielo.

Era primavera inoltrata e l’aria iniziava a risentire di quel tepore che avvolgeva la città provocando il desiderio di scampagnate.

Poi quasi d’un tratto, i raggi del sole riuscirono ad incunearsi tra le persiane socchiuse illuminando un corpo disteso nel letto.

La luce fece sobbalzare il dormiente o piuttosto aggiunse sobbalzo al suo agitarsi.

Sudando abbondantemente il ragionier Spinetta, proprio di lui si sta parlando, era in preda ad un vero e proprio incubo. Stava precipitando ed il suolo si avvicinava a velocità spaventosa. Aveva un bel agitare le braccia quasi a volersi sostenere; quel terreno gli correva incontro senza che lui potesse far nulla per impedirlo.

Si trovava su un balcone, questo lo ricordava bene e poi ad un tratto mentre fiamme immense lo avvolgevano era iniziata la sua precipitosa caduta.

Ancora un sobbalzo ed una specie di rantolo scaturì dalla sua gola.

Proprio pochi attimi prima dello schianto l’urlo di una sirena si fece lacerante. Ma, no! Non era una sirena sembrava quasi una campana. A Spinetta parve che il suono provenisse dall’alto. Vuoi vedere che sono già morto e questa è la campana del Giudizio Divino si ritrovò a pensare.

Poi aprì gli occhi. Dio che incubo! Morto proprio non si direbbe. Questa era la sua stanza ed il suono era di quella dannata sveglia!

Un sogno o piuttosto uno spaventoso incubo ecco di che cosa si trattava. Al sudore era subentrato come un senso di freddo mentre un peso opprimente gli gravava sullo stomaco. Eccola la ragione di tutto. “La sera, me lo sono ripromesso più volte - disse tra sé e sé - l’abbacchio proprio non lo debbo mangiare”.

Finalmente cosciente Spinetta si ritrovò per un istante ad assaporare il fragrante profumo del buon caffé che proveniva dalla cucina. Benedetta moglie: il tuo caffé alla mattina è il benvenuto alla vita!

Però di notti così non ne ricordava mica molte. Era quasi come aver vissuto in pochi istanti una vita intera. Ma che cosa erano quelle assurde situazioni che coinvolgevano colleghi ed amici, che trasformavano la rassicurante atmosfera dell’ENRCA in una specie di androne popolato da assatanati. E quel coso come si chiamava? Ah, sì, Work ma da dove diavolo era scappato fuori? Qualcosa di vero però c’era. Gli ambienti erano i soliti, i colleghi pure e le merendine del nocchiero, il viaggio alle Hawai mica erano frutto di sogni.

Lentamente Spinetta si calmava. Ora non sentiva più ne caldo ne freddo:

stava bene semplicemente. “Dannato abbacchio”.

Dunque, oggi è martedì, no lunedì ma che dico oggi è mercoledì: in TV ci sono le partite di Coppa. Dovrei alzarmi, sono già le otto. Qualcosa però lo tratteneva ancora sotto le lenzuola. Alcune immagini del sogno stentavano a dissolversi.

Un virus che costringe i dipendenti pubblici a lavorare? Ma quale mente distorta può partorire una simile assurdità? Sarebbe come affermare che la terra è quadrata, che i Borboni non sono i Padri del più corretto modo di concepire l’Amministrazione dello Stato, che il Mansionario è un libro dei sogni e non come in effetti è la Bibbia, il Vangelo, il Corano di ogni fedele servitore dello Stato. Sarebbe come voler sovvertire le regole della fisica, veder salire i corpi anziché osservarli mentre scendono verso il terreno.

Una pratica sbrigata in un tempo misurato in minuti! Questa poi è la più assurda!

Una frase frattanto continuava a rimbombargli nella testa: lavorare di più guadagnando di meno. Non vi è dubbio è proprio un sogno, anzi un vero incubo!

E quel Rigelli o forse si chiamava Ribelli che propinando dei calmanti aveva la pretesa di far ragionare la gente! Ragionare su che cosa? Sulla possibilità di far piantare ai giocatori di calcio alberi allo Stadio Olimpico? Fesserie! Cosa vi è poi da cambiare in un sistema che è già perfetto? Suvvia ad essere pignoli qualche aggiustamento si può ancora introdurre. Per esempio si potrebbero definire in maniera più precisa gli avanzamenti automatici di carriera, rivalutare lo scatto “laurea”, aumentare di qualcosa le ferie, diminuire le tariffe dei bar interni. Sì qualcosa si può ancora fare. Ma da questo a materializzare un incubo come quello che questa notte mi ha terrorizzato ce ne corre.

La sveglia riprese a suonare. Un colpo deciso con la mano e lo squillo si interruppe. Dunque dove ero rimasto? Ah, i cambiamenti. Quello stupido sogno era proprio fuori dalla realtà. Può un abbacchio sovvertirla talmente che il cervello possa immaginare sia pure a livello di incubo che tanti anni di tranquille abitudini e di sicure consuetudini svaniscano di colpo?. Inutile! Alla fantasia non è possibile porre limiti e lo diceva bene il vecchio e buon Friedrich Schiller, “neppure gli Dei ci possono proteggere dalla stupidità”. Oramai Spinetta si era completamente rimesso dallo shock notturno.

“Alfio guarda che viene tardi ..“. La lamentosa voce di Stefania dalla cucina lo riportò brutalmente sulla terra.

“Ora arrivo”. Ma soggiunse tra sé e sé “Si fa presto a dirlo dopo una notte come quella appena trascorsa”.

Girandosi su un fianco pensò che dopo tutto questo mese non aveva ancora chiesto alcun permesso e non era neppure ricorso alla mutua e poi domani era fissata la cena cui non poteva assolutamente mancare per Michele Allegria che andava in pensione.

Il sole disegnava artistici chiaroscuri sulla parete della stanza. Dopo una nottata così un p0’ di riposo era più che necessario.”Stamattina non vado in ufficio lasciami dormire”.

Infilandosi ancora di più sotto le coperte chiuse gli occhi.

A quel punto un’immagine confusa cominciò a prendere forma nella sua mente. Ma si, era la copertina di una Gazzetta Ufficiale. “E questa cosa c’entra?” Spinetta per un istante temette di rivivere l’incubo appena terminato.

A caratteri quasi cubitali la G.U. mostrava il suo numero, 30 e vicino supplemento n. 14. Sotto sia pure a caratteri più tremolanti si poteva leggere:

Decreto Legislativo n. 29. Razionalizzazione dell’organizzazione delle amministrazioni pubbliche e revisione della disciplina in materia di pubblico impiego, a norma dell’articolo 2 della legge 23 ottobre 1992, n. 421. Sciocchezze! “Neppure gli Dei ...“

Sospirando il ragionier Alfio Spinetta contabile di prima classe all’ENRCA finalmente si riaddormentò.

ritorna alla pagina dei capitoli WORK!

ritorna alla pagina principale