CAPITOLO X

Che si trattasse di una riunione diversa dalle solite apparve subito evidente.

Spariti i giornali dalle mani dei partecipanti, rifiutata la ricerca del posto più idoneo per potersi "defilare" e, successivamente, allontanare, i presenti avevano formato una specie di semicerchio al centro del quale erano seduti i Direttori delle varie divisioni ed i Dirigenti dei diversi Uffici dell’ERCA.

Leggermente più discosto l’inviato del Direttore Generale dell’Ente e sulla sinistra, i rappresentanti della RASI che assolvevano anche al compito di fiduciari delle segreterie Confederali Sindacali.

Nessun brusio, nessuna allegra pacca sulle spalle quando il  Direttore della I Divisione della Direzione Periferica prese, senza tentennamenti, la parola.

"Non vedo altro motivo di questa riunione se non quello di sbrigare con urgenza - e calcò sulla parola - la questione della carenza di strutture operative in cui versiamo e l’individuazione di una decisa azione volta a sollecitare, anzi, pretendere che da parte della altre articolazioni della P.A. non vengano frapposte nuove, irrazionali manovre volte a contrastare l’ordinato operare della nostra Sede".

"In troppe occasioni - proseguì -abbiamo registrato come sia la rete informativa che quella tecnico-burocratica esterna hanno causato irreparabili danni in ordine alla scorrevolezza delle procedure ed al positivo evolversi del flusso operativo generale."

Cenni di consenso ed espliciti apprezzamenti seguirono l’introduzione.

"Voglio allora approfittare di questa occasione per annunciare una precisa scelta, di cui ho già avuto modo di parlare con i miei diretti collaboratori ricevendone la convinta adesione, che è, in breve, questa: la I Divisione sino a ché non saranno rimossi gli ostacoli a cui facevo riferimento ed in attesa degli indispensabili potenziamenti strutturali (adeguati software, nuovi elaboratori, potenziamento delle linee di telecomunicazione), provvederà a proprie spese, grazie a versamenti personali degli addetti incrementati dall’una tantum sulla produttività che il Ministero della Funzione Pubblica ha promesso verrà corrisposta a tutto il personale dello Stato alla fine del mese, ad acquistare quanto occorre e, contestualmente, ad aumentare l’orario di lavoro di due ore giornaliere senza, ovviamente, riceverne alcun compenso aggiuntivo."

Poco mancò che dalla gran parte dei presenti l’oratore ricevesse un caloroso applauso.

Lo sguardo attonito dell’inviato del Direttore Generale, giunto in missione nella mattinata ma che si era presentato nella sede della riunione solo pochi attimi prima dell’inizio, cercò disperatamente un aiuto. Fortunatamente i componenti della RASI non erano meno stravolti.

Passi per quanto avevano appreso nella trascorsa riunione in cui si era presa coscienza dell’anomalo comportamento del II Ufficio della III Sezione e su cui avrebbero dovuto indagare, ma quanto succedeva, ora, in quella stanza sembrava il frutto dell’attenta regia di un Maestro del trilling e dell’orrore.

Forse era loro sfuggito qualche particolare e, quello che più contava, non avendo avuto modo di vivere il cambiamento avvenuto successivamente a causa dei preparativi per il Congresso Nazionale, non riuscivano a capacitarsi come una forma così estesa di follia avesse potuto contagiare tante persone.

Ma dove erano finiti i bei tempi della formulazione del documento conclusivo?

Le parole magiche come livelli, adeguamenti, funzioni, integrazione, mansioni, perequazione, nastro lavorativo, piante organiche ecc., quella sera non erano neppure stati menzionati una volta!

E, neppure, era stato posto sul tappeto il problema del riscatto dell’indennità complementare, aggiuntiva e surrettizia ai fini pensionistici e del TFR (trattamento fine rapporto).

Negli sguardi che si incrociavano preoccupazione e sbalordimento formavano una miscela di incredula costernazione.

Nel frattempo gli altri stavano frettolosamente concludendo.

