Capitolo  XXVII

Il trasferimento del primo Ufficio del Dipartimento per la programmazione ed il coordinamento generale del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e tecnologica dalla sua normale sede a quella occupata dal Servizio per il supporto agli Organi Collegiali che coadiuva gli organi collegiali nella predisposizione delle rispettive norme interne, a sua volta trasferito nella sede decentrata della Commissione interministeriale per la formazione degli atti di morte e di nascita non redatti o andati smarriti ovvero distrutti per eventi bellici che come è previsto dipende dalla Presidenza del Consiglio, era quasi passato inosservata.

Non era strano infatti che diversi uffici o addirittura intere divisioni cercassero di accorparsi al fine di meglio sfruttare spazi ed attrezzature.

L’operazione era però principalmente servita per liberare un intero stabile in cui con la massima sollecitudine si trasferì la task-force guidata dal professor Rigelli. Ad essa si aggiunsero, sempre su precise disposizioni della Presidenza Consiglio dei Ministri, alcuni laboratori di analisi, il settore primo del Consiglio Superiore della Sanità (per la parte relativa alle Malattie infettive dell’uomo) ed alcuni esperti con relative attrezzature del servizio centrale del dipartimento di informatica dell’Istituto di Statistica. Va sottolineato al riguardo come tutti i dipendenti aggregati alla Commissione Rigelli fossero stati accuratamente scelti proprio tra coloro che non presentavano sintomo alcuno di probabile infezione da Work.

Essi furono sistemati nei piani alti dell’edificio mentre alacremente si procedeva all’allacciamento di nuove linee telefoniche ed alla predisposizione dei collegamenti informatici.

Ai primi piani vennero predisposti gli uffici necessari al nuovo Settore. Ognuno arredato secondo lo stile classico della Pubblica Amministrazione doveva ospitare i “vincitori” del concorso indetto proprio e surrettiziamente al fine di poter disporre di un congruo numero di “vittime” della devastante epidemia che affliggeva oramai ogni angolo del Paese. Nell’ala destra dell’edificio si ricavò un accogliente bar ed un’ampia sala mensa.

Anche i particolari più minuti come ad esempio le targhe indicanti di che tipo di Settore ed Uffici si trattasse non vennero sottovalutati. La profonda conoscenza che della Pubblica Amministrazione possedevano i Direttori di ognuno dei Ministeri che facevano parte della Commissione si rivelò preziosa anche in tale circostanza.

Il Settore di indagine e studio per il riordino delle procedure e l’introduzione delle moderne tecnologie in ambito pubblico, composto da una Direzione di Divisione, quattro Sezioni, da ognuna delle quali dipendevano due Uffici, in tal modo si materializzò. Nel frattempo la Gazzetta Ufficiale aveva provveduto a pubblicare sotto l’egida del Ministero della Funzione Pubblica, un’apposita Circolare nella quale si specificavano elementi importanti a supporto del relativo Decreto Presidenza Consiglio dei Ministri e precisava tra l’altro “che in attesa del riordino del comparto pubblico ed in ossequio alle disposizioni di cui al D.P.R. 10 gennaio 1957 n. 3 -Testo Unico delle disposizioni concernenti lo statuto degli impiegati civili dello Stato-, richiamati l’art. 199 del Titolo VI, Capo I, e Parte sesta, Titolo I, art. 380, in ottemperanza del protocollo di intesa intercorso tra la Presidenza del Consiglio - Ministero della F.P. e le OO.SS., viene istituito ed attivato il Settore Indagine e Studio per il Riordino delle Procedure in Ambito Pubblico - SISRPAP - per lo svolgimento di attività primaria nel contesto della Pubblica Amministrazione”. La circolare inoltre puntualizzava che “richiamati i risultati della prova concorsuale esperita vengono trasferiti presso il nuovo settore i dipendenti pubblici che verranno all’uopo direttamente informati. Per gli stessi rimangono in vigore le qualifiche e mansioni possedute all’atto della presentazione della domanda concorsuale con le rispettive indennità, emolumenti, premi ed integrazioni parimenti corrisposte. Alla Direzione del SISRPAP viene nominato il professor Rigelli del Consiglio Nazionale delle Ricerche che assume nel contempo e per un periodo di mesi tre le funzioni di Direttore Generale esplicante, nella fattispecie, mansioni anche di Direttore di Divisione del predetto Settore - giusto il D.M. Ministero della F.P. n. 324.”

