Capitolo XX

Erano trascorsi ormai dieci giorni da quando l’agente numero 6 Henrica Habbler aveva iniziato il proprio lavoro in seno al gruppo della CIA. E ciò che più contava per lei erano passate dieci notti.

Non ne erano rimasti molti di ritrovi notturni alla page che non l’avessero avuta tra le affezionate clienti.

L’atletico Alan era un compagno delizioso. Terminata la presenza presso l’Agency (durata media tre ore) i due volavano in albergo per prepararsi a nuove scorribande notturne.

Fu dunque con evidente contrarietà che una mattina al suo arrivo in ufficio dopo l’ennesima insonne nottata, Henrica scoprì che i suoi “amici” di avventura erano in preda ad una strana eccitazione.

“Guarda forse ci siamo” - dicevano. Sul tavolo in bella mostra un nuovo tabulato indicava senza ombra di dubbio che uno dei casi sottoposti a sorveglianza e che a suo tempo era stato evidenziato come “sospetto”, si era arricchito di nuovi elementi. E quali elementi si sforzavano di spiegare i colleghi con eccitazione.

“Guarda, - dicevano - ti ricordi il sergente Bartod quello della base spaziale che aveva mostrato gli stessi sintomi del fenomeno “italiano”? E’ autore di una scoperta eccezionale!”. Un ritaglio di un giornale allegato al tabulato spiegava nei dettagli la questione.

“Forse è proprio questo virus che hanno chiamato Work la causa di tutto”. Più le spiegazioni si aggiungevano alle spiegazioni e tanto maggiore era la delusione di Henrica. “Vuoi vedere che questi hanno veramente scoperto la causa dei fenomeni. Se è vero addio vacanza!”.

“Non lasciamoci prendere dallo sconforto - esclamò tra sé e sé. Innanzitutto non è detto che sia proprio Work il responsabile, poi occorrerà verificare ed inoltrare le dovute relazioni. Accertare infine se del caso,come abbia potuto colpire l’ENRCA”.

“Mi pare azzardato arrivare a conclusioni così precipitose senza neppure uno straccio di prova. Intanto - suggerì - potrebbe risultare utile prendere contatto con quelli del Pentagono che a quanto scrive il giornale hanno preso in consegna la scoperta. Poi - e colpì a fondo - mi pare più che doveroso informare i nostri rispettivi Capi ed attendere da loro l’OK per proseguire nelle indagini. Chi può dire che la questione non investa la sicurezza dello Stato?”.

Se lo sportello di un immenso frigorifero si fosse spalancato all’improvviso non avrebbe provocato nei presenti maggior gelo di quello provocato dalle parole dell’Agente del SIGENAZ.

Annuendo gravemente si guardarono l’un l’altro. Un breve conciliabolo ed ognuno per propria parte stese un rapporto a chi di dovere. Quello della Habbler trasmesso via satellite, era un autentico capolavoro di cripto-politichese.

DA SEI AT TRE

OUIGENOANATIONAL

VERIFICA IN SITO HABET EVIDENZIATO TRACCE DI LAVORO

SINTOMATOLOGICAMENTE ATTIVO ET CUM PERIGLIO

SECURITY

NECESSITA ADEGUATA COPERTA

GERARCHICAMENTE ESAUSTI VA

STAND BAY - H.H.

In altri termini significava:

“Dall’agente sei al Capo tre

SIGENAZ

verifiche effettuate presso la CIA hanno permesso di trovare tracce di Work, un “elemento” sconosciuto, forse un virus i cui sintomi producono una super attività che potrebbe rappresentare un pericolo per la stessa sicurezza nazionale. Occorre che vengano impartite ulteriori disposizioni emanate da una Autorità competente, che mi pongano al riparo da responsabilità che non sono mie e che non intendo assumere.

Rimango in attesa di notizie. Henrica Habbler”

Letto così il messaggio aveva un senso compiuto ma quello decriptato dall’agente che lo aveva ricevuto e che in fretta lo aveva interpretato senza consultare i codici, risultava così composto:

“Da sei a tre convocati per la Nazionale potrebbero appartenere al Genoa. La verifica del campo di gara, attualmente agibile, pone comunque problemi in ordine alla sicurezza dei giocatori.

Per probabili piogge occorrerà stendere un telone di protezione di materiale gerarchizzato che copra completamente il terreno di gioco.

Durante l’intervallo potrà essere rimosso. Egualmente dovranno essere tolti gli stands propagandistici. Helenio Herrera.”

Il messaggio giunto nelle mani dell’agente numero tre, lo lasciò di sasso e poco mancò che gli provocasse un infarto.

“Ma che diavolo vuoi dire!- urlò - Qui sono impazziti tutti, cosa volete che me ne freghi dei Genoa e della Nazionale. Ho altre gatte da pelare!” Era ancora troppo cocente il ricordo della recente riunione tenuta presso la Commissione Ministeriale e soprattutto della figuraccia che aveva fatto di fronte ai colleghi. Ci mancava solo che qualcuno si divertisse con messaggi insulsi.

Non gli passò neppure per l’anticamera del cervello che il messaggio fosse della Hebbler, l’inviata speciale in America.

Sarebbe rimasto nel più abissale sconforto se il cicalino della porta non lo avesse avvertito che qualcuno voleva parlargli.

Più per automatismo che per voglia di parlare, schiacciò il pulsante “avanti”. Sorridente come un cherubino l’addetto alla criptografia dei messaggi fece capolino.

“Buongiorno Capo”, esordì sempre sorridendo. Poi continuò: “Allora: ha visto finalmente il Grifone ce l’ha fatta. Forse sei nazionali. Pensi che bomba”.

L’agente ricevette un’altra scarica di adrenalina. L’autore dello scherzo idiota si trovava davanti a lui.

Il più fesso della compagnia, il soggetto naturale per una ricerca sui primati si permetteva di fare dello spirito.

Il Capo stava per scatenarsi quando all’improvviso un pensiero lo bloccò.

“E questo come fa a sapere del messaggio?” Poi in rapida successione emerse la verità.

“Ma certo lui appartiene all’ufficio cifra. E’ lui che può aver messo in chiaro il messaggio!”

“Venga, venga avanti. La ringrazio per la sollecitudine ma vede mi serve l’originale. Vada a prenderlo”

Un rapido sguardo e seppure ancora anodino, il testo gli rivelò l’ampiezza e l’importanza della comunicazione.

Freneticamente impartì una serie di disposizioni. Primo, alla riunione del giorno successivo della Commissione avrebbe dovuto partecipare l’agente in missione all’ENRCA con la consegna di starsene assolutamente zitto: ascoltare e riferire. Secondo, un aereo doveva essere pronto nel giro di mezz’ora per portarlo negli Stati Uniti. Terzo, era necessario avvertire la CIA del suo arrivo.

Quarto, quel cretino dell’ufficio cifra doveva essere mandato in trasferta nell ‘isola di Pantelleria per relazionare sulle specie e la quantità delle barche da pesca usate ed annotare dettagliatamente la lunghezza delle reti da pesca in dotazione agli abitanti. Così almeno per un po’ se lo sarebbe tolto dai piedi. Raccolte le sue carte, presa la ventiquattrore, come una furia si infilò nell’ascensore e nel giro di dieci minuti la sua auto correva veloce verso l’aeroporto.

 

 

 

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