Capitolo XXI

La seconda riunione della Commissione aveva una impostazione assai diversa rispetto alla precedente.

Seduti intorno ad una tavola rettangolare i membri attendevano in silenzio che il Presidente iniziasse a parlare.

“Dunque vediamo, ci siamo tutti?”. Registrata la presenza della totalità dei componenti fatta salva la sostituzione del dottor Pacifici con Albatrelli per il SIGENAZ e la contestuale, diversa rappresentanza della Triplice che secondo la norma sostituiva la delegazione con altre persone ad ogni riunione, il professor Rigelli lesse l’ordine dei lavori. A turno i vari intervenuti presero la parola esprimendo la loro posizione. Ad un certo punto toccò al rappresentante della Sanità.

“A nostro avviso - dichiarò - la situazione che si è determinata all’interno delle strutture della Pubblica Amministrazione deve farsi risalire ad una sorta di sindrome da rigetto che causa nei soggetti interessati la ripulsa nei confronti di una ormai logora consuetudine che la dinamica del tempo, le introduzioni tecnologiche, gli usi instaurati nel civile modo di comportarsi, vivere ed operare ha reso obsoleta e quindi inattuale.”

Verificato che nessuno l’interrompeva proseguì imperterrito nella esplicitazione di alcuni esempi elaborati durante la nottata.

“E’ come se un auto adusa a percorrenze lineari improvvisamente trovi l’itinerario mutato nella sua altimetria e imboccando una discesa, spinta dalla forza di inerzia che nel caso specifico è rappresentata dalle diverse abitudini, acceleri la velocità e priva di qualsiasi freno inibitore aumenti il ritmo di spostamento sino a cozzare contro qualunque ostacolo, rompendosi, o nell’ipotesi più favorevole riuscendo ad abbatterlo”. Dopo una breve sospensione proseguì così:

“Ricorrendo ad un altro esempio si può pensare ad una intera mandria ove ogni animale tenendo la testa abbassata si limiti a seguire le zampe di quello che lo precede e se questi sulla scorta di un anormale comportamento cambia percorso o ritmo gli altri appartenenti alla mandria, supinamente lo seguono. La riprova di ciò - aggiunse - è rappresentata dalla verticale caduta delle assenze dal servizio per malattia. E’ stato infatti sufficiente che alcuni rinunciassero per pigrizia o altro, alla classica visita al proprio medico di famiglia perché gli altri facessero altrettanto con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

Il professor Rigelli durante l’esposizione aveva socchiuso gli occhi mentre il suo normale colorito assumeva una tonalità sempre più accentuata sino a raggiungere uno splendido rubizzo prima che la sua voce si elevasse di almeno tre ottave.

“Ma allora non vogliamo proprio capire! - urlò - Siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione e qui come se nulla succedesse ci dilettiamo con astruse teorie. Basta!”. Poi calmandosi proseguì.

“Vedano, non è che qualcuno di noi ed io in particolare provi una particolare forma di masturbazione intellettuale nel perdere tempo in dissertazioni che possono anche essere gratificanti sul piano del tempo libero o trovare spazio in un Club della Terza Età. La questione che noi abbiamo di fronte è di una semplicità esemplare ed appunto a questa semplicità dobbiamo far riferimento.”

L’interruzione fu benefica. L’attenzione degli astanti si fece immediatamente più acuta e parve quasi che gli stessi sintomi che erano al centro della loro discussione avessero trovato albergo in loro che per un attimo dimenticarono di pensare secondo gli schemi abituali.

“Per prima cosa - riprese Rigelli - stabiliamo di che cosa si stia parlando: di una forma di attività abnorme ed irrazionale che ha coinvolto gran parte della dipendenza pubblica e che la fa muovere con obiettivi, ritmi e dimensioni sino ad oggi sconosciuti e che fanno impallidire anche il classico ricordo di Stachanov.

Secondo: per ammissione del Ministero della Sanità i soggetti colpiti sono quelli in cui è presente il SAL, vale a dire l’anticorpo di cui siamo venuti a conoscenza solo da poco.