Quella del concorso si era rivelata anch’essa una intuizione più che felice. Poiché nelle premesse il motivo principale della sua indizione era stato quello “di giungere alla costituzione di un’apposita struttura presso la quale distaccare gli aventi titolo col compito di fornire positiva e sollecita soluzione ai molteplici problemi concernenti l’ordinato e rapido disbrigo delle pratiche anche attraverso l’adozione di apposite procedure e, contestualmente, l’esame della possibilità dell’introduzione di moderne tecnologie di comunicazione ed informatiche - meglio individuate nel termine telematiche “, il numero dei partecipanti alla selezione risultò enorme. Meno facile si rivelò il lavoro di scelta.

Intanto il gruppo coordinato da Rigelli dovette acclarare quanti tra i partecipanti fossero stati realmente colpiti dal virus e chi viceversa partecipasse, come normalmente avveniva in tutti i concorsi, per acquisire un qualsiasi merito da far valere in occasione delle periodiche selezioni per le promozioni o gli avanzamenti di carriera oppure semplicemente per fruire di particolari agevolazioni al momento di essere collocato in quiescenza. In secondo luogo bisognava verificare chi, e qui gli schedari segreti del Ministero della Sanità risultarono preziosissimi, avesse contratto il virus e possedesse nel contempo anche il SAL, il famoso anticorpo che denotava una Scarsa Attitudine Lavorativa.

Dopo alcuni giorni e lavorando a ritmi che avevano fatto temere allo stesso Presidente che anche i suoi uomini fossero stati colpiti dall’infezione, si riuscì a compilare una lista attendibile.

Ne facevano parte in primis i componenti di quel terzo ufficio, della seconda sezione della Direzione periferica dell‘Ente per la rivalorizzazione delle comunità antropomorfe dell’emisfero australe cui poteva a ragione farsi risalire l’inizio dell’infezione e che quindi erano in grado di documentare senza incertezze la data di nascita di Work almeno per quanto concerneva l’inizio dei suoi deleteri effetti.

Impossibile invece risultò l’individuazione dell’ultimo dei colpiti tale e tanta era la massa delle persone coinvolta nella vicenda.

Scelte cinquanta persone, di cui cinque esenti dall’infezione e cinque in possesso del solo Work, gli elenchi di appartenenza ai vari uffici furono compilati, le mansioni attribuite, i compiti assegnati e finalmente vennero inoltrate le comunicazioni ad ognuno di essi. In tal modo il SISRPAP risultò pronto a muovere i primi passi o meglio ad iniziare la propria fittizia attività. Si deve solo aggiungere che nell’insieme delle strutture predisposte era stata pure prevista una capace sala riunione presso la quale alle 7 del prossimo lunedì mattina dovevano convenire le 50 cavie prescelte.

Quella di predisporre il tutto era stata un ‘esperienza particolarmente faticosa anche per gli esperti uomini della task-force. Non parliamo di questo o quel componente. Ad essere pignoli si poteva al più rilevare che i massimi dirigenti vale a dire i due Direttori di Ministero l’avevano presa “bassa” e di conseguenza non si erano certo dannati l’anima per accelerare più di tanto la faccenda.

Se ciò non fosse accaduto sarebbe stato impossibile sperare in un ritorno alla normalità. Con tali pensieri Rigelli stava riflettendo nel suo Ufficio.

Disponeva di conoscenze, uomini e mezzi di prim’ordine, italiani e americani e in più poteva contare su di un’autonomia pressoché illimitata. Però c’era qualcosa che non lo convinceva.

Perché ad esempio 1’“équipe americana” aveva ad ogni costo voluto che in ogni settore “operativo” non oggetto di analisi, fosse presente un suo uomo? Perchè poi lo stesso dirigente del Sigenaz aveva insistito ad avere vicino un agente da lui designato e perché infine durante l’incontro avvenuto presso la Presidenza del Consiglio si era avuta una sorta di minuetto tra il Ministro della Funzione Pubblica e quello della Sanità per indicare proprio lui, un tecnico tutto sommato ben al di fuori dei giochi politici, a Capo dell’operazione?.

