Capitolo XII

 

Che Luca Albatrelli (alias numero 201) non fosse uno sciocco lo si era già capito durante lo svolgimento delle prove poste a supporto dell'accertamento della idoneità ad entrare nel SIGENAZ.

Aveva meticolosamente dribblato le domande più insidiose ed aveva con accuratezza enfatizzato il ruolo della gerarchia, della completa dedizione al dovere, esaltato la riservatezza, ecc. In altri termini aveva cercato, ed i risultati gli avevano dato ragione, di rientrare nella più assoluta normalità. Così il giudizio finale "trattasi di elemento fidato, rispettoso e di buon comando" gli aveva assicurato l'assunzione presso il Servizio.

Oggi dunque raccoglieva i primi frutti della sua scaltrezza: la prima missione fuori sede.

Puntuale come un orologio svizzero, alle otto del mattino si presentò presso la sede dell'ENRCA. Era stata una decisione non presa a cuor leggero quella di presentarsi alle otto. L'esperienza maturata nei primi contatti con le varie articolazioni della Pubblica Amministrazione lo avevano reso cosciente di un fatto: avere un appuntamento alle 11 voleva dire "verso le 11", e cioè un arco piuttosto ampio che andava dalle 11,30 alle 13; oppure quando si diceva "in mattinata" stava a significare che non bisognava oltrepassare le 14.

Questa volta però i brevi dati contenuti nel rapporto  fornitogli in fotocopia lo avevano convinto che trattavasi di una situazione veramente eccezionale.

Intanto si parlava di "assoluto, incomprensibile, attaccamento al lavoro" ed, altresì, della "drastica caduta delle percentuale di assenze per malattia" anche in occasione dell'apertura della caccia o delle settimane bianche.

Due segnali da non sottovalutare, soprattutto in ragione della dizione "sollecita evasione delle pratiche", che nello stesso rapporto ricorreva per ben tre volte.

Non era certo una situazione normale.

I suoi sospetti trovarono conferma non appena varcò il portone dell'Ente.

Non solo questo era regolarmente aperto ma, in contrasto con le normali consuetudini, tutti, veramente tutti gli addetti al ricevimento erano ai loro posti di lavoro, nessun giornale tra le mani, non intenti a scambiarsi le impressioni del programma televisivo della serata precedente oppure impegnati ad  individuare collegialmente quale "ponte" fosse più produttivo per lo sfruttamento del monte ferie.

Non aveva ancora compiuto cinque passi nell'atrio che, quasi catapultandosi dalla sedia, un addetto gli si fece incontro e con un sorriso a 32 denti, cortesemente, si informò della ragione della sua visita.

"Attento" una imperiosa voce interna allertò i sensi del nostro agente. Era lo stesso presentimento che lo colpiva quando durante le esercitazioni compiute al corso (simulate, ovviamente) doveva attraversare una palude piena di coccodrilli e attaccato da zanzare giganti.

Troppa gentilezza, eccessiva sospetta sollecitudine.

Quando mai un comune mortale entrando in un qualsiasi Ente Pubblico riceveva una simile accoglienza?

Non succedeva normalmente, invece, che un visitatore qualsiasi dovesse disperatamente attirare l'attenzione di un addetto il quale, per parte sua, dimostrava con quale abilità riusciva ad evitare lo sguardo dell'interlocutore?

Ripensò all'Articolo 326 del Regolamento Interno dei Corpi Speciali per la Sicurezza dello Stato, contro i Pericoli Reali od apparenti e per la  Protezione Territoriale della Nazione Italia, (RICSSSCPRPTNI), che alla pagina 584 così recitava: "fingere indifferenza".

Albatrelli si adeguò con prontezza.

"Dovrei vedere il Capo del personale. Sa, sono un nuovo collega."

Il comportamento dell'addetto mutò repentinamente. Da servizievole, divenne l'immagine stessa della felicità.

Da troppi giorni ormai le richieste di personale, di strutture, di mezzi angustiavano i dipendenti dell'Ente. Le sollecitazioni avanzate verso la Direzione Centrale, Il Ministero della Funzione Pubblica, della Ricerca Scientifica, dell'Economato Centrale dello Stato rimanevano lettera morta. Invece oggi si materializzava l'inizio della soluzione dei problemi: nuovo personale e chissà anche nuove linee telefoniche, nuovi elaboratori, nuovi uffici.

"Il Capo del Personale è al sedicesimo piano. Anzi, aspetti, l'accompagno io."

Sempre più sbigottito il numero 201 lo seguì mentre la sua guida non tralasciava di spiegare, senza fermarsi, ai vari interlocutori via via incontrati, che finalmente il nuovo personale era in arrivo. Il ritmo del lavoro avrebbe potuto essere incrementato, le nuove catalogazioni approntate e via di questo passo.

"Decisamente inconcepibile" rimuginava l'Uomo del Servizio prendendo mentalmente nota di quanto stava succedendo, affannandosi  nel contempo a cercare qualche indizio che confortasse la tesi del suo Capo circa la responsabilità dei giapponesi.

Macchè, nessuno portava il kimono, nessuno aveva la testa cinta dal nastro tanto caro ai Kamikaze, nessuna stampa appesa ai muri, nemmeno una Arundinaria amabilis o Bambusa vulgaris  (bambù) o un fior di loto si nascondevano tra le numerose piante presenti.

Niente, tutto rigorosamente scritto in caratteri latini mentre neppure un ideogramma compariva sulle targhe o sui tasti dell'ascensore.

L'incontro con il Capo del Personale non sfuggì all'atmosfera dominante.

Una rapida stretta di mano, la presa di conoscenza del foglio che, a firma del Ministro, comandava il dottor Luca Albatrelli, Capo Sezione di prima classe, al distacco dal Ministero degli Esteri all'ENRCA, alle dirette dipendenze del Direttore Generale dell'Ente con sede di lavoro presso la Sede della Direzione Periferica dell'Ente per la Rivalorizzazione delle Comunità antropomorfe dell'emisfero Australe ed il Capo del Personale entrò subito nel vivo della questione.

"Lei, noto dal foglio di comando, non sarà alle nostre dipendenze in senso stretto, rimanendo la dipendenza gerarchica ascritta al Direttore Generale, ma questo non toglie l'augurio che la sua venuta tra noi rappresenti l'inizio del potenziamento richiesto. Anzi per favorire questo auspicio La pregherei di valutare, una volta acquisita una più specifica conoscenza delle nostre grandi difficoltà, in quale settore vorrà essere inserito."

"Perfetto! Ancora una volta il Servizio aveva previsto tutto - pensò Albatrelli - questo mi dà la possibilità di ficcare il naso dappertutto per cui qualcosa alla fine verrà fuori."

"Nel frattempo - proseguì  il Capo del Personale - ritengo che sia opportuno che Lei occupi l'Ufficio Collegamenti Esterni che si trova all'ottavo piano. Auguri! E, mi raccomando, ci aiuti anche presso la Direzione Generale. Siamo ancora troppo pochi, il lavoro incombe e di notte molti di noi non riescono neppure a dormire al pensiero di quanto si dovrebbe e purtroppo non si riesce a fare."

Ancora rapidi convenevoli e Albatrelli prese possesso del nuovo Ufficio.

 

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