Terzo: se non si riesce a trovare il modo di bloccare l’espandersi del fenomeno riconducendo a livelli accettabili l’operare della Pubblica Amministrazione si corrono grandi rischi. Interi settori dell’economia risentono dell’attuale situazione e la stessa macchina dello Stato sembra muoversi in modo discontinuo registrando accanto a punte di alto gradimento da parte dei cittadini un disfacimento del tessuto organizzativo e sindacale che, sotto la spinta di autonome iniziative, sconvolge praticamente senza regole ogni ordinata attività.

In definitiva si tratta di trovare con urgenza le cause del fenomeno e proporre conseguenti rimedi”.

“E scusate se è poco”, si ritrovò a pensare il direttore del Ministero della Funzione Pubblica.

Inquadrato in questo modo il problema le relazioni assunsero un contorno più produttivo.

Il Capo della DNTA, confortato anche da ampi cenni del capo dell’uomo del SIGENAZ, dichiarò senza mezzi termini che sia la Direzione e sia i Servizi brancolavano praticamente nel buio anche se riconobbe che il problema era costantemente seguito sotto i vari aspetti delle responsabilità nazionali e internazionali.

La Triplice Sindacale si dichiarò del tutto d’accordo con il Presidente ma anch’essa al di là di una rafforzata dichiarazione di pesante preoccupazione, non portò alcun elemento capace di chiarire l’ingarbugliata matassa salvo procedere alla lettura di una sorta di bollettino dei fallimenti da cui si rilevava come le iscrizioni ai vari Sindacati, confederali o autonomi fossero in caduta libera.

Venne il turno poi del Direttore Generale Comm. Esposito.

Compuntamente così come si addice ad un alto dirigente, estraendo dalla borsa un blocco di appunti esordì: “Signor Presidente, illustri Colleghi. Concordo pienamente con le analisi che sinora sono state avanzate. La gravità è nota, i motivi ancora sconosciuti e perciò il momento è pericolosissimo”.

“Ci risiamo”, bofonchiò il Presidente. Per nulla scosso Esposito continuò:

“Noi siamo innanzi ad un bivio, da una parte percorrere la strada difficile e sconosciuta della soluzione del problema, dall’altra ricercare la possibilità di intervento per circoscrivere la situazione, rallentare la dinamica involutiva del sistema: in altri termini raffreddare gli effetti perniciosi del male”. Questa volta il Presidente non se la sentì di interrompere. “Vuoi vedere - pensò - che questo ha in serbo qualche proposta concreta?”.

“L’esperienza maturata al servizio dello Stato ci è maestra per poter affermare che non esiste alcun processo che non possa essere guidato e non esiste un qualsiasi problemi che non possa essere ricondotto nella tradizionale, oculata gestione delle procedure”. Alzando leggermente il tono della voce prese un foglio e fingendo di scorrerlo, disse: “Come è possibile mi chiederete, rallentare un sistema di lavoro che simile ad una piovra si attacca ed attacca tutto e tutti? Come è possibile, torno a chiedervi, mettere un giusto razionale ordine in un assoluto disordine che stravolge decenni di abitudini? La soluzione esiste! Certo è limitata al breve periodo in attesa che nel periodo più lungo il problema possa essere meglio focalizzato, le iniziative intraprese e i rimedi globali adottati. Come si può fare per soddisfare la sete di lavoro che sembra attanagliare ogni dipendente? Semplice vi rispondo: aumentare il carico dello stesso lavoro.”

Il discorso continuava ad essere per la maggior parte degli interlocutori, non troppo chiaro.

“Semplice - ripeteva Esposito - Come è noto ogni processo presenta una serie pressoché indefinita di variabili. Tentare di gestirle tutte è quasi impossibile. Tagliamo allora le ali. Isoliamo la parte centrale della questione ed agiamo su di essa. E quale è la parte centrale? Anche qui la riposta è semplice: l’individuo. Si assegni ad ogni dipendente, individualmente, un nuovo, assorbente compito e il tempo a sua disposizione diminuirà drasticamente e di conseguenza diminuirà la sua opera sul piano generale”.