“Va a finire che quello stramaledetto Work mi farà impazzire”, commentò desolatamente Rigelli.

Un discreto bussare alla porta del suo ufficio lo distolse però dai suoi cupi pensieri.

Leggera come una farfalla, olezzante di Passion, l’ultima essenza di Cartier, l’agente Henrica Habbler, sfoggiando un sorriso degno della migliore pubblicità di un dentifricio salutò con deferente enfasi il professore.

“Buona sera, disturbo?”.

Rigelli l’avrebbe volentieri mandata a quel paese ma in fondo era pur sempre anche lui un italico prodotto, per cui replicò alla fascinosa intelocutrice:

“Si figuri, ci sono novità?”.

“No. Passavo di qui”.- ribattè lei -Poi, abbassando il tono della voce disse:

“Debbo farle una confidenza. Come lei ben sa gli agenti della CIA hanno voluto che fossero installate nelle stanze a loro riservate apparecchiature a dir poco singolari. Orbene per caso ho scoperto che una di queste altro non è che un telefax sinto-digito-satellitare collegato direttamente con Wall Street. Lascio a Lei immaginare per quale recondito motivo”.

Rigelli cominciava ad averne le tasche piene di servizi, spiate, reciprochi sospetti. Era da quando avevano cominciato a lavorare che gli uni spiavano gli altri ed entrambi spiavano tutto.

“Colpa di quel cretino sempre a caccia di Giapponesi - sospirò tristemente il Presidente - prima vuole a tutti i costi attribuire loro ogni responsabilità ed adesso probabilmente vorrebbe insinuare che qualcuno intende sfruttare quanto è successo anche in chiave “privata” al fine di accentuare la produzione costringendo anche i dipendenti della varie aziende a comportarsi come quelli pubblici. Questo vorrebbe farmi credere questa qui menzionando Wall Street”. Poi ad alta voce aggiunse “Una volta per tutte: a chi interessi Work e per quali loschi affari possa pensare di utilizzano non me ne importa un accidente. Siamo qui per riportare nel paese il quieto vivere. Per stroncare quella dannata voglia di superlavoro che ci sta distruggendo. Per ridare certezza ad una macchina collaudata da decenni che oggi rischia di fondere. Per questo e non per altri motivi perdiamo ore di sonno e rischiamo l’infarto! Lunedì si comincia ed ora mi faccia il piacere raggiunga pure il suo Louis e il suo gigantesco letto che ci è costato l’abbattimento di un muro per farlo sistemare, suoni quanti compact disk vuole ma per favore mi lasci alcuni momenti dì pace in quanto voglio vedermi un po’ di televisione e rivedere, è il caso di dirlo, quel presentatore, P.B., che c’è in tutti i programmi e che rappresenta la certezza che almeno lì Work non attecchirà mai perchè in RAI non è cambiato e non cambierà mai nulla”. Questa era un’affermazione un tantino azzardata visto con quanto ardore il mondo politico aveva anche recentemente dibattuto il problema della concessionaria pubblica del servizio radiotelevisivo giungendo ad una serie di “incontri” (pugilistici) che al fondo forse non miravano al cambiamento della funzione dell’Ente ma piuttosto ad una rotazione con conseguente cambio di casacca dei vari personaggi che peraltro, qui Rigelli aveva ragione, rimanevano sempre gli stessi.

Missione fallita. Henrica, che forse in cuor suo sperava di passare alcune ore col Capo dell’operazione, si strinse nella spalle e facendo tesoro dell’invito perentorio di Rigelli anziché voltare verso destra e riferire ad Orefici i risultati del tentativo, girò a sinistra raggiungendo la stanza di Louis. Le note di Harlem notturno furono la sola cosa che rimase nel corridoio dopo che Henrica sgattaiolò all’interno della camera.

ritorna alla pagina dei capitoli WORK!

ritorna alla pagina principale