Capitolo XIV

Nel suo complesso l’ufficio non si discostava molto dai restanti situati all ‘ottavo piano: una scrivania mod. DIR (esplicitamente citato nel manuale “Arredi e strumenti”) che spetta ai Dipendenti di grado non inferiore al secondo livello carriera Direttiva, una lampada Ministeriale, una poltrona girevole, quattro sedie di cui due pivottanti, un armadio con ante e scomparti di dimensione idonea alla custodia dei contenitori per pratiche Mod. Doc Plus, un computer con drive da 3,5 e stampante a 9 aghi, monitor monocromatico con regolamentare schermo antiriflesso così come previsto dalla normativa vigente, telefono (abilitato alle interurbane, ma non alle internazionali), cestino per i rifiuti e regolare dotazione di cancelleria.

“Tutto nella norma” pensò Albatrelli - alias numero duecentouno mentre si accingeva ad adempiere al primo dei doveri di un agente segreto che si rispetti: il controllo per scoprire eventuali microfoni, “pulci” (spie telefoniche) ed attrezzature di registrazione varie.

All’interno della lampada, nulla. Eguale riscontro lo ebbe dopo aver rapidamente passato le dita sui bordi interni dell’armadio. Regolarmente avvitati i piedi delle sedie e della poltrona. Perfetto e quindi insospettabile anche l’insieme della scrivania.

Dalla sua ventiquattrore che teneva sempre con sé e nella quale era contenuta l’attrezzatura completa per missioni come quella presente, Albatrelli estrasse il Super-scanner AM-FM (con la possibilità di spettro da 1,8 kHz a 2Ghz modello “guerra dell’etere”) e azionata la scansione, alzò la cornetta telefonica. Nulla. Anche l’apparecchio telefonico era pulito.

E che tutto fosse “tremendamente pulito” era un ‘altra delle anomalie che colpirono la sua attenzione. Non un granello di polvere, nemmeno un fermaglio, assenza assoluta di ragnatele. Una pulizia nel vero senso della parola degna di una sala operatoria caratterizzava l’intero ufficio.

“Singolare”. “Troppo perfetto”. Ripetè a se stesso l’agente del SIGENAZ. “Come è mai possibile che un’impresa di pulizia per quanto solerte e puntigliosa sia tratti gli Uffici in questo modo? Quando mai la pulizia andava oltre lo svuotare dei portacenere e ad un rapido spolverare delle superficivisibili?”. Si trovava di fronte ad un altro mistero tutto da chiarire. Senza por tempo in mezzo il Nostro si attrezzò. Innanzi tutto occorreva sistemare i “collegamenti”.

C’era voluta un’intera sessione di lezioni per impadronirsi delle procedure da osservare e per conoscere la tipologia e le apparecchiature indispensabili per fare di un agente in missione un “punto di contatto costantemente attivo”. Nell’ordine: stazione RXTX satellitare con annessa segreteria-fax incorporata, stazione multifrequenza VHF-UHF del tipo micro-palmare con cripto digitale, avvisatore vibrofonico modello “orologio subacqueo da polso”, penna emetto-ricevente modello “pulsar”, microricevitore direzionale, “oliva intercettiva”, rilevatore ad ultrasuoni, segnalatore cardioidale di esplosivi, senza dimenticare le relative espansioni autoregistranti ed interconnetivamente collegabili ad ogni rete fonica o per ricetrasmissione dei dati con discriminatore-analizzatore tecno-tipologico in grado di registrare solo le comunicazioni che contenessero un qualche interesse per il tipo di indagine in corso.

Un rapido inventano, l’avvio funzionale e Albatrelli divenne “attivo”.

Immediatamente presso la stazione centrale del SIGENAZ grazie ad un polling scandito ogni 13 secondi, la sua posizione risultò OK in modo da poter essere costantemente seguita.

“Dunque -pensò Albatrelli- per prima cosa stendiamo la solita rete di ascolto”.

Presa l’apparecchiatura necessaria in capo a soli dieci minuti, utilizzando il doppino dell’apparato telefonico e la presa seriale del computer, caricò il software “SECR 14” (altra diavoleria del SIGENAZ) sia nel mainframe dell ‘Ente che nella centrale telefonica dell’ENRCA. Piazzati i relativi micro registratori ed introdotta la discriminante, che per l’occasione il numero duecentouno individuò in un file contenente precisi riferimenti a tutto ciò che si configurasse con “giapponese”, l’agente tese la sua trappola.

Da quel momento ogni conversazione telefonica o una qualsiasi trasmissione dei dati in cui un argomento, una parola, un accenno potesse essere riconosciuto “afferente al mondo giapponese” sarebbe stata irrimediabilmente registrata.

Secondo passaggio “conoscere i luoghi”.

La prima cosa che saltò agli occhi del Nostro fu la constatazione che tutti i piani dell’Ente da punto di vista strutturale erano identici. “Bene!”. Conosciuta la dislocazione delle stanze di un piano era come conoscere quelle dell’intero edificio.

Terzo intervento: i sopralluoghi.

E a questo punto le cose si complicarono un poco. Infatti secondo i dati in suo possesso (il famoso rapporto), in tutte le articolazioni dell’ENRCA e quindi in ogni stanza o piano era presente la stessa, parossistica dedizione al lavoro.

Da escludersi perciò un indagine minuziosa. Troppo lunga. Tanto più che il tempo a sua disposizione era limitato,

Con l’irresponsabile presunzione dei neofiti Albatrelli prese la decisione.