“Non è male - rifletté il Presidente - non sarà certo la soluzione al problema che dobbiamo pur sempre trovare ma almeno potrebbe contribuire a far scendere la tensione”.

“Vuole spiegarsi meglio”, lo esortò con gentilezza.

“Vorrei ricordare un episodio che forse in modo più illuminante potrebbe spiegare la mia proposta. In Giappone (eccoci siamo spuntano i Giap pensò l’agente del SIGENAZ) era sorto un analogo problema. In un Ministero la documentazione archiviata aveva riempito quattro piani di un palazzo. Ai dirigenti parve naturale considerato l’elevato livello tecnologico delle strutture statali, proporre la microfilmatura dell’intera documentazione raggiungendo così il duplice scopo di liberare spazio vitale e modernizzare il sistema d’archivio. Inoltrata la relativa richiesta di autorizzazione, pazientemente secondo il loro costume, attesero la risposta. Dopo un certo periodo di tempo non molto lungo per la verità, questa giunse e dimostrò che anche in un Paese ormai votato alla super efficienza, ci sono limiti invalicabili. In breve: l’autorizzazione alla microfilmatura conteneva una succinta, apparentemente innocua disposizione: per ogni foglio da eliminarsi, previa la sua filmatura, dovevano esserne fatte quattro fotocopie.

La saggezza del Sol Levante aveva colto di quale irrazionale volontà fosse permeata la richiesta che se da un lato mirava al recupero di alcuni ambienti, dall’altro non aveva valutato il prezioso ruolo degli archivisti e delle mansioni loro affidate e quindi la tutela del forte potere di una ordinata burocratica gerarchia che affondava le sue radici nel mitico periodo Yamato.

Per tornare a noi abbiamo l’arma per concretizzare l’intervento nell’immediato. Si tratta - proseguì - di uno strumento collaudato, infallibile, di pronto impiego, di sicuro successo: la Circolare Ministeriale!”.

Seguì un attimo di imbarazzante silenzio.

I sentimenti provati dai presenti erano diversi. Alcuni trovarono la proposta geniale ed il loro convincimento era supportato da una conoscenza puntigliosa dei meccanismi che solo alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione vengono svelati. Altri invece erano fortemente scettici. Prevalse comunque il convincimento che era utile tentare. Non vi era infatti molto tempo a disposizione per evitare la totale disfatta. Sollecitato Esposito tolse con cura alcuni fogli da una cartellina. “Forse è utile che prima di leggere una bozza che mi sono permesso di preparare, chiarisca che la Circolare Ministeriale perchè possa dispiegare per intero la propria potenzialità, deve possedere alcuni presupposti cardine. Deve far riferimento ad almeno due o tre leggi e relativi articoli: essere indirizzata ai più e nel contempo apparire come una comunicazione diretta al singolo; non risultare troppo chiara nella sua struttura ma al contrario evidenziare chiaramente solo che cosa ognuno debba fare per rispettarla. Infine terminare con la possibilità di ulteriori approfondimenti da richiedersi anche ad altri, innescando in tal modo una specie di moto perpetuo inarrestabile.

Nel caso in questione poi, deve essere fonte di nuove e diverse incombenze da assolversi sia individualmente che collettivamente, con il relativo congruo sforzo interpretativo e realizzativo.

Vi leggerò quindi la Circolare che propongo venga inviata a cura del Ministro della Funzione Pubblica”.

MINISTERO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

CIRCOLARE n. 12345/8/56/9 (prot. 127765) Anagrafe delle prestazioni rese dal personale delle Amministrazioni Pubbliche. Art. 24 1. 30 dicembre 1991 n. 412 Art. 58 del D.L. 3/2/1993 n. 29.

