Capitolo XIII

Al sergente Bartod la questione non era proprio andata giù. Che un  fatto così eccezionale, come quello rappresentato dalla crescita del bonsai,  fosse stato semplicemente ignorato solo perché qualcuno, lassù negli alti piani della terza  Commissione Senatoriale, aveva così deciso, era una questione che gridava vendetta. Senza valutare, oltretutto, che ciò poteva consentirgli di raggiungere la  notorietà  da troppo tempo attesa.

E più passavano i giorni, più la sua irritazione cresceva.

Avevano un bel dire i capoccioni, loro non avevano visto nè‚ toccato con mano cotanto stupefacente avvenimento.

Sempre in preda alla sua ossessione Bartod era smagrito. Occhi infossati,  pareva in preda ad un parossismo di attività che, quanto meno, era del tutto inusuale nella base di Carol Space.

Non appena finito il turno di lavoro si rinchiudeva nel suo alloggio e continuava per ore ed ore a sfogliare manuali, enciclopedie, trattati di botanica nella vana ricerca di dare risposta al suo tormento: perchè il bonsai era così cresciuto? Perchè solo il bonsai tra le innumerevoli piante che costituivano il carico della Sayuz 3?

E nel frattempo si isolava sempre più dalla vita della comunità che viveva alla base. Non lo si vedeva quasi mai. Neppure Jessica, l'amica del cuore, aveva maggior fortuna.

Molti consideravano il suo atteggiamento la diretta conseguenza di una qualche forma di esaurimento nervoso e quindi, essendo la cosa quasi di moda, non se ne curavano. Risultato: il sergente Bartod era lasciato a se stesso.

Ma la cosa non lo interessava più di tanto: aveva il pallino del bonsai e ciò gli bastava. Così, quasi per una naturale selezione verso il resto del mondo, i suoi contatti avvenivano solo con quanti  mostravano interesse allo stesso problema. Tra questi vi era un giovane chimico in forza presso la locale università. Passavano intere serate ad approfondire le varie angolazioni del fenomeno. Per parte sua Bartod insisteva sugli aspetti visivi del fatto: la crescita, il colore, la turbolenza che pareva aver colpito il bonsai quando  nella sua cella era piombato il seme di eucaliptus. Dall'altro lato il chimico  riempiva fogli su fogli di formule nel vano tentativo di trovare una risposta.

Malgrado ciò il mistero restava impenetrabile.

Fu durante una di queste sedute che al giovane venne un'idea. "Perchè non sottoponiamo il bonsai ad un nuovo esame, magari esaminandone la struttura grazie al microscopio elettronico dell'Università?".

Facile a dirsi, assai più difficile a farsi.

L'etichetta di TOP SECRET, affissa sulla porta della stanza in cui era la cassa contenente l'oggetto di tanta attenzione, non era facilmente superabile. Nessuno, senza uno speciale permesso rilasciato dal Comandante della base, poteva accedervi.

Ancora una volta lo sconforto assalì Bartod ma altrettanto durò poco. La stessa inquietudine e agitazione che costituiva ormai la norma del suo comportamento gli fornì la risposta.

La moglie del Comandante e i mezzi di comunicazione, questa era la via da seguire.

Il piano di battaglia fu presto steso. La sera stessa una voce misteriosa chiamò al telefono la moglie del Comandante "Signora, sono un amico, anzi l'amico del suo bonsai. Non le rimorde la coscienza di averlo abbandonato? Pensi tutto solo, chiuso in una cassa .. ". Clich. E la comunicazione si interruppe.

Poco mancò che la base temesse un attacco aereo. Tale risultò la potenza dell'urlo, anzi dello strillo lanciato dalla gentile consorte del Comandante.

Risvegliato dal torpore televisivo, il Colonnello corse al fianco della moglie e la sua attenzione venne ripagata da una serie irripetibile di insulti "Assassino!, uomo senza scrupoli, vuoi la mia fine!" Erano queste solo alcune delle "gentili" espressioni accompagnate da esplicite vie di fatto che costrinsero il Colonnello ad una immediata ritirata.

Fu però il giorno successivo che le cose presero una svolta decisamente più propizia per gli sforzi del sergente Bartod.

