Capitolo  XVIII

“Eccoti finalmente, brutto figlio di un cane”.

Chino sul microscopio elettronico il chimico amico del sergente Bartod non stava più nella pelle.

Da quando era entrato in possesso del famoso reperto dell’altrettanto famoso bonsai grazie allo stratagemma ideato per farlo restituire alla sua ansiosa proprietaria, i due non avevano smesso di esaminare, sezionare, studiare il ramoscello.

Ed ora gli sforzi parevano aver raggiunto il risultato cercato.

Il chimico aumentata la risoluzione del campo visivo trasferì la visione sul monitor.

L’immagine mostrava chiaramente che oltre alle normali componenti di un qualsiasi vegetale, vale a dire le molecole capaci di assorbire la luce, clorofilla a e b, oltre ai pigmenti carotenoidi ed alle pareti cellulari costituite da cellulosa, era presente uno strano “oggetto” di colore blu intenso che pareva pulsare e che ricordava vagamente uno di quegli organelli chiamati centrioli presenti negli animali ma totalmente assenti nelle piante.

Anche Bartod rimase affascinato da quanto vedeva sul monitor.

Ma che cosa era mai quella specie di “coso” che assomigliava ad una specie di V doppio?

“Calma - raccomandava il chimico - dobbiamo accertarci che veramente appartenga al bonsai e non si tratti di un qualche microbo o impurità presente nello strumento”.

Figuriamoci, il sergente “pretendeva” che quella fosse la risposta a tutti i suoi dubbi. “Voleva” che quello stramaledetto “V double” fosse la causa dell’aumento del bonsai.

Ci volle del bello e del buono per convincerlo a sottoporre la scoperta a nuove e più approfondite verifiche.

Calato il doppio V in un brodo di coltura, venne richiuso in una camera sterile e pazientemente i due si misero ad aspettare.

Le ore passavano troppo lentamente e neppure le ipotesi più fantascientifiche formulate nel corso dell’attesa dai due amici servirono molto per ingannare l’attesa.

Passavano le ore e cresceva la smania di verificare, vedere, approfondire il problema.

Finalmente alle prime luci dell’alba la camera sterile venne aperta e il risultato venne risistemato sotto l’occhio elettronico dello strumento.

Era vero! Il corpo misterioso non solo era ancora vivo e vegeto ma anzi sdoppiandosi oltre a moltiplicarsi aveva colorato di blu l’intero liquido che lo custodiva per cui a disposizione dei due impazienti ricercatori vi era una ampolla colma sino all’orlo di un liquido color blu, tipo blu di Prussia. E ciò che più contava innumerevoli “doppi V” si agitavano nel liquido perfettamente a loro agio.

Due lattine di birra ed un abbraccio frenetico tra i due suggellarono la scoperta.

“Il nome, dobbiamo dargli un nome!” quasi urlava Bartod.

“Lo chiameremo BC - gli faceva eco il chimico - B come Bartod e C come Chilow, come me!”.

“Mi sembra riduttivo una scoperta ditale portata merita ben altro” ribatteva il sergente.

Alla fine venne trovato un accordo.

Era o non era vero che il misterioso componente somigliava ad una doppia V? Era o non era vero che per qualche ancora sconosciuto motivo provocava irrazionali aumenti di attività così come era dimostrato dalla abnorme crescita del bonsai? Era o no vero che questa era una sorta di extra-lavoro a cui la pianta era stata sottoposta? Ed allora perché non chiamarlo WORK, vale a dire LAVORO?

Dopo aver bevuto due altre lattine di birra WORK divenne il nome distintivo del misterioso agente.

La settimana seguente in un aula gremita di addetti alla base, rappresentanti della locale comunità scientifica e curiosi le foto di WORK vennero presentate in pubblico. Il Comandante della base consegnò ufficialmente gli originali al Rettore dell’Università che a sua volta li, trasferì agli esponenti del Ministero della Cultura e Ricerca Scientifica e mentre sullo sfondo la bandiera a stelle e strisce saliva in alto, il Sergente Bartod riceveva con un luccichio negli occhi le barrette di sottotenente. Per il chimico invece una citazione nell’albo dell’Università ed insieme assai gradita una promozione “sul campo”.

Tutti felici insomma. Anche il cronista del Caro! New che poteva titolare a caratteri cubitali la notizia: SVELATO IL SEGRETO DELLA BASE. Sotto la foto che campeggiava a centro pagina la didascalia recitava:

WORK: il Candidato alla Stella al merito del Lavoro.

Nel frattempo lui, WORK, sempre rinchiuso nella sua ampolla viaggiava veloce a bordo di un Phantom verso il Pentagono per mettersi a disposizione di militari e non che con tutta tranquillità ne avrebbero sviscerato possibilità, pregi e difetti.

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