A tutte le amministrazioni pubbliche

L ‘art. 24 della legge 30 dicembre 1991, n. 412 ha introdotto nell’ordinamento del pubblico impiego, a decorrere dalla data di entrata in vigore, l”Anagrafe delle prestazioni” pubbliche e private, rese dal personale delle amministrazioni pubbliche, compresi i magistrati ed i dipendenti della Banca d’Italia e ha affidato allo scrivente Dipartimento il compito di istituirla ed aggiornarla annualmente.

La vasta e complessa problematica interpretativa del citato art. 24 della legge 412/91 ha indotto il Dipartimento della FP. a richiedere, in data 14 gennaio, un parere al Consiglio di Stato.

Con la circolare 864553, in data 14 gennaio, è stata rappresentata dallo scrivente Dipartimento la necessità che, nelle more dell’acquisizione del parere, le amministrazioni pubbliche assumessero adeguate iniziative finalizzate alla sistematica rilevazione degli incarichi indicati al secondo comma dell’art. 24 della legge 412/91 e delle mansioni e funzioni svolte dai singoli dipendenti dello Stato.

Con la presente circolare, ritenendosi opportuno procedere ad una prima fase di attuazione dell’anagrafe, con riserva di eventuali integrazioni e modifiche a seguito della espressione del parere da parte del Consiglio di Stato, si indicano i criteri, le modalità ed i principi direttivi a cui dovranno attenersi le amministrazioni pubbliche ed il personale da esse dipendente.

DATA DI ISTITUZIONE DELL’ANAGRAFE

L’anagrafe delle prestazioni deve intendersi formalmente istituita con decorrenza 31 dicembre 1991, data di entrata in vigore della legge 412/9 1. AMMINISTRAZIONI PUBBLICHE E DIPENDENTI INTERESSATI ALL’ ANAGRAFE

Tenuto conto dell’ampiezza e della dichiarata finalità della normativa, si ritiene debbano rientrare nel campo di applicazione della normativa in questione i dipendenti a qualunque carriera, qualifica, grado e livello appartengano ed, a prescindere dalla particolare condizione di stato (comando, fuori ruolo, aspettativa sindacale, per mandato parlamentare, per l’esercizio di cariche elettive ecc.), legati da rapporto di pubblico impiego con le amministrazioni dello Stato, con le regioni a statuto ordinario e speciale, con gli enti di cui alla legge 142/90, loro consorzi ed aziende dipendenti, con gli enti ed organismi del Servizio sanitario nazionale, con le università ed altri ordini di scuole statali e con gli enti pubblici istituzionali.

Si fa riserva di successive disposizioni in ordine ai dipendenti della Camera dei Deputati, del Senato della Repubblica e della Corte Costituzionale, nonché dipendenti degli enti pubblici economici e delle società a partecipazione pubblica o comunque costituite per l’esplicazione dei servizi pubblici.

INDIVIDUAZIONE DELLA TIPOLOGIA DEGLI INCARICHI

Per quanto concerne la individuazione degli incarichi compresi nei compiti e doveri di ufficio, nonché delle funzioni svolte od attribuzioni assegnate, da escludere ai sensi dell‘art. 24 primo comma, della legge 412/91, si precisa che non debbono essere trasmesse informazioni sugli incarichi il cui esercizio non sia soggetto a conferimento - previo atto di apprezzamento discrezionale - da parte degli organi a ciò deputati nell’ambito delle singole amministrazioni, in quanto ricollegati direttamente dalla legge o da altre fonti normative alla specifica qualifica, funzione o carica istituzionalmente in atto ricoperta dal soggetto.

Per questi ultimi, comunque, deve essere fornita espressa menzione nella parte a ciò destinata della scheda posta a supporto della presente circolare previa, esplicita e dettagliata relazione individuale che dovrà essere conservata presso l’amministrazione di appartenenza.

Le rimanenti specie di incarichi - che non trovino la loro fonte in un automatismo normativo - sono soggette alla rilevazione dell’anagrafe, tra le stesse, comprendendosi - ovviamente - quelle esplicitamente indicate dal secondo comma del citato articolo 24.

MODALITA’ DI TRASMISSIONE DELLE INFORMAZIONI

Istituzione dell’anagrafe.