Non avrebbe condotta alcuna indagine a tappeto. “Affrontiamo il toro per le corna! La prima visita deve essere nel punto in cui il fenomeno si è evidenziato. L’Ufficio terzo della sezione seconda!”.

Se Albatrelli avesse avuto un’esperienza maggiore delle abitudini e dei ritmi della Pubblica Amministrazione probabilmente non avrebbe commesso tutta una serie di errori,

Intanto è risaputo che uno dei cardini su cui si basa il reciproco contatto è la conoscenza comune di una terza persona, meglio se amico di un parente, ottimale se è un cugino. In secondo luogo è impensabile aggirarsi per i corridoi senza tenere in mano un foglio (poco importa se bianco), una pratica, un raccoglitore. In terzo luogo lo sguardo deve essere assorto, l’atteggiamento compreso, il capo delicatamente piegato in avanti, il passo moderatamente lesto. In ultimo i polsini della camicia (se in estate) distrattamente arrotolati, la cravatta leggermente allentata, la giacca (nelle altre stagioni) rigorosamente mai completamente abbottonata.

Rispettando tali regole è come avere un passaporto per ogni lido. Non vi è Ufficio, Sezione, Divisione che sospetti di un “collega” che corrisponda alle predette caratteristiche anche in una situazione anomala come quella presente all’ENRCA che rimaneva pur sempre radicato nella struttura consolidata dell’Amministrazione,

Presentandosi con un’aria vagamente interrogativa e priva della necessaria “sopportata” aria di abitudinaria frequenza e ancor più grave senza pratiche in mano, l’accoglienza non poteva essere diversa.

“Desidera?” lo apostrofò quasi gelidamente il signor Allegria che smise per un solo istante di collazionare dati su dati. “Desidera?. Ripetè con evidente fastidio nei confronti di chi, estraneo, si permetteva di interrompere il suo lavoro.

“Vede - quasi sussurrò Albatrelli - sono un nuovo collega e vorrei alcune informazioni”.

Non ebbe modo di proseguire che la risposta rapida ed incisiva lo fermò. “Bene, piacere. Ed ora dica presto, chiaramente e senza perdere tempo in che modo questo ufficio può evadere una sua richiesta. Anzi! Proprio per non rallentare il nostro lavoro, usi la modulistica necessaria e brevemente formuli la sua richiesta.”.

Allegria ripiombò nel suo lavoro ed all’uomo del SIGENAZ non rimase che guardarsi in giro. Incredibile, nessuno dei presenti aveva prestato la minima attenzione al colloquio e tutti chini sulla scrivania o davanti ai monitors, avevano a cuore solo il proprio lavoro.

Un rapido dietro front e Albatrelli si ritrovò nel corridoio con in mano il classico pugno di mosche.

Non rimaneva che tentare su altri fronti.

Evitò di riprendere l’ascensore per raggiungere il proprio ufficio e si mise a girovagare per i corridoi. Poche le persone che procedevano a passo normale. Parevano tutti podisti in allenamento. Poco importava se attardati dal peso di incartamenti o gravati da profondi pensieri. Accennavano appena qualche raro cenno di saluto verso gli altri colleghi e via verso la rispettiva destinazioni.

Nemmeno un capannello di persone, ma che dico, neppure una coppia era ferma a parlare.

Al settimo piano finalmente gli apparve una scena diversa. Due persone, un uomo con le mani pigramente ficcate in tasca ed una donna sostavano davanti ad una bacheca contenente avvisi vari e senza alcuna fretta li scorrevano da cima a fondo. Anzi la lettura si interrompeva spesso e i due si intrattenevano in un pacato colloquio. A quella distanza non gli era possibile seguire la conversazione per cui affrettò il passo. Inutile, da una porta poco distante un addetto balzò fuori e quasi strattonò i due spingendoli verso l’Ufficio “E’ un po’ che aspettiamo, ci ha avvertito la portineria, se avete delle richieste da avanzare all’ENRCA, fatelo! Il nostro ufficio non può certo stare ad aspettare chi per motivi suoi vuol conferire con l’Amministrazione e poi si ferma nel corridoio mentre gli impiegati aspettano!”.

Un altro fallimento! Albatrelli aveva sperato che almeno due dipendenti su tanti si comportassero in modo razionale. Invece erano solo due estranei che si rivolgevano all’Ente per una qualche loro necessità.

Ma il colpo di grazia gli venne assestato all’ottavo piano, quello del suo Ufficio, quando passò davanti al bar.

“Ecco questa è la sede ideale per parlare con qualcuno” bisbigliò tra i denti. Un passo all’interno e la delusione si fece cocente.

Al di fuori del lucido bancone, dei vari tavolini e di un addetto tutto era desolatamente vuoto: innaturalmente vuoto! Anzi il barista non era intento ad una qualsiasi occupazione tipica del proprio ruolo ma dopo aver spostato spostato la merce posta sull’estremità del banco era freneticamente intento a numerare una miriade di fogli.

Il rapporto che la sera stessa, debitamente criptografato, venne trasmesso al SIGENZ non lasciava dubbi.

AT SERVIZIO INDPREL (INDAGINI PRELIMINARI) DA AG. 201

NULLA! PERSONALE TUTTO PRESENTE

AT ECCEZIONE VENTIDUE CASI STOP

ATTIVITA’ LAVORATIVA ASSURDAMENTE INTENSA STOP

INDAGINE TELEDATOFONICA NEGATIVA STOP

NESSUNA TRACCIA GIAP STOP

ATTENDO ISTRUZIONI FINE

 

 

 

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