"Allora siamo d’accordo. Da domani ogni responsabile di Ufficio, Sezione o Divisione farà pervenire al Direttore della I Divisione concrete proposte e suggerimenti. Il tutto, però con lo intento di agevolare il disbrigo delle pratiche e rendere più produttiva qualsiasi procedura e rimuovere ogni ostacolo che potesse frapporsi a questo fine."

In fretta, così come si era svolta la riunione,  i dipendenti della Direzione periferica lasciarono la sala.

Per alcuni attimi piombò il silenzio.

Poi, sia pure distanziati dalle sedie rimaste vuote, il rappresentante del Direttore Generale ed i componenti della RASI, esclusa l’Angelica che faceva parte della commissione d'indagine, si misero contemporaneamente a parlare.

Dire che si trattava di discorsi coerenti era quanto meno azzardato.

Era piuttosto  un insieme di esclamazioni, un vociare semi strozzato che tradiva il nervosismo troppo a lungo represso.

"E ora cosa dico al Direttore?" pareva gemere il poveraccio che mai come in quell’istante si rammaricava di non aver compiutamente considerato l’occasione che gli si era presentata di "marcare visita" per quel foruncolo che gli era spuntato dietro l’orecchio destro.

Più preoccupati però erano quelli della RASI.

Quanto meno una contestazione di scarsa attenzione alle problematiche sindacali era nell’aria, specie in prossimità di un congresso.

"E’ inaudito!" sbottava quasi urlando il rappresentante dell’ala dura. "La vostra azione tipica del più marcato pan-consociativismo ha impedito che all’insorgere del caso si realizzasse la doverosa promozione e conseguente allontanamento del primo soggetto reo di cotanto pandemonio."

"Sì, parlo di quel ragioniere del II Ufficio che sappiamo bene è nelle grazie di suo cugino: il segretario generale!".

"Maoista! Frutto del disfacimento morale di generazioni avventuristiche e dittatoriali." Replicava quest’ultimo con il volto congestionato.

L’intellettuale del gruppo cercava disperatamente almeno un codicillo, una clausola, un inciso che servisse ad evitare la sciagura. Inutilmente: il "Rapporto" non prevedeva in alcuna sua parte l’ipotesi del super-lavoro o di una attività autonomamente resa senza compenso.

Forse più per la stanchezza che per intima convinzione, finalmente la calma si impose.

Prese la parola l’Angelica.

Contrariamente agli altri aveva vissuto in prima persona il mutamento ora oggetto di tanta attenzione e ne aveva subito l’influenza.

"Ma vi rendete conto che è indispensabile proseguire nel lavoro? Che la massima soddisfazione è il vedere conclusa una ricerca? Evasa una pratica?"

Altro momento di sgomento. Possibile che fosse proprio lei a pronunciare quelle parole?  Lei che sino a poco tempo prima vedeva il passaggio alla Segreteria centrale ed il conseguente distacco sindacale, come un obiettivo assolutamente irrinunciabile?

Per nulla scossa Angelica proseguì "Voi forse non comprendete e non mi rendo conto come possiate non farlo, come sia gratificante vedere concretizzarsi sotto le vostre mani il frutto della vostra iniziativa?". Poi, senza altro aggiungere, si alzò ed infilò la porta.

Una disfatta. Ecco cosa rappresentava tutto questo.

Almeno su di un punto i presenti erano concordi: occorreva che il fenomeno venisse prontamente circoscritto. Che il "male" non inquinasse ulteriormente il mondo del lavoro.

Il  segretario generale si alzò, raggiunse il telefono e pigiando nervosamente sui tasti, attese la comunicazione.

"Pronto! Sono Angioletti, il segretario della RASI dell'ERCA, passami Antonio."

"Ciao caro", la voce rilassata e profonda del segretario confederale non contribuì certo a calmare Angioletti.

"Sono in sede, ho appena finito quella riunione. Qui è  un casino! La situazione è gravissima, anzi esplosiva.". Poi di getto, senza attender risposta, prosegui :"Devi riunire subito la segreteria. No! Non sono impazzito. Ne va della vita del sindacato e, forse, della democrazia. Vengo subito. Aspettami".

Riattaccata la cornetta, afferrò la borsa e si precipitò verso l'uscita.

Gli altri, rimasti in silenzio, lo seguirono a testa china.

 

 

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