In sede di prima applicazione della normativa recata all’art. 24 della legge 412/91, con le modifiche introdotte dall’ art. 58 commi 6,7,8,9, del decreto- legge 3 febbraio 1993 n. 29, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del citato decreto legislativo i soggetti pubblici e privati comunicano alle amministrazioni di appartenenza tutti gli incarichi conferiti a pubblici dipendenti a far data dal 31 dicembre 1991 e la eventuale intervenuta cessazione degli stessi ed, in ragione d’anno, gli emolumenti percepiti dagli interessati. Entro successivi tre mesi dalla scadenza del periodo suindicato le amministrazioni, enti ed organismi pubblici sono tenuti a comunicare al dipartimento della F.P. - Servizio “Documentazione e tecnologia”, in Roma, le notizie relative agli incarichi sia direttamente conferiti che autorizzati a far data dal 31 dicembre 1991 e la eventuale intervenuta cessazione dei medesimi, con indicazione degli emolumenti corrisposti in ragione d’anno.

Le stesse scadenze dovranno essere osservate per la comunicazione delle mansioni e funzioni svolte dai singoli dipendenti dello Stato.

Aggiornamento dell’anagrafe

Successivamente, i soggetti pubblici o privati che conferiscono un incarico al dipendente pubblico sono tenuti a darne immediata comunicazione all’amministrazione di appartenenza specificando, quando possibile, gli emolumenti previsti.

Analoga immediata comunicazione va effettuata per la eventuale cessazione dell’incarico.

Sono altresì comunicati, in relazione a tali conferimenti d’incarico, gli emolumenti comunque corrisposti in ragione d’anno.

Le amministrazioni, enti od organismi pubblici cui appartiene il personale che ha ricevuto incarichi sono tenute a comunicare allo scrivente Dipartimento, entro il 31 marzo e con riferimento al 31 dicembre dell’anno precedente, tutte le variazioni intervenute negli incarichi direttamente conferiti od autorizzati, nonché le informazioni sugli emolumenti percepiti dagli interessati.

Si precisa che le comunicazioni vanno effettuate sulla base del provvedimento di nomina, di conferimento, o assegnazione, e che per le amministrazioni, enti od organismi pubblici cui appartiene il personale, le comunicazioni vanno effettuate compilando l’allegato modello da trasmettere allo scrivente Dipartimento, mentre una copia di esso dovrà essere consegnata al singolo interessato, il quale dovrà controfirmarne un’analoga in segno di ricevuta.

Nel caso di incarichi conferiti da soggetti privati ad un dipendente pubblico, ai fini dell’acquisizione delle relative notizie e dei successivi aggiornamenti, le amministrazioni enti od organismi invieranno per conoscenza, anche ai suddetti soggetti privati, la lettera con cui autorizzano l’espletamento dell’incarico, richiedendo ai medesimi tutte le notizie inerenti l’incarico stesso.

Si ringrazia per la collaborazione

p. Il Ministro f.to ecc.

Un capolavoro, un vero capolavoro. Anche il Direttore del Ministero della Sanità fu costretto ad ammetterlo.

La Circolare nella sua articolazione rispecchiava anni di dedizione allo Stato. Era la formalizzazione del complicato e farraginoso assoluto ed al tempo stesso si presentava con rassicurante formalità al variegato popolo dello Stato.

Non ci fu da aggiungere molto. Anche se il Presidente raccomandò ogni possibile sforzo per raggiungere il risultato definitivo di riportare ordine in tutto il marasma scatenato da non si sa chi, l’iniziativa venne proposta al Ministro che a questo punto, sarebbe stato disposto ad accogliere qualsiasi cosa ritenuta utile pur di arrestare la crisi.

Di lì a poco, approfittando degli effetti del fenomeno che non risparmiava oramai neppure il Ministero della Funzione Pubblica la circolare venne inviata a tutte le articolate presenze dello Stato operanti sul territorio nazionale.

La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale ne conclamò la perentorietà.

 

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