La signora Williams, dopo aver riunito le sue più care amiche, diede vita al "Comitato per la salvezza del bonsai".

Solo chi ha avuto a che fare con Comitati spontanei del tipo di quello costituito dalla moglie del Colonnello può immaginare la vera forza distruttrice di ogni serena pausa che, al termine di una giornata di lavoro, un militare può concedersi.

Il vitto è il primo obiettivo: rigorosamente bandito ogni piatto caldo e quindi cucinato. L'alternativa concessa è lo scatolame.

La televisione è l'altro fronte delle ostilità. Appena iniziato il programma preferito, i sospiri, lo strascicare delle sedie, le esclamazioni semi-mozzate, l'attivarsi degli elettrodomestici sono i soli rumori chiaramente percettibili.

L'atteggiamento, poi, è il colpo del maestro. Rigorosamente pensierose, con gli angoli della bocca rivolti all'ingiù, stringendo nervosamente un fazzoletto, perennemente assenti nello sguardo, le aderenti al movimento non pronunciano alcuna frase coerente o, in alternativa, sfoggiano una incipiente sordità che fa cadere nel vuoto qualsiasi domanda loro rivolta, mentre il mutismo è la "lingua", si fa per dire, adottata per l'occasione.

Vittime, rigorosamente prescelte, i più vicini collaboratori del Colonnello che, dopo innumerevoli tentativi, riescono a conoscere la causa di tanta disperazione.

Se non è il successo, a volte limitato dall'immediato avvio delle pratiche di separazione legale, poco ci manca. In capo ad alcuni giorni il destinatario della protesta si trova accerchiato, per l'intera giornata, da richieste del tipo "Non ti sembra che questo fottutissimo bonsai potresti renderlo a tua moglie?".

Se poi, forte della disciplina acquisita a West Point, il "misero" resiste, il ricorso alla grande forza di "persuasione" rappresentata dalla stampa, è la stoccata  finale.

Il Comitato fa discretamente sapere al solito cronista locale di turno che alla base "c'è preoccupazione". Sempre discretamente la notizia è corredata da alcuni particolari. Il Comandante "è irascibile". Gli alti gradi "spesso non dormono a casa".

Che cosa succede alla base? E' questo il titolo a tutta pagina che il locale "Carol New" pubblicò di lì a poco. Nell'articolo poi la storia del bonsai assunse i contorni del più classico dei fanta-giallo-horror.

"Alla base pare si siano registrati avvenimenti a dir poco sconvolgenti: uno dei magazzini custodisce un segreto che turba il sonno dei responsabili. Da fonti solitamente bene informate si apprende che una pianta, che faceva parte del carico di una spedizione spaziale, ha mostrato chiari segni di mutazione che non possono far escludere la presenza di un 'essere' venuto dallo spazio. Le stesse fonti hanno lasciato intendere che sino ad oggi non ci sono stati, ancora, pericoli per gli umani." Questa la sostanza dell'articolo che rispolverava anche la storia, già apparsa sulla stampa, relativa "alla sfida del bonsai che batteva, in altezza, le canne da zucchero". L'interrogativo con cui l'articolista concludeva era: "Si tratta forse di una pianta carnivora?"

L'immancabile conferenza stampa organizzata nella base chiarì viceversa che "tutto era sotto controllo", che "non vi erano pericoli", "tutto si trova nella norma" e, punto nodale per l'azione di Bartod e C., "il vegetale oggetto di tanta, infondata curiosità "era stato" restituito alla legittima proprietaria a comprova della sua assoluta inoffensività".

Una vittoria su tutti i fronti: per la signora Williams che riportò trionfante a casa la "sua piantina" (per la verità era ormai diventata un vero e proprio albero), per il Colonnello che sia pure a fronte di notevoli sforzi era riuscito ad ottenere la cancellazione del TOP SECRET e, soprattutto, per Bartod che alcune sere dopo, grazie al party organizzato dalla trionfante "colonnella", riuscì a strappare un ramoscello della pianta e portarlo al suo amico chimico.   

 

ritorna alla pagina dei capitoli WORK!

ritorna alla